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Idee

Whistleblowing: chi sbaglia non paga

 

"Whistleblowing", dicono nel mondo anglosassone. La commissione affari costituzionali del Senato ha dato via libera al disegno di legge presentato dai 5 Stelle per dare più tutele a chi denuncia casi di presunta corruzione nel settore pubblico. Adesso il disegno di legge, passato alla Camera lo scorso anno con il voto del Pd, è atteso all’esame di Palazzo Madama. Nell’idea di grillini e piddini si vuole tutelare quei dipendenti pubblici, degli enti sottoposti a controllo pubblico, ma anche di collaboratori e consulenti, che segnalano illeciti o irregolarità di cui sono venuti a conoscenza nel corso del loro lavoro, ma già all’epoca della sua approvazione alla Camera il provvedimento aveva sollevato non poche critiche e polemiche.

Si tratta di una questione complessa e spinosa, a cominciare dal fatto che le “segnalazioni” avvengono basandosi quasi esclusivamente sull’anonimato (l’identità di chi denuncia non viene rivelata, perlomeno senza il suo consenso o se essa è indispensabile per la difesa di chi viene indagato), per cui il rischio concreto che si intravede dietro il “whistleblowing” è che queste denunce possano nascondere forme di vendetta o di ritorsione personale, denunce fatte magari per per servilismo o per ottenere un proprio tornaconto personale, in quella ‘guerra tra bande’ che purtroppo contraddistingue non di rado il mondo della nostra amministrazione o come abbiamo visto negli ultimi tempi anche quello pentastellato.

Ma quello che lascia davvero perplessi in provvedimenti del genere sono le conseguenze di queste segnalazioni nel momento in cui venisse appurato che le accuse fatte dal "segnalante" non si rivelano veritiere. Se si scopre che quello che hai denunciato non è vero, e si accerta che dietro la denuncia non c’è dolo, ebbene, il “whistlebower” non verrà sanzionato in alcun modo, non potrà essere trasferito o licenziato, anzi, l’Anac, l’anticorruzione può punire eventuali “misure discriminatorie”, come le si definisce nel disegno di legge, con pesanti sanzioni economiche. Insomma, la domanda è se pratiche del genere possano davvero favorire la lotta alla corruzione nel settore pubblico o a migliore l’immagine di onestà e correttezza delle amministrazioni, o se si tratti invece di misure che tendono ad alimentare una cultura del sospetto.

Quello che servirebbe invece è una maggiore responsabilità da parte di chi lavora nelle amministrazioni pubbliche, una idea dell’etica pubblica che a quanto pare manca ancora nel nostro paese, e più in generale un ripensamento dei processi interni di funzionamento delle PA, per far sì che gli illeciti vengano scoperti, prevenuti e puniti senza il ricorso alle “soffiate” dei delatori – perché di questo stiamo parlando se guardiamo alla “dark side”, alla metà oscura del “whistleblowing”, delazione pura e semplice. L’impressione insomma è che provvedimenti del genere vengano presentati dai 5 Stelle e sostenuti dal Pd più per ragioni mediatiche e di consenso elettorale, per soddisfare cioè lo stomaco del proprio elettorato senza curarsi del fatto che quelle misure possano alimentare odio e invidie invece di dare una vera raddrizzata al funzionamento della nostra Pubblica amministrazione. La stessa cultura impregnata di odio e invidia che spopola sui social media spesso nascondendosi dietro l'anonimato.

Siamo sulla stessa lunghezza d’onda di quell'accanimento giudiziario che ha portato in questo ultimo scorcio di legislatura ad approvare il nuovo codice anticorruzione, mischiando le mele con le pere, facendo di tutta l’erba un fascio tra mafiosi, terroristi e presunti corruttori, estendendo appunto misure previste per il contrasto alla criminalità organizzata come il sequestro cautelare in via preventiva per gli indagati di mafia anche ad altri reati come la corruzione e il peculato (conviene ricordare che proprio il numero uno dell’anticorruzione, Raffaele Cantone, ha espresso dei dubbi su questi interventi, temendo che il ricorso scriteriato ai sequestri preventivi possa spingere le corti europee a definire i sequestri stessi agli indagati per mafia non conformi alla convenzione per i diritti umani).

Renziani e grillini si piegano a una legislazione emergenziale trasformandola in uno strumento ordinario di lotta a crimini di diverso tipo, facendo perdere, in buona sostanza, a quella stessa legislazione i suoi tratti di eccezionalità. Ancora una volta, che si tratti di “whistleblowing” o del nuovo codice anticorruzione, parliamo di provvedimenti confusi, in cui non si capisce più qual è il confine tra prevenire e sanzionare, non si capisce più quali sono i limiti che si pongono con misure repressive come il sequestro cautelare ai presunti corruttori al principio sacrosanto della proprietà privata, non si capisce perché il delatore che sbaglia non paga, e insomma la domanda resta sempre la stessa: chi restituirà l’onore e la dignità perdute a quelle persone che hanno visto la loro vita distrutta se poi si scopre che l’indagato era innocente?

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