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Economia e Fisco / Idee

La ripresa dell’Italia dipende dal settore industriale

Gli ultimi vent’anni hanno visto un’impennata della capacità produttiva delle aziende grazie alle continue innovazioni tecnologiche. Si è proceduto ad una grande automatizzazione con l’immissione dei robot nel processo produttivo che, oltre ad elevare le quantità, hanno notevolmente incrementato la qualità dei prodotti.
Una continua guerra di concorrenza è stata generata anche dall’apertura di nuovi mercati produttivi nell’Est Europeo e nell’Estremo Oriente. Paesi come Cina e India, un tempo clienti, si sono con il trascorrere del tempo trasformati in concorrenti. É necessaria ormai una politica che ponga grande attenzione alla crescita delle nostre industrie affinché esse siano sempre più forti e competitive.

Il processo di globalizzazione ha accentuato il rischio del monopolio industriale da parte dell’azienda più forte che cerca di acquisire la più debole per poi ottimizzarne la produzione e la vendita con nuove quote di mercato. In questi anni, ad esempio, abbiamo visto molte nostre industrie metalmeccaniche essere incorporate da aziende tedesche come pure quelle alimentari da aziende francesi. Una volta acquisite, il rischio concreto è quello di una riduzione degli organici o la chiusura dell’unità produttiva per motivi di riorganizzazione industriale.

É necessaria una politica che possa far crescere e proteggere le aziende manifatturiere rimaste in Italia. Sono l’unica nostra ricchezza da considerarsi come “la mucca in tempo di guerra”: senza mucca si rischiava la fame. L’industria è anche il primo anello della catena economica: il terziario ed i servizi non avrebbero più senso di esistere venendo a mancare il sistema produttivo.
Per restare competitivi sul mercato sono necessari continui investimenti in beni strumentali. Purtroppo però, dalle ultime statistiche, il nostro paese è agli ultimi posti relativamente all’ammodernamento degli impianti del sistema produttivo. In Francia dall’aprile 2015 per un anno è stata introdotta una legge per cui tutti gli acquisti di beni strumentali potevano essere spesati totalmente nell’esercizio in cui erano stati acquistati. Ciò è stato determinante per il sistema produttivo francese.

Nel nostro sistema fiscale, gli ammortamenti nel primo anno sono dimezzati, quando invece dovrebbero essere triplicati per poter premiare l’imprenditore che ha avuto il coraggio di investire. Non si tratterebbe di un costo sostenuto dallo Stato, bensì un anticipo vantaggio fiscale che il contribuente sfrutterebbe nel primo anno anziché nei successivi. Risulterebbe comunque un potente incentivo psicologico per l’imprenditore che, a questo punto, preferirebbe puntare sull’ammodernamento dell’azienda, differendo il pagamento delle tasse agli anni successivi. Questo concetto esprime comunque di fatto la realtà perché, qualora si dovesse vendere un macchinario dopo il primo anno di utilizzo, il suo valore sarebbe comunque sempre vicino al 50%.

Lo strumento del super ammortamento istituito l’anno scorso, non fornisce lo stesso incentivo psicologico. Basti pensare che, con un’aliquota media del 15%, la detrazione nel primo anno passerebbe dal 7.5% al 10.5%. Da notare anche che il nuovo super ammortamento del 140% e specialmente l’iper ammortamento del 250% rappresentano un costo elevato per lo Stato incrementando la base di detrazione, anche se “spalmata” su otto anni. L’imprenditore che decide un investimento preferisce che la detrazione dal reddito sia del 100% in 4 anni che del 140% in otto anni, anche perché risulta una detrazione su un reddito che non è mai certo.Anche il limite per i beni strumentali totalmente deducibili sarebbe auspicabile passasse dai 520,00 Euro attuali a 2.000,00 euro.Nessuna spesa dovrebbe essere indetraibile. Irap, imu, multe e sanzioni dovrebbero abbattere la base imponibile perché rappresentano comunque un’uscita di cassa ed il buon senso dovrebbe vietare di pagare tasse sulle tasse.

Le aziende con personale dipendente dovrebbero essere favorite con un credito d’imposta in relazione alle tasse versate dai loro dipendenti. Tasse che lo Stato non avrebbe introitato se non fosse esistita l’azienda stessa. La semplificazione di certe logiche fiscali fa sì che tutto sia trasparente ed incentivi la gestione di un’azienda, premiando e non punendo chi crea ricchezza. Quando il prelievo fiscale è equo e ragionevole si può essere, a maggior ragione, più intransigenti nella lotta all’evasione.

Un’azienda che si trasferisce all’estero è da considerarsi una perdita per il patrimonio nazionale che difficilmente troverebbe una compensazione.
Aiutiamoci a mantenere le nostre aziende nel nostro territorio.

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