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Esteri

Turchia e Italia, tra rapporti economici e cooperazione politica. Quali prospettive?

Qual è la posizione italiana su quanto sta accadendo nel Paese? E rispetto alla domanda di adesione della Turchia all’UE?

di Francesco Tremul

*su Open_Esteri gli articoli dei partecipanti del gruppo Esteri di Energie per l'Italia. Segui il dibattito.

La Turchia riveste una posizione geostrategica fondamentale, si trova nell'immediato vicinato ed i rapporti comuni rientrano negli interessi nazionali italiani. I suoi interessi economici e geopolitici, infatti, non sono concorrenti ma complementari ai nostri.

Ma qual è la posizione italiana su quanto sta accadendo nel Paese? E qual è la posizione italiana aggiornata circa la domanda di adesione della Turchia all’UE? E soprattutto quali sono le prospettive attuali nei rapporti tra i due Paesi?

Dobbiamo tenere distinte la cooperazione politica da quella economica. Da un lato, abbiamo assistito lo scorso febbraio, dopo quasi quattro anni, ad un tentativo di rilancio della cooperazione economica con la prima riunione della commissione mista economico e commerciale italo-turca (Jetco). Dal punto di vista politico, invece, non si è andato oltre un timido e generico supporto italiano alla Turchia in ambito europeo, confermato sia dal Ministro Calenda sia dal Sottosegretario Amendola nel corso delle loro ultime visite ad Istanbul ed Ankara.

Siamo in una fase delicata della traiettoria di crescita della Turchia e delle sue relazioni con l’UE. Nel terzo trimestre 2016 il dato sul PIL turco è tornato in territorio negativo per la prima volta dopo il 2009 ed anche il commercio estero ha denunciato una flessione: in questo quadro le importazioni dall’Italia sono calate del 3,7% ma Roma resta saldamente il terzo partner commerciale di Ankara con un interscambio nell’ordine dei 18 miliardi di dollari. Molto di più va fatto per incrementare il livello degli investimenti: l’Italia pesa per appena l’1,5% degli investimenti esteri in Turchia mentre la Turchia a sua volta ha investito in Italia negli ultimi anni cifre nell’ordine di poche decine di milioni di euro.

Se da un lato la Turchia ha sempre visto nel mondo occidentale, e nella vicina Europa, un importante alleato, negli ultimi tempi ha accresciuto in maniera sensibile l’integrazione economica con l’area MENA anche grazie a diversi accordi di libero scambio. Dall’altro lato, l’Europa, alle prese con una crisi che sembra non aver fine, non vuole rinunciare assolutamente ad uno sbocco commerciale così interessante come quello turco e dal punto di vista strategico, venuta meno l’importanza della Turchia come membro della NATO in ottica anti sovietica, il paese di Atatürk ha recuperato rilievo con la gestione dei flussi migratori e la lotta contro il terrorismo.

Da quando sono stati avviati i negoziati l’Europa ha finanziato la Turchia con cifre altissime (4,8 miliardi di euro nella programmazione 2007/2013).

Nonostante ciò, il 10 giugno 2015 il Parlamento europeo ha ammesso lo stallo di buona parte dei negoziati per l’adesione della Turchia alla UE. Infatti, in undici anni sono stati aperti solo 16 capitoli negoziali su 33, mentre uno soltanto è stato chiuso.

A questo si aggiunge  l'approvazione, alcuni giorni, di un rapporto  del Parlamento europeo che chiede di sospendere i negoziati di adesione della Turchia all’UE: la risoluzione è stata approvata con 477 voti favorevoli.

Tralasciando la questione curda, quella cipriota e quella relativa al genocidio armeno, le relazioni tra i due partner sono andate peggiorando dopo il referendum costituzionale di aprile, con cui il presidente Erdogan ha ampliato i suoi poteri.

Tuttavia, pochi Stati membri intendono davvero porre fine al dialogo con un paese di importanza strategica come la Turchia: e l’Italia?

E’ importante che Italia e Turchia intensifichino la collaborazione economica non solo nei rispettivi Paesi ma anche in Paesi terzi, in particolare nel continente africano. Per esempio, mantenendo un dialogo aperto su tutte le questioni di comune interesse come la stabilizzazione delle crisi nell’area MENA, la gestione dei flussi migratori, la sicurezza e la lotta contro il terrorismo. Allo stesso tempo facilitare il proseguimento della cooperazione culturale, scientifica e tecnologica. Detto questo, la politica cerchiobottista della Farnesina deve terminare: dall’adesione di Ankara all’UE non deriverebbe nessun valore strategico aggiunto. Nemmeno i rapporti bilaterali in campo economico e culturale migliorerebbero concretamente .

Secondo una serie di sondaggi commissionati dal PPE in vari Paesi europei lo scorso maggio, la maggior parte dei cittadini interpellati, il 77%, è contraria ad una piena adesione della Turchia all'Unione europea. In Italia la percentuale si attesta al 78%.

La tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali in Turchia è, in effetti, insufficiente affinché lo Stato entri a far parte dell’UE. Lo è ancor di più ancora di più dopo la messa in atto delle politiche dittatoriali di Erdogan, novello sultano del Bosforo. ( già interdetto da cariche pubbliche per cinque anni, a seguito di una condanna nel 1998 per “istigazione all’odio religioso”).

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