Responsive Ad Area

Condividi

Lavoro e Welfare

Vivere in retromarcia? No grazie, trasformiamo la ns potenza in energia nuova…

Non possiamo nascondere che la società italiana sia attraversata da diverse profonde paure e percezioni.

La povertà è aumentata (causa anche la perdita del lavoro e la non generazione di nuove opportunità) ed i giovani  (ma non solo) sono costretti ad una retromarcia verso la propria famiglia. Questo genera profonda instabilità. Il rischio di cui non si parla è l’affermarsi di una cultura dell’utopia capovolta.

Questa situazione sta portando alcuni settori della società a resistere e vivere in retromarcia (non più stallo bensì ripiegamento), come dicono sia Bauman, sia  Gian Maria Fara (presidente Eurispes): “ci si volge fatalmente all’indietro, in mancanza di un progetto di unità su cui coagulare sforzi… perdendo la speranza e il vigore, generando un costo sociale molto alto”. Ci troviamo difronte ad un drenaggio di aspettative, talenti, risorse ed energie altissimo. Questo processo in cui siamo invischiati da anni deve essere assolutamente “spezzato”.

Occorre ripartire da una presa di consapevolezza corale di tutti noi a qualsiasi livello circa il disegno/progetto che deve essere perseguito nei prossimi decenni, generando così valore ad ogni richiesta/rivendicazione che viene dal basso, dai corpi intermedi e dal mondo del lavoro e dell’impresa. L’Italia tende ad essere un corpo polimorfo che stenta a trovare un punto di aggregazione attorno ad una idea concreta e spendibile di futuro.  Occorre trasformare le potenzialità in energia.

I partiti politici italiani stentano a capire ed agire circa i fenomeni prodotti dalla globalizzazione per questo #Energie PER l'Italia deve farsi portavoce di tutto ciò.

Da dove partire? Ecco una lista "non esaustiva" con spunti possibili:

-   incentivare in ogni modo la produzione di ricchezza e benessere attivando sinergie, nuove filiere produttive, responsabilizzando ogni persona;

-  limitare al massimo le forme di conflitto, condividendo rischi, risorse e creazione di nuovi pensieri, idee, comportamenti, azioni, strumenti;

-  dare centralità al senso del “dovere” e poi dei “diritti”, costruendo prima i nuovi ponti e solo dopo goderne i frutti;

-   ripartire anche dal “ceto medio” che rimane la spina dorsale del Paese unitamente alla piccola impresa, professionisti che arrancano (salvo casi sporadici di eccellenza);

-   rafforzare la cultura del merito, premiando ed “emulando” chi innova, creando valore ad ogni livello;

-   creare un vero “Ministero del Futuro” come accade in Finlandia e in Svezia ove vengono prodotte nuove idee politiche e analisi sullo sviluppo di lungo termine,  provando a capire cosa sta per succedere, prima che si verifichi, per gestire politicamente i problemi prima che esplodano;

-   fare veramente sistema in modo “sistematico” deve diventare un traguardo culturale il più velocemente possibile creando vantaggi e ponti tra l’università, la scuola, i corpi intermedi, il settore pubblico e le aziende private.

Molti giovani italiani possono dare notevoli contributi ai progetti di ricerca finanziati insieme dal privato e dal pubblico. Questo è importante, perché si riesce a sviluppare una sorta di competizione sull’innovazione, riuscendo ad intercettare le richieste che emergono dalla società. Ciò che viene prodotto è collegato direttamente ad una richiesta dal basso. Lo Stato deve fare la sua parte nell’incentivare le imprese a finanziarsi nei primi tempi creando buone condizioni d’insediamento e di sviluppo territoriale.

Condividi

Scrivi un commento

Diventa il primo a commentare!!

wpDiscuz

Password dimenticata

Registrati