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Idee

Per un nuovo federalismo fiscale

L’attuale sistema di rapporti tra Finanza Centrale e Finanza Locale si basa ancora troppo sulla potestà impositiva di spettanza del Centro, quindi agli Enti Locali o periferici spetta solo quanto stabilito ed elargito dagli Enti Centrali. Il federalismo fiscale prevede invece la imposizione fiscale diretta di Comuni e Regioni e destina una quota fissa allo Stato Centrale.

Come già accennato nel documento di politica fiscale ed economica precedente, per quanto concerne la potestà impositiva dei tributi, resto convinto che un modello di federalismo sia da preferirsi per motivi di efficienza-efficacia oltre che di semplificazione.

Questa nuova impostazione fiscale dalla periferia al centro consentirebbe da un lato, al cittadino-contribuente, una maggiore condivisione delle manovre di prelievo (i.e. verifico immediatamente come sono stati spesi i miei tributi), dall’altro ci si svincolerebbe da una gestione scriteriata e senza controllo da parte di uno Stato Centrale in cui continua ad avvenire il grosso degli sprechi (i.e. 40% ca di risparmi viene realizzato in Regioni e Comuni virtuosi vs solo il 20% ca avviene a livello di Stato Centrale).

I Comuni e Regioni virtuosi nell’applicazione di standard di costo per la Spesa e di efficienza-efficacia nelle prestazioni di servizi andrebbero ulteriormente sgravate e incentivate dallo Stato Centrale. Andrebbero altresì premiate le Regioni e i Comuni particolarmente attivi nelle politiche di inserimento al lavoro di giovani e immigrati e nell’assistenza ad anziani e fasce deboli della popolazione (col volontariato oltre che con i soldi dei contribuenti).

Si innescherebbe così un circolo virtuoso di risparmi di spesa – controvalore delle prestazioni nelle Comunità locali a livello economico, che si trasferirebbe sui nostri numeri di crescita del Paese, oltre che una semplificazione delle strutture di governo, una riduzione di enti inutili e / o dei colli di bottiglia a livello decisionale, avvicinando finalmente la buona amministrazione al cittadino.

Compiti essenziali ed inderogabili riservati allo Stato Centrale resterebbero ovviamente:

 

  1. la fondamentale definizione della cornice fiscale, ovvero la declinazione delle aliquote e la riduzione del numero di tributi;
  2. il controllo puntuale secondo standard di Spesa dei suoi capitolati essenziali (il cd benchmarking), ovvero la sanità, la istruzione e la sicurezza, verificandone la loro attuazione in modo da non sforare le politiche di contenimento del deficit stabilite in sede Europea e spesso oggetto di contestazione nell’approvazione di ogni manovra annuale di bilancio a causa della mancanza reale di coperture;
  3. una equa politica di redistribuzione vs Regioni e Comuni deboli come capacità contributiva, con elevata popolazione e con standard qualitativi oggettivamente bassi di prestazione di servizio, evitando gli sprechi legittimati dallo status di Regione a statuto speciale. C’è infatti chi le risorse le investe e le usa bene per servizi alla collettività come il Trentino A.A. e chi invece le spreca da anni, e con una sproporzione enorme rispetto al resto del Paese, in opere pubbliche mai completate, come la Sicilia (i.e. 6bn vs 9bn complessivi), senza che i cittadini siciliani ne beneficino in alcun modo con ospedali, ferrovie e strade migliori. Quindi sussidiarietà e miglioramento della qualità della vita dei cittadini nelle Regioni e nei Comuni più svantaggiati piuttosto che una solidarietà fine a sé stessa che alimenta solo fenomeni di corruzione, spreco ed inefficienza.
  4. La definizione di una Politica Industriale che individui i settori strategici per il Paese in cui investire anche risorse pubbliche oltre che capitali privati (non direttamente data la legislazione UE in tema di mercato, ma indirettamente come fa la Francia ad es.): Energia, Reti telecom – trasporti, automotive, aerospazio e difesa. Per noi focus sui distretti industriali (V. Intervento su Economia Italia e Globalizzazione).
  5. Per quanto concerne la parte relativa alla Politica dei Redditi, rimando al documento di politica fiscale ed economica nella sezione di approfondimento dedicata al Lavoro e al Sistema Pensionistico.

Per quanto concerne il complesso e annoso tema della legislazione concorrente (oggetto anche del Referendum di Revisione Costituzionale del 4 Dicembre 2016 – i.e. l’art 117), ovvero per quanto concerne le tematiche oggetto di un potenziale conflitto di attribuzione tra Stato e Regioni, verrebbero maggiormente valorizzate grazie al federalismo fiscale le seguenti aree di attività che sono oggetto attualmente di legislazione concorrente o residuali come competenza legislativa Regionale/Comunale, ma rivestono caratteristiche essenziali per il territorio e la qualità di vita delle persone: 1) La sicurezza locale; 2) Lo smaltimento dei rifiuti e la tutela di ambiente e territorio; 3) I trasporti e le reti di trasporto locale (strade provinciali, vie fluviali e laghi, ferrrovie); 4) Il turismo, le attività ricreative e culturali; 5) L’assistenza ad anziani e disabili.

L’anomalia attuale prevede invece che l’Ente Centrale imponga lui stesso agli Enti Locali il sacrificio di dovere rientrare nei limiti previsti dalla Commissione UE in tema di contenimento dei deficit, affidando dunque la responsabilità del taglio di servizi essenziali proprio alle Comunità locali (che sono i fruitori finali delle prestazioni). Da questo aspetto è conseguita una vera e propria escalation di imposizioni quali gli aumenti di tasse locali, le addizionali regionali IRPEF o il ricorso a multe in automatico per rientrare dai deficit, nel timore che vengano fatte scattare le clausole di salvaguardia a livello Europeo (i.e. che porterebbero immediatamente ad aumenti IVA, a vere e proprie patrimoniali o a prelievi una tantum sui c/c degli Italiani …) che sarebbero dannosissime misure di austerità per il benessere delle nostre famiglie e delle nostre imprese, limitando consumi ed investimenti, creando sfiducia nei risparmiatori sulla crescita e sul futuro del nostro Paese.

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