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Idee / Lavoro e Welfare

I voucher non servono a niente

Il ricorso ai voucher è il classico caso di ‘spia’ dei mali che affliggono il ricorso al lavoro regolare, sommerso dal peso insostenibile di tasse e contributi che depredano ciascun lavoratore del settore privato di metà del proprio stipendio e di una burocrazia asfissiante. Ma, come spesso accade quando si accende una spia che segnala l’esistenza di un problema, la politica oscura la spia e ignora il problema. È quello che è successo ieri, con l’abolizione dei voucher voluta dal governo per scongiurare il referendum proposto dalla CGIL per il prossimo maggio.

Grazie ai voucher era emersa parte dell’enorme iceberg del lavoro nero italiano, composto di rapporti di lavoro per cui mai e poi mai si stipulerebbe un contratto. Realisticamente, tornare indietro significa semplicemente riportare quei rapporti di lavoro nell’illegalità. L’alternativa non è tra i voucher e i contratti a tempo indeterminato: è tra i voucher e il lavoro nero. E se ci sono stati abusi nel loro utilizzo, la risposta di una politica lungimirante e responsabile dovrebbe essere una drastica semplificazione e defiscalizzazione degli altri schemi contrattuali. Ma, appunto, tra la spia del problema e il problema, anche stavolta si è deciso di agire sulla spia: eliminare i voucher, per combattere il precariato. Che è un po’ come eliminare la beneficienza per combattere la povertà: non solo non risolve il problema, lo nasconde. E quindi lo peggiora.

Ma il nodo di questa vicenda non si limita al fatto che l’abolizione dei voucher sia un enorme passo indietro per il nostro mercato del lavoro, o al fatto che il governo si mostri completamente subalterno alle minacce e ai ricatti della CGIL. Perché la vicenda dei voucher è solo l’ennesimo indizio dell’incapacità della politica di adattare le proprie scelte ai cambiamenti della società, invece di ostinarsi a volerne raddrizzare autoritariamente i legni storti, inseguendo un modello di società che le persone non sentono adattarsi alle proprie inclinazioni e necessità.

Non sarà l’abolizione dei voucher a risolvere il problema di un mondo del lavoro sempre più mutevole e incostante. Viviamo in un’epoca di trasformazioni rapide, imponenti e imprevedibili, che richiedono strumenti normativi semplici, economici, flessibili e universali, che si adattino facilmente ai mutevoli bisogni della società. Come sono, appunto, i voucher. E proprio questo è il punto: il ‘fine’ dei voucher lo decide chi lo usa, di volta in volta. I voucher non servono a niente in particolare, perché possono adattarsi a esigenze diverse a seconda delle necessità. Questa è la loro forza e il tipo di strumenti di cui la società ha bisogno: strumenti che le persone, e non la politica, possano stabilire se utilizzare, quando e perché.

(Articolo pubblicato originariamente su Leoniblog)

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4 Commenti su "I voucher non servono a niente"

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L'”innovativo” giuslavorista Marco Biagi aveva lavorato per una grande riforma del mercato del lavoro ponendosi il problema di come affrontare il lavoro occasionale e saltuario (non regolamentato sotto il profilo contributivo) svolto di fatto da quei soggetti ” a rischio di esclusione sociale”. Penso ai lavori di giardinaggio, alle lezioni individuali a domicilio impartite da giovani neolaureati, ai piccoli lavori domestici, alla realizzazione di manfestazioni di carattere culturale o sociale … Bene! Nel 2003 il decreto legislativo (contestato da più parti sindacali e/o politiche) disciplinava i voucher limitandolo solo alle attività sopra evidenziate. Dal 2008 in poi è successo di… Leggi di più
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Sono d’accordo è stato un errore fatto dal governo Gentiloni ad eliminare del tutto i voucher. L’idea che ha dato è di aver ceduto alle minacce della CGIL, quelle dei referendum. Anche se io ritengo che essi dovevano rimanere in un forma minima, visto il grane abuso che se ne fatto e che ha rappresentato quanto lavoro nero c’è in Italia. Adesso tutto quel lavoro ripiomberà nel nero e manco i minimi contributi pensionistici verranno pagati ai lavoratori. Quindi anziché combattere la malattia, si combatte la spia della malattia.

Emanuel Benedetti
Iscritto

Ottima sintesi… la questione della eliminazione dei voucher… “è un po’ come eliminare la beneficienza per combattere la povertà: non solo non risolve il problema, lo nasconde. E quindi lo peggiora.”

Dobbiamo puntare ad un paese dove tutti remano onestamente verso lo sviluppo…. in particolare rischiando…. per arrivare ad un valore giusto (non risicato) e meritato per tutti frutto di impegno, costanza e sacrificio. Non ci saranno più lavoro nero e voucher di sorta bensì profitto… gratificazione e benessere condiviso in base ai soli meriti, sacrifici e talenti.

Donato rosario Robilotta
Iscritto

concordo, però modifica il titolo che è fuorviante.
Donato Robilotta

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