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Idee

Spunti per una politica dell’edilizia e del territorio

Il nostro è un territorio denso. Denso - ma non troppo - demograficamente (con 206 ab/kmq siamo tra i primi d’Europa), ma denso anche per presenza di centri urbani, opere d’arte e monumenti, bellezze naturali e attività produttive.

Il nostro è un territorio ricco. Ricco di bellezze naturali e opere d’arte, di cultura e competenze, di capacità produttive e finanziarie, di produzioni tipiche e di qualità.

Il nostro è un territorio bello. Sono belle la natura, le città e lo stile di vita.

Il nostro è un territorio fragile. E il suo livello di vulnerabilità non è solo determinato da elementi naturali, innanzitutto geofisici ed idrogeologici, ma anche e soprattutto dalle trasformazioni antropiche che si sono susseguite nel corso dei secoli. Trasformazioni che se da un lato l’hanno reso ricco, sia economicamente che per le inestimabili bellezze, dall’altro lato hanno reso ancor più fragile il nostro patrimonio, naturale e artificiale.

E’ su questi quattro elementi, densità, ricchezza, bellezza e fragilità, che si gioca il futuro dell’Italia. Ed è con questi paradigmi che dobbiamo fare i conti per imboccare una strada diversa rispetto al recente passato.

Un passato troppo condizionato da luoghi comuni e tabù che dobbiamo superare culturalmente ancor prima che politicamente, per tornare a crescere in quanto senza crescita non c’è sviluppo. E tra i fattori di sviluppo un ruolo centrale è costituito dal territorio e dalle sue trasformazioni, urbanistiche e infrastrutturali.

Si stima che la bassa crescita del PIL nazionale sia dovuta alla cattiva performance del comparto delle costruzioni e dell’immobiliare, che “pesa” per il 20% sull’intero PIL nazionale. Un vero e proprio settore industriale che per dimensione economica e per funzione anticiclica rispetto alla crisi che stiamo attraversando, meriterebbe una vera politica industriale di sistema, un vero e proprio industrial compact di settore. Che spinga su modello di sviluppo del territorio moderno e diverso da quello del passato, più rispettoso dell’ambiente, dell’uomo e della sua storia. Bisogna tornare all’ABC dello sviluppo: A come ambiente, B come bellezza, C come convenienza.

E per fare ciò dobbiamo superare alcuni tabù e i luoghi comuni che pervadono la cultura dominante e i media:

  • i cambiamenti, anche quelli ambientali, vanno valutati in relazione agli effetti reali e misurabili che essi determinano;
  • il suolo non si consuma: il suolo lo si usa, si può usare bene o male, noi vogliamo che non vada sprecato e che sia usato bene.
  • il cemento è un materiale come gli altri, con esso si possono fare cose buone o cattive, che vanno valutate di caso in caso;
  • il profitto è uno degli elementi decisivi di qualunque attività economica, che determina la convenienza ad investire;
  • la rendita, anche quella fondiaria, non può essere demonizzata, ma controllata nel momento in cui si concretizza, e lo strumento per controllarla è la fiscalità.

Per far tornare a crescere il Paese, anche da questo punto di vista, oltre a sfatare questi luoghi comuni, dovremo studiare, approfondire e perfezionare soluzioni su alcune priorità che potremmo definire “emergenziali”:

  1. come sviluppare una efficace politica (Casa Italia?) per la riduzione dei livelli di vulnerabilità del nostro patrimonio naturale ed immobiliare?
  2. come avviare e “accompagnare”, anche sfruttando tecniche di retrofit energetico e antisimico, le iniziative e gli investimenti per il rinnovo edilizio e la rigenerazione urbana?
  3. come riformare le norme in materia ambientale che si sono rivelate nel corso degli anni dei veri e proprio boomerang, come le norme sulle bonifiche ambientali, le valutazioni (VAS, VIA) e le autorizzazioni integrate (AIA, AUA, ), ecc.?
  4. come rottamare definitivamente il codice degli appalti a favore di un moderno sistema di procurement pubblico?
  5. come rottamare la legislazione sul governo del territorio a favore di un moderno apparato di regole semplici ed efficaci per la tutela, la valorizzazione e la riqualificazione dei tessuti urbani delle nostre città, periferie comprese?

Queste sono le questioni principali cui Energie PER l’Italia deve dare risposta.

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