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Idee

Un’assemblea costituzionale per dare voce ai cittadini

L’avventura referendaria si è conclusa con la netta bocciatura di una legge costituzionale che ha diviso profondamente l’Italia e che la maggioranza degli elettori ha giudicato sbagliata nel merito, perché forniva soluzioni contraddittorie e inefficaci rispetto agli stessi obiettivi che dichiarava di perseguire (superamento del bicameralismo paritario, riforma del titolo V, rapidità e semplificazione del processo di formazione delle leggi), senza affrontare i problemi reali del Paese.

Ora che quella legge e il referendum sono alle spalle, è necessario riprendere immediatamente il tema delle riforme istituzionali, evitando alla Nazione di precipitare nel buio e di perdere altro tempo dopo quello perso per la consultazione referendaria, con ulteriore aggravio dei problemi del Paese.

È una domanda che emerge anche dal voto espresso lo scorso 4 dicembre. Le dimensioni della partecipazione degli elettori e gli umori espressi, sia da chi ha votato No che da chi ha votato Sì, indicano una forte volontà di cambiamento e, allo stesso tempo, di disagio per la mancanza di risposte concrete ed efficaci ai problemi reali, alla crisi economica, alla disoccupazione crescente, al peggioramento delle condizioni proprie e dell’Italia. Domanda alla quale sarebbe insensato non dare subito ascolto.

La prima iniziativa da assumere in tal senso è, dunque, quella della convocazione di un’assemblea costituzionale, che affronti la riforma della Costituzione, sulla base di programmi chiari e di una piena legittimazione democratica:

 

  • perché l’esito della consultazione referendaria ha dimostrato ancora una volta (come in passato) che a riforme sostanziali della Carta non si può procedere con strumenti convenzionali (come le bicamerali) o maggioranze parlamentari ordinarie; riforme sostanziali che, però, sono e rimangono profondamente necessarie, essendo il sistema italiano l’unico a non essersi ancora conformato, quanto alla forma di governo (tema, per inciso, non affrontato dalla riforma bocciata dal referendum), alle nuove esigenze di stabilizzazione e continuità del sistema politico sorte dopo la caduta del muro di Berlino;
  • perché i cambiamenti che il Paese deve affrontare non riguardano soltanto i luoghi della politica e del consenso e i meccanismi istituzionali, ma comportano una profonda riforma della costituzione economica e sociale (anche nel rapporto con l’Europa), della coesione territoriale, della giustizia, del sistema dell’istruzione, che tanto più richiede un forte consenso popolare;
  • perché un consenso su temi così ampi e complessi non può esprimersi a riforme avvenute, col meccanismo semplificativo del referendum, ma deve formare oggetto di un mandato democratico pieno, fondato su proposte programmatiche da sottoporre preventivamente al vaglio degli elettori;
  • perché l’esercizio di questo mandato, per essere efficace, dev’essere libero da condizionamenti di governo e da esigenze di controllo parlamentare di quest’ultimo.

La nostra proposta è, dunque, quella di un’approvazione immediata di una legge costituzionale per l’elezione di un’assemblea costituzionale, assolutamente indipendente dal parlamento e senza alcuna incidenza sul governo, formata da 100 componenti, eletti col metodo proporzionale, il cui mandato pieno di riforma della Carta costituzionale, da esercitarsi in 24 mesi e sottratta a referendum, sia anche incompatibile con l’esercizio di incarichi politici elettivi. Contestualmente la legge potrebbe disporre una congrua riduzione di deputati e senatori nella misura di un terzo o di un quarto per ciascuna camera.

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