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Elezioni regionali / Idee

Quella Sicilia che non ha paura del futuro

In Sicilia con Nello Musumeci abbiamo immaginato un programma di rilancio complessivo dell’Isola che parta dalle città, dai quartieri, da un modello di sviluppo urbanistico più sostenibile di quello attuale. Ci sono tante cose da fare: dobbiamo proteggere i nostri centri storici, un patrimonio artistico e architettonico ineguagliabile, bisogna puntare sul turismo, sull’agro-alimentare e collegare le ragioni dello sviluppo economico a quelle della tutela dell’ambiente, tutte cose che i governi di centrosinistra a livello locale e nazionale hanno tralasciato finendo per penalizzare questi territori. Noi invece abbiamo un programma chiaro per l’economia: estendere la fiscalità di vantaggio a tutta la Sicilia, contrastare fenomeni come la desertificazione commerciale, favorire le buone pratiche di vicinato, ripensare l’uso dei fondi europei che troppo spesso nel Mezzogiorno vengono sprecati o gestiti male. Vogliamo ridurre in modo drastico il perimetro di attività dell'amministrazione pubblica e renderla più efficiente, selezionando in modo inequivocabile il personale: le risorse che sono state assorbite dall'apparato burocratico vanno liberate per poter affrontare il problema del debito, ridurre il peso del fisco, migliorare il sistema sanitario e assistenziale e avviare un grande progetto infrastrutturale per la Regione.

Ma detto questo e ripensando a ciò che vedo e ascolto ogni volta che torno in Sicilia parlando con gli elettori, devo ammettere che qui come in tante altre parti del Sud si percepisce forte un clima di paura. Paura di una immigrazione incontrollata che tante vittime ha provocato proprio tra i migranti che rischiano la vita attraversando il Mediterraneo, ieri abbiamo commemorato la tragica strage di Lampedusa. Paura di un modello di integrazione che non può esaurirsi nella discussione tutta dettata dalla politica che si trascina da mesi in parlamento sullo “ius soli”, la cittadinanza ai figli dei migranti, mentre fuori assistiamo a scene come quelle che abbiamo visto a Roma dopo lo sgombero del palazzo in Piazza Indipendenza. Paura del terrorismo, paura del crimine organizzato, paura per una situazione economica precaria che coinvolge tante persone che a volte si vergognano di chiedere aiuto e guardano alle istituzioni come a un problema invece che a una risorsa, paura di uno stato autoritario e oppressivo sul piano fiscale e burocratico.

Ecco, quando pensiamo al governo di una regione complessa come la Sicilia, non dobbiamo avere paura, come invitava a fare Papa Wojtyla. Dobbiamo mostrare responsabilità per dare speranza a tutti quei siciliani che intendono cambiare le cose con la loro forza di volontà e che non rinunciano a usare la parola “felicità”. Possiamo farcela, con politiche attive del lavoro, con una maggiore cooperazione territoriale, scommettendo davvero sui giovani, sulle generazioni future, sullo sviluppo e l’innovazione tecnologica. Se gli elettori decideranno di premiare la nostra proposta nelle urne, infine, non dimenticheremo la lotta al crimine organizzato, perché abbiamo ben chiaro e lucente l’esempio di chi si è battuto contro la mafia e ha pagato con la vita il proprio impegno di uomo onesto e coraggioso. Con Nello Musumeci e il generale Mario Mori, responsabile per la sicurezza di Energie PER l’Italia, stiamo lavorando proprio a questo. Per una Sicilia diversa, migliore e più sicura. #DiventeràBellissima

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