Responsive Ad Area

Condividi

Idee

Se lo Stato etico diventa anche storico

Qualche mese fa, la Camera dei Deputati ha approvato definitivamente la proposta di legge n. 2874-B, meglio nota, in termini giornalistici, come la Legge contro il negazionismo. In particolare, il testo licenziato dalla Camera inserisce un nuovo comma 3-bis all'art. 3 della legge n. 654 del 1975 (c.d. legge Mancino). Quest’ultima norma punisce, con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro, chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; con la reclusione da sei mesi a quattro anni, chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. La novella recentemente approvata introduce l’aggravante per cui la pena della reclusione sarà da 2 a 6 anni nei casi in cui la propaganda, l'istigazione e l'incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondino "in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra".

Sospendendo, per ora, le analisi tecnico-giuridiche circa la nuova normativa, in attesa di valutarne i risvolti sistematici ed interpretativi, concentriamoci sulle ragioni di opportunità che hanno portato alla riforma in esame. Se lodevole appare l’intento del legislatore di interviene per limitare il fenomeno odioso, quanto sempre più diffuso, del negazionismo nei confronti della tragedia della Shoah, lasciano perplessi il metodo utilizzato ed il mezzo cui si è ricorsi. Di buone intenzioni è lastricata la via dell’Inferno. In questa sede si vuole contestare il ricorso alla materia penale, in particolare l’introduzione di un nuovo reato di opinione. Infatti, nella parte in cui si punisce la condotta di chi “propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico”, fondate "in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra", si condanna l’ideazione e la diffusione di idee. Resta discutibile l’aver qualificato quale illecito penale tali condotte. Sia perché si va così ad ingrossare la folta schiera degli illeciti penali che già appesantiscono la macchina giudiziaria, contraddicendo la spinta verso una riduzione della sfera penale quale extrema ratio. Ma anche perché si ricorre allo strumento dei reati d’opinione, che sono un retaggio di un sistema non certo libero e liberale che, invece, si confidava andassero espunti dal codice vigente.

Vale la pena, inoltre, considerare le conseguenze indirette di tale modalità di legiferazione. Si ritorna ad un modello di Stato etico che sancisce cosa sia giusto e cosa sia sbagliato e persegue i cittadini per le loro opinioni. Chi scrive concorda nel ritenere il negazionismo un’aberrazione storica ed un rigurgito di mal celato antisemitismo, ma lo si deve contrastare sul piano storico e culturale, non giuridico e in particolare penale. In uno Stato liberale tutte le opinioni sono lecite. Si ripropone la questione del rapporto tra la società libera ed i suoi avversari posta da Hayek. Noi crediamo che una società libera, per essere tale e per mantenersi tale, debba garantire le sue libertà anche a chi le neghi e le utilizzi per sopprimerle. Ciò, paradossalmente ma non troppo, rafforza una società liberale, non la indebolisce. Negare i propri valori ne segnerebbe invece la fine. Anche perché, una volta introdotta l’eccezione, non se ne potranno impedire altre. Così torniamo al tema dal quale siamo partiti: introdotte delle pene per il negazionismo, ben presto se ne porranno altre contro altre posizioni ed idee. E chi stabilisce quali siano giuste o meno? Trascuriamo l’argomento della psicologia inversa per cui ciò che è vietato diviene più interessante e degno di emulazione, che a nostro modesto parere non ha alcuna inferenza dimostrativa e smentirebbe, se portato alle sue estreme conclusioni, l’utilità di ogni divieto, contro ogni logica. Una società libera non deve temere il confronto, non può imbavagliare i dissidenti e lo scambio di opinioni, deve bensì smentire con i fatti e le idee queste tesi subdole. Ad esempio ridando linfa alla Memoria, liberandola da una certa retorica che l’ha svuotata di senso così da renderla più attuale. Operazione sempre più necessaria in un’epoca in cui gli Ebrei lasciano l’Europa perché vittime di attentati e di un rinnovato clima ostile nei loro confronti e devono subire la nuova ondata di terrorismo contro Israele. Ma non si sconfiggono i nemici delle libertà negando loro tale diritto.

Condividi

Scrivi un commento

Diventa il primo a commentare!!

wpDiscuz

Password dimenticata

Registrati