Responsive Ad Area

Condividi

Idee

Vincolo di mandato: una norma illiberale e inutile

'Noi non tradiremo il mandato elettorale!' Ha fatto bene Stefano Parisi il 3 dicembre a Milano al Teatro Franco Parenti concludere con queste parole forti il suo discorso di presentazione del programma di governo del neo-nato partito Energie PER l’Italia. Un forte richiamo al senso di responsabilità politica dei partiti italiani, avvezzi al trasformismo parlamentare e sospinti dall’attuale legge elettorale alla tentazione di cambiare la coalizione nella quale verranno eletti pur di governare.

Ha fatto bene Parisi a ricordarlo perché ai rappresentanti dei partiti il mandato elettorale viene affidato con il voto e se lo ottengono con promesse specifiche, violare quelle particolari promesse è violazione del mandato. Se il partito X ad esempio si impegna durante le elezioni a governare in coalizione con il partito Y, non può formare una coalizione con il partito Z senza violare il suo mandato.

Ma nel nostro sistema democratico come nella stragrande maggioranza delle democrazie rappresentative, il mandato elettorale non è vincolante. Ci si può appellare alla responsabilità dell’eletto ma non al suo obbligo elettorale. La Costituzione italiana all’art. 67 dispone che 'ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita la sua funzione senza vincolo di mandato'. Ciò significa che la rappresentanza del parlamentare non è vincolata da un accordo reciproco con l’elettore. È una norma liberale per evitare il clientelismo politico e il particolarismo degli interessi. In Italia dunque vige l’istituto della rappresentanza politica e non giuridica. I parlamentari non rappresentano in qualità di soggetti giuridici i loro elettori (nell’art. 1703 del codice civile si considera il mandato come un contratto tale per cui il mandatario si obbliga a compiere atti giuridici per conto del mandante) ma rappresentano, come dice la Costituzione, la nazione nella sua globalità. Quindi l’elettore elegge i suoi rappresentanti perché agiscano per il bene del Paese senza alcun imperativo.

Proprio perché il mandato non è vincolante, spetta al senso di responsabilità politica e morale degli eletti non tradire il mandato elettorale ricevuto al momento del voto. Ma il sistema liberale delle nostre democrazie offre la possibilità per il singolo di aderire ad un gruppo parlamentare diverso, e nessuno, neppure il partito nelle cui liste è stato eletto, può ostacolare le sue decisioni. L’eletto è sottoposto soltanto al giudizio degli elettori che possono non rieleggerlo alla prossima tornata elettorale.

Proporre come sembra fare il M5S il mandato elettorale vincolante, imperativo significa scivolare su un terreno antiliberale, estraneo alla democrazia rappresentativa, e dispotico come quello delle ex Repubbliche sovietiche dove il partito comunista costringeva i suoi rappresentati all’obbligo del mandato.

Eppure, come già diceva il padre del costituzionalismo moderno, John Locke, il popolo ha stipulato con i governanti un contratto non di sottomissione ma di fiducia per la tutela delle sue libertà. Se il legislativo opera contro la fiducia riposta in lui, il potere torna alla società e il popolo ha il diritto di agire come sovrano 'sino alla dissoluzione del governo e alla ribellione contro un potere che si fa tirannico perché lo esercita oltre il diritto' (Due Trattati sul governo, cap. XIX).

In questo periodo in cui la democrazia italiana soffre di una grave crisi della rappresentanza al punto tale che l’intero Parlamento non esprime più la volontà espressa dai cittadini né sembra in grado di esprimere una maggioranza di governo, proprio perché la sovranità appartiene solo al popolo, anziché tradire il suo mandato, non sarebbe forse il caso di formulare un nuovo contratto per stabilire a chi affidare il potere politico?

 

 

Condividi

Foto del profilo di Susanna Creperio Verratti
Politologa e saggista

Scrivi un commento

2 Commenti su "Vincolo di mandato: una norma illiberale e inutile"

Ordina per::   più recenti | più vecchi | più votati
Iscritto

Purtroppo la grande richiesta di “vincolo di mandato” nasce da una triste abitudine italiana: troppi politici hanno sventolato come banderuole segnavento per trarne benefici personali durante i loro mandati. A mio parere con un progetto serio alle spalle ed una corretta formazione del futuro soggetto, che intenda intraprendere la vita politica, non vi sarà necessità di un simile vincolo.

Pascui Fabio
Iscritto

in Inghilterra, Paese non certo illiberale, il vincolo di mandato esiste. Quando un parlamentare decide di cambiare partito si torna a votare nel seggio a cui appartiene per cui e’ la popolazione che decide se mantenere il mandato alla stessa persona anche dopo il cambio oppure se assegnarlo ad un altro candidato.
A me sembra un eccellente esempio

wpDiscuz

Password dimenticata

Registrati