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Idee / Turismo

Turismo 2.0: un programma per la crescita dell’industria turistica nazionale

Prima del 2000 il turismo nel nostro Paese era considerato componente dell’economia “naturale”. Spontanea, non meritevole di attenzioni né da parte della politica né da parte dei sindacati. Tuttavia ancora oggi, sebbene economisti e commentatori lo abbiano elevato a settore economico, il turismo non è ancora trattato a pieno titolo come settore industriale.

Gli attuali strumenti programmatici nazionali, quale il nuovo, recentissimo, Piano Strategico del Turismo (presentato con tanta enfasi addirittura in Parlamento) e i programmi regionali sui fondi strutturali europei, si concentrano esclusivamente sul turismo “fai da te”. Quello della ricettività diffusa, delle destinazioni/territorio, dei mini attrattori culturali.

Mentre ancora oggi e malgrado lo sviluppo di nuove forme di ricettività, tipo Airbnb, le fabbriche del turismo mondiale continuano ad essere gli alberghi, i resort e i villaggi turistici. Gli unici ancora in grado di fare grandi numeri, di creare posti di lavoro e far crescere il PIL. E l’Italia resta l’unico grande paese turistico che non ha una catena alberghiera degna di questo nome!

Le destinazioni turistiche nazionali, oltre al turismo di affari, continuano ad essere tre: mare, monti, città capitali della cultura (Roma, Venezia e Firenze). Alle quali si stanno progressivamente aggiungendo le destinazioni legate a una nuova domanda. Quella delle esperienze legate alle città d’arte, al paesaggio, alla natura, all’enogastronomia. E tra queste destinazioni ci sono anche le città del nostro Mezzogiorno, a iniziare dalla capitale del Sud, Napoli, che unisce in se tre elementi: mare, cultura, esperienze e risorse locali.

In questo segmento turistico, mare/cultura, oggi abbiamo una grande, immediata, opportunità di crescita, che dovrebbe essere colta al volo, determinata dal crollo di alcune destinazioni divenute rischiose: Egitto, Tunisia, Algeria e Giordania. Dal 2010 al 2015 gli arrivi turistici in Grecia sono aumentati del 57,3%, in Portogallo del 48,9%, contro il 29,5% dell’Italia.

Dal Titolo V della Costituzione alla infausta cooptazione del Ministero del Turismo in quello dei Beni Culturali, l’Italia ha una governace sul turismo (MIBACT, MISE, ENIT, Agenzia per la coesione, Invitalia, oltre che Regioni) del tutto inefficace.

Nel Mezzogiorno ci sarebbe mercato per almeno 30, forse 50, nuovi alberghi e resort turistici, ma chi potrebbe promuovere e favorire un programma del genere?

La politica dovrebbe dare risposte immediate e lanciare una vera e propria azione di supporto all'industria turistica, in particolare nel Mezzogiorno, un vero e proprio programma "Turismo 2.0".

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