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cultura

Cultura: un bene prezioso per la Lombardia

La cultura non è mai stata tra le priorità dei nostri governi e gli investimenti sulla cultura sono da sempre trascurati. La cultura è la Cenerentola delle politiche di investimento. Eppure è la cultura che identifica un popolo: senza cultura un popolo perde la sua identità e le comunità perdono la loro coesione sociale. In Italia dal dopoguerra ad oggi la cultura è stata una sorta di instrumentum regni nelle mani della sinistra per quel tacito accordo politico che affidò a comunisti e socialisti il monopolio di tutti gli spazi e le istituzioni culturali, dalla scuola alle istituzioni artistiche alla TV e all’editoria. A settant’anni di distanza parte della sinistra ha sdoganato Marx e il socialismo reale ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti: un blocco culturale illiberale fondato ...

L'industria culturale in Italia c'è ma non si ve(n)de

Leggiamo poco: e questo si sapeva. Siamo i penultimi in Europa a esportare il nostro patrimonio culturale: non ne eravamo certi ma saperlo non ci sorprende. Infine il settore cultura non dà lavoro: sappiamo anche questo, citofonare ex neolaureati attualmente impegnati nei call center. Dire che il quadro offerto dall’Istat sia a tinte fosche è dir poco: qui la situazione pare drammatica. I dati forniti dall’Istituto di Statistica risalgono al 2015 e chissà se nel corso degli ultimi due anni la situazione è cambiata (in peggio). La lettura dell’articolo di Marco Cobianchi pubblicato sul Giornale ci dice chiaramente una cosa: la cultura in Italia sarebbe (condizionale d’obbligo) un comparto a dir poco florido, ma c’entrano poco gli investimenti pubblici nel settore. L’Italia nel 2015 ha stanz...

Proposta per una cultura critica

Il mondo in cui ci troviamo a vivere oggi è assai arretrato perché arretrata è la politica culturale proposta, sebbene spesso sia completamente assente. Personalmente credo, infatti, che soltanto attivando una politica culturale seria e lungimirante, volta all’apertura del mondo della cultura anche al mondo dei privati, si possa riuscire a proporre sempre più qualità e meno mediocrità, sempre più bellezza e meno immondizia, sempre più cultura e meno ignoranza.Fare cultura significa porre le basi per l’accrescimento sociale basato su di una popolazione sapiente e cosciente, capace di prendere decisioni e soprattutto di saper scegliere. Il Mondo di oggi è in continua evoluzione e non sempre questo significa fare un passo avanti verso “l’umanizzazione” dello stesso, anzi spesso significa alim...

PRIVATIZZARE LA CULTURA? MA ANCHE SÌ

“Quando salite in macchina, vi sentite in ansia perché l’ha costruita un’azienda privata? Quando andate al cinema inorridite al pensiero che il film della Walt Disney che state vedendo è stato pagato da un produttore privato e proiettato in un multisala privato?“ E ancora: “Trovate preoccupante che Dante, Omero, Shakespeare, Leopardi, D’Annunzio, Calvino, non siano tutelati da un ente pubblico ma siano diffusi, pubblicati, ripubblicati da industrie editoriali private come Mondadori, Garzanti, Rizzoli?” È il gemello diverso, diversissimo, di Tommaso Montanari, nel senso che anche lui è storico dell’arte e non è uno che le manda a dire, ma a differenza della superstar del ceto medio riflessivo, Luca Nannipieri afferma che la sola via per salvar...

Cultura e federalismo identitario per un’Italia più unita, forte e competitiva nell'era della globalizzazione

Per aiutare il paese ad essere efficiente e forte, capace di gestire da protagonista (e non subire) le dinamiche della globalizzazione, occorre rafforzare l’identità italiana operando sulla cultura, sulla gestione dei beni culturali, ovvero sull’architettura della res publica. Nello specifico occorre: Riorganizzare il sistema delle autonomie e degli enti territoriali della Repubblica italiana in senso democratico, ovvero (vista la storia politica e culturale del paese) in senso federale, così da responsabilizzare i cittadini e le comunità con autonomia e autogoverno. Occorre però che tale federalismo non sia di tipo burocratico (quello che guarda solo al numero di abitanti e km) ma che sia ispirato dal rispetto per le specificità delle singole comunità, per le identità territoriali storich...

Cultura, lavoro, sistema televisivo e istituti italiani di cultura all'estero

Censimento ed emersione di spazi con potenziali per utilizzo culturale La provincia italiana è piena di piccoli tesori, teatrini poco utilizzati o da ristrutturare, fabbriche abbandonate da riconvertire, auditorium mai aperti, sale cinematografiche chiuse, scuole abbandonate. Tutto questo patrimonio può essere catalogato e utilizzato creando lavoro e servizi per nuovi spazi di formazione, commercializzazione, scambi, aggregazione, sperimentazione. Questo al fine di creare un visibile fermento creativo e un dinamico risveglio culturale in settori diversi, coordinati tra di loro: musica, design, pittura, multimedia, teatro, cinema, scienza. Nuova politica servizio pubblico Rai A questa “rivoluzione” si deve aggiungere un nuovo e totale utilizzo di una rete Rai che rappresenterà d...

Cultura motore dell'Italia

Cultura e Economia Il sistema produttivo culturale e creativo fatto da imprese, PA e non profit genera 89,7 miliardi di euro e coinvolge altri settori dell’economia arrivando a muovere nell’insieme 249,8 miliardi, equivalenti al 17% del valore aggiunto nazionale. Un dato comprensivo del valore prodotto dalle filiere del settore, ma anche da quella parte dell’economia che beneficia di cultura e creatività e che da queste viene stimolata, a cominciare dal turismo. Una ricchezza che si riflette in positivo anche sull’occupazione: il solo sistema produttivo culturale e creativo dà lavoro a 1,5 milioni di persone (il 6,1% del totale degli occupati in Italia). E se nel periodo 2011/2015 la crisi si è fatta sentire incidendo in negativo su valore aggiunto e occupati del Paese, rispettivamente con...

Marketing della cultura e territorialità

La cultura appartiene a quello che gli economisti definiscono un “bene di merito”, cioè fa parte di quei beni la cui produzione genera sistematicamente esternalità positive, o ritenute  tali dalla collettività. La cultura genera con la sua diffusione, cioè, vantaggi a tutta la collettività, e l’abitudine alla cultura crea dipendenza, produce, in chi la consuma, sempre nuovi e imprevedibili bisogni. E’ perciò compito del marketing della cultura non solo rispondere ai bisogni espressi dalla clientela, ma indurre bisogni che non sono percepiti, o che sono mal percepiti. Chi fa marketing della cultura non può così impostare le proprie politiche sulle richieste della “maggioranza” dei clienti, sui trend del mercato, ma deve lavorare sulla vocazione specifica dell’operatore e sui valori da affer...

Cultura, Università, Pubblica Amministrazione

Per il rilancio del patrimonio culturale in Italia Concedere la gestione complessiva della massima parte dei siti culturali italiani a soggetti privati, lucrativi e onlus. In tal modo si può dare attuazione all’art. 57-bis del Codice dei beni culturali e del paesaggio che prevede la possibilità di concedere l’uso dei beni culturali a terzi mediante concessione, pur mantenendo la proprietà degli stessi beni in capo allo Stato o agli altri enti pubblici territoriali (Regioni, province e comuni). Lo Stato e gli enti pubblici territoriali non hanno né risorse finanziarie né capacità gestionali tali da riuscire a garantire ottimali livelli di qualità di tutti gli istituti e luoghi della cultura. Lo stato di abbandono di molti luoghi pubblici e lo scarso rendimento economico ne sono la testimoni...

Idee PER tornare a produrre cultura

L’Italia deve tornare ad essere un luogo di produzione culturale, oltre che di tradizione e conservazione. La cultura serve a valorizzare le nostre radici, perché custodire è civiltà: bisogna quindi  salvaguardare la nostra civiltà, base dell’integrazione con le altre culture (capirle e farsi capire). La civiltà occidentale affonda da secoli nelle radici giudaico-cristiane che hanno plasmato l’individuo come persona libera in quanto soggetto autonomo dotato del libero arbitrio, in grado di decidere della sua vita e del suo destino e rispettoso al tempo stesso della vita dell’altro come prossimo. Autonomia della persona, senso di responsabilità, rispetto per la vita propria e altrui sono i valori che ci distinguono dalle altre civiltà.  I valori della persona libera e le virtù civili ...

Verso un manifesto del Liberalismo Popolare

Nel mondo occidentale la libertà non è solo una parola e neppure una teoria, è una specie di “istinto” che appartiene a ciascun individuo come parte del suo DNA. L’Italia appartiene alla civiltà occidentale e la sua cultura ne è parte fondante. L’istinto della libertà non è mai morto nel popolo italiano: si è espresso al massimo nell’Umanesimo rinascimentale collocando l’Uomo al centro dell’universo, “artefice del proprio destino”; è sopravvissuto  allo scientismo illuminista, all’ideologia marxiana e al tecnicismo odierno. E  l’esigenza di maggiori libertà riemerge oggi con molta forza dal popolo italiano: libertà di esprimere e scrivere  le proprie opinioni senza essere tacitati dal conformismo del politically correct; libertà dallo strapotere dello Stato, della pubblica amministrazione,...

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