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Economia e Fisco / Idee

Sulla riduzione del debito pubblico e sull’importanza del taglio ai privilegi

Per la riduzione del rapporto debito/pil, oggi attestatosi alla pericolosa soglia del 132,5%, diventa fondamentale una politica che da un lato riduca il debito (il numeratore) e dall’altro lato incentivi la crescita (il denominatore).

Sul primo versante il contenimento dei tassi e della conseguente inflazione, oltre un coerente piano di riduzione della spesa corrente, diventano imprescindibili.

E’ prevedibile che in futuro le fibrillazioni dei mercati aumenteranno la spesa per interessi sicché s’impone più che mai un coerente piano di riduzione delle uscite correnti.

Da qui una proposta politica che sappia coniugare in modo coerente e decisivo i tagli di spesa contemperando sia il grado di impatto sociale e sia il grado di incidenza della misure.

Va da sé che un taglio delle pensioni d’oro e dei vitalizi avrebbe un alto impatto sociale ma un basso grado di incisività sulla riduzione della spesa.

Ciò nonostante, il positivo impatto sociale della misura poco incisiva consentirebbe di “meglio sopportare” i sacrifici imposti dalle altre misure di taglio.

Detto altrimenti, un programma politico sulla riduzione delle uscite correnti non può prescindere dal taglio di privilegi di casta per il valore sociale che i medesimi assumono in seno alla collettività.

L’occasione sarebbe davvero rilevante anche al fine di stabilire una volta per tutte, sul fronte giuridico, il perimetro dei cosiddetti “diritti acquisiti” laddove per il beneficio di pochi si depaupera la residua ricchezza di molti.

Con riguardo ai tagli di spesa assume un ruolo decisivo la politica di privatizzazione di settori non strategici per la collettività, mentre con riguardo ai settori dei servizi fondamentali e di interesse pubblico (si pensi alla sanità) è più che mai necessario, anche in tali casi, privatizzarne i metodi di governance e di controllo. Ne gioverebbe l’interesse pubblico in termine di spesa e di prestazioni.

Difatti, poco importa in termini reali di spesa se alcuni furbetti timbrano o meno il cartellino: se non vi è nessuno che controlla sulla loro presenza giocoforza è logico pensare che nessuno vigilerebbe (e vigila) sulla loro produttività anche se presenti nella loro funzione.

E’ di tutta evidenza che un’azienda è tanto più virtuosa tanto quanto lo è il management ben renumerato che proprio per tal motivo è responsabilizzato di fronte agli azionisti per risultati produttivi raggiunti oltre che civilmente e penalmente responsabile per i fatti dell’azienda. Non solo, vi è anche un organo di controllo (il collegio sindacale) che risponde anche per i fatti omissivi (ovvero per mancata vigilanza).

Ne deriva che non è neppure immaginabile un’azienda nella quale 50 persone fra impiegati e operai abbandonino il posto di lavoro in modo sistematico.

Un efficace modello di governance e di controllo di matrice privatistica deve quindi, senza ulteriori indugi, essere applicato al settore pubblico.

D’altronde, l’inquadramento privatistico delle società con partecipazione dello Stato è stato affermato più volte dalla Corte di giustizia Ue – così come la Corte costituzionale ha ricondotto al diritto privato le disposizioni sulla nomina e sulla revoca degli amministratori.

Invero, qualcosa si muove in tale direzione, si pensi alla disciplina civilistica attuata dal decreto legislativo 175/2016; tuttavia vi è ancora molto da fare.

Sul versante del sostegno alla crescita (il denominatore) la sburocratizzazione delle procedure unitamente alla sensibile diminuzione dei fattori di complessità delle norme costituiscono un fattore chiave.

Si pensi, nell’ambito tributario, quante volte negli ultimi 20 anni è stata promessa l’abolizione dell’Irap o la riduzione del suo peso fiscale.

Orbene, piuttosto che rendere deducibile il costo del lavoro da tale imposta si è dapprima confermata l’indeducibilità di tale voce della base imponibile per poi di fatto renderla deducibile con un complicatissimo calcolo, meglio noto come “cuneo fiscale. Imposta, quindi, inutilmente complicata.

Per non dire che laddove artatamente si complica la norma si insidia più agevolmente l’evasione, la corruzione ed il contenzioso per la difficoltà di immediato riscontro nell’accertamento.

Non si comprende pure come, sempre dall’angolo visuale tributario, una parte del contenzioso (l’Agenzia delle Entrate) possa pretendere dall’altra (il contribuente, l’impresa) 1/3 dell’imposta pretesa ancor prima di accedere ad un giudizio con un giudice terzo ed imparziale oppure ad un tentativo di mediazione.

Sarebbe come imporre nell’incidente al malcapitato automobilista che presupposto alla costatazione amichevole sia il versamento di 1/3 dei presunti danni all’altro automobilista senza neppure riscontare il torto o la ragione.

La crescita è “anche” figlia della semplificazione delle procedure e delle norme oltre che della minimizzazione dello sforzo “e dei quattrini anzi tempo pretesi” per far valere le proprie ragioni.

E allora respingendo ab origine ogni tentazione di facile populismo fiscale sarebbe davvero un buon inizio rendere  non tanto più leggero il peso del fisco sul fronte delle aliquote e delle basi imponibili ma, bensì, tagliare una volta per tutte gli adempimenti inutili (corsi e ricorsi) e le numerose norme financo poco chiare.

Con il che gli imprenditori avrebbero più tempo per svolgere il loro mestiere, ed è proprio quest’ultimo che è correlato alla crescita del pil mentre non lo sono certo le giornate/lavoro spese per le continue invasioni di campo dell’apparato amministrativo e fiscale.

Smantellamento di ogni forma di privilegio, privatizzazione e semplificazione, perché non ora, subito !

Il che non equivale sic et simpliciter alla ricetta risolutiva per la riduzione del rapporto debito/pil, ma sarebbe davvero un buon inizio.

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2 Commenti su "Sulla riduzione del debito pubblico e sull’importanza del taglio ai privilegi"

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Giuseppe Capodiferro
Iscritto

Oltre a tagliare la spesa penso sia importante anche responsabilizzare la spesa. Questo deve avvenire per le entità locali e può avvenire solo attraverso il federalismo fiscale.
Penso che un altro punto fondamentale sia l’evasione fiscale, enorme problema del nostro Paese. Una soluzione potrebbe essere l’accertamento mediante il ripristino in maniera seria ed efficace dei consigli tributari comunali.ù
Giuseppe Capodiferro

Donato rosario Robilotta
Iscritto

attenzione ad etichettare come privilegi costi della politica che sono costi della democrazia. Questo alimenta un clima di antipolitica che non fa bene . Dietro la battaglia contro i partiti e contro il Parlamento e le Istituzione si intravvede una brutta china autoritaria.
Donato Robilotta

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