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“Senza legalità la Sicilia è finita” – Intervista di Stefano Parisi a Libero

Salvatore Dama - Libero

«Se parliamo di Sicilia, non si può non partire dal caso di Licata». Angelo Cambiano, sindaco anti-abusivismo, sfiduciato in consiglio comunale. « Una vicenda tristissima», spiega Stefano Parisi, leader di Energie per l'Italia, «uomini come lui andrebbero sostenuti. Invece lo sfiduciano. La Sicilia è una terra bellissima spesso devastata dagli abusi edilizi. La politica non deve chiudere gli occhi. E non mi piace neanche l'approccio del candidato grillino, per il quale si devono tollerare le costruzioni abusive se sono essenziali per le famiglie che le abitano. La legalità non si pratica a intermittenza. E un tema su cui vorrei vedere il centrodestra in prima linea».

Invece si litiga sul perimetro della coalizione che deve competere alle Regionali siciliane.
«Ci vuole un cambio di passo. Una nuova offerta politica di centrodestra, con gente affidabile, integra, un programma chiaro e una squadra di governo importante. Inseguendo Alfano che va con Renzi non batteremo i Cinquestelle».

Non condivide l'operazione di allargamento portata avanti da Miccichè?
«Mi sembra uno schema da vecchia politica. La Sicilia non ha infrastrutture, è in dissesto finanziario, i giovani vanno via. Vengono a studiare a Milano o si trasferiscono all'estero. E parlo dei figli loro, della stessa classe dirigente, quella che ha avuto la possibilità di rilanciare l'isola. Fallendo. Dovrebbero capirlo, per la Sicilia e per i loro figli, ci vuole discontinuità».

Lei sostiene la candidatura di Nello Musumeci.
«È una persona affidabile, ha un programma e gode di grande consenso. Anche in Forza Italia sono in molti a ritenerlo il candidato più valido. Io credo che Berlusconi vada aiutato a decidere in questo senso. Quanto ad Alfano, converga anche lui su Musumeci, sperare di essere l'ago di una bilancia oramai rotta non aiuta a dare dignità alla politica».

Musumeci non è una novità. E alla sua terza candidatura.
«In questo momento è la persona più adatta. Soprattutto, è un uomo onesto. Tema quanto mai attuale in Sicilia».

E di destra.
«Siamo oltre queste categorie. Lo sostiene un ampio arco di forze con sensibilità politiche differenti».

Il suo rapporto con l'ala destra della coalizione non è più conflittuale come un tempo.
«Ho notato un cambiamento di atteggiamento. Dopo le elezioni francesi non dicono più "Usciamo dall'Europa"».

Matteo Salvini ha cambiato registro. Ora si limita a chiedere una revisione dei trattati.
«Ci sono spazi di confronto sui programmi. Sono stato a Piacenza, alla conferenza programmatica della Lega, per sentire cosa avevano da dire e per essere ascoltato. In passato sono stato molto critico verso di loro, non ho mai fatto sconti, ma per la prima volta ci siamo trovati in sintonia. I problemi del centrodestra non si risolvono dicendo che chi arriva primo fa il premier. La politica a volte si racconta pensando solo a se stessa. Io dico: incontriamoci e troviamo un filo conduttore programmatico. Se abbiamo idee forti e condivise su come modernizzare questo Paese, la gente tornerà a votare il centrodestra. Lo faranno in tanti»

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