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PER l’Italia: una giustizia giusta

Discuteremo presto il nostro programma di governo PER l'Italia in due grandi eventi organizzati il prossimo 25 e 26 novembre alla Reggia di Portici, a Napoli, e il 2 e 3 dicembre al Teatro Franco Parenti di Milano. Due appuntamenti decisivi per la vita del nostro movimento. Oggi parliamo di giustizia. Aspettiamo di sapere cosa ne pensate e vi chiediamo di condividere il programma di EPI sui social, Facebook e Twitter.

Nessuna misura, né economica né di altro genere, potrà mai essere sufficiente a ricostruire l’Italia, se prima non ricostruiremo la giustizia italiana. Una giustizia il cui malfunzionamento è oggi non solo un freno decisivo agli investimenti, alla tutela del credito e della proprietà, ma anche - ed è molto più grave - fonte di calvari intollerabili, in grado di rovinare l’esistenza a intere famiglie e imprese. Generalizzare, mai come in questo caso, sarebbe sbagliato e fuorviante: gran parte dei magistrati svolge un lavoro egregio, spesso supplendo alle carenze degli altri poteri dello Stato. È perciò attraverso i principi e le regole che presiedono all’ordinamento giudiziario che bisogna innanzitutto passare per riformare la giustizia, a partire dal Consiglio Superiore della Magistratura, attraverso un intervento costituzionale. Esistono però, nel frattempo, ampi spazi di miglioramento anche in assenza di modifiche costituzionali, nel campo della giustizia civile così come di quella penale e tributaria.

Per quanto riguarda la giustizia civile, il problema principale è la lunghezza dei processi, a sua volta generata da un eccessivo ricorso alla giustizia. Su di essa si deve e si può intervenire con opportune riforme, volte innanzitutto a decongestionare i tribunali dalle cause pretestuose o risolubili diversamente. Si dovrebbe, in questo senso, prevedere la piena condanna per le spese processuali sostenute dalla controparte, adeguare il tasso d’interesse legale al tasso di mercato, dotare i giudici del potere di filtrare immediatamente le cause infondate, incentivare la sottoscrizione delle polizze di tutela legale a copertura dei costi del processo, e introdurre una nuova disciplina della mediazione e dei metodi alternativi di risoluzione delle controversie. Per migliorare l’efficienza delle procedure si potrebbe poi generalizzare la possibilità di pronunciare la sentenza con lettura immediata del dispositivo e semplificare la fase di conferimento dell’incarico ai consulenti tecnici d’ufficio. Un ulteriore aumento della produttività potrebbe essere indotto da una riorganizzazione della struttura degli uffici giudiziari, tramite l’inserimento di figure manageriali scelte dagli operatori di giustizia attraverso una selezione professionale, che contribuiscano a velocizzare le procedure interne agli uffici e ne riducano i costi, liberando il tempo a disposizione dei magistrati. Infine, va ulteriormente incentivata la creazione di sezioni e giudici specializzati anche nei tribunali minori.

Anche la giustizia penale necessita urgentemente di una riforma. Da questo punto di vista, gli obiettivi sono molteplici. Il primo è garantire - per davvero - la ragionevole durata del processo. Lo si può fare prevedendo ulteriori incentivi alla scelta dei riti alternativi, distinguendo la prescrizione del reato dalla decadenza dell’azione penale (secondo i principi della “legge Mori”), abolendo l’udienza preliminare, sancendo l’inappellabilità da parte del pubblico ministero delle sentenze di assoluzione, e depenalizzando tutti i reati d’opinione vigenti. Un secondo obiettivo importante è riportare la lotta alla corruzione nell’alveo della riforma della pubblica amministrazione da una parte, e del potere delle procure dall’altra, abolendo l’ANAC. Un terzo obiettivo, non meno importante, è riformare la magistratura, sancendo finalmente la separazione delle carriere e rendendo più incisiva la legge sulla responsabilità civile dei magistrati (mediante l’azione diretta nei confronti del magistrato, e aumentando i casi di responsabilità). Deve essere poi limitata la carcerazione preventiva affinché non sia, come oggi è, anticipazione di pena nei confronti di presunti innocenti; e questo dipende, innanzitutto, dall’autoreferenzialità del Consiglio Superiore della Magistratura e della sua sezione disciplinare, che deve invece diventare imparziale e soggetta a regole precise nel valutare la responsabilità dei magistrati. Infine, va contrastata la pubblicazione di intercettazioni sui mezzi d’informazione, introducendo all’interno di ciascun tribunale una figura incaricata di gestire i rapporti con essi, come avviene in Germania.

Un discorso a parte lo merita la giustizia tributaria. Da essa dipendono spesso le sorti di aziende, persone e famiglie, eppure è affidata a giudici part-time, alle “dipendenze” dirette del Ministero dell’Economia e delle Finanze, da cui dipende anche l’Agenzia delle Entrate. Ne consegue una scarsissima qualità delle sentenze, che a sua volta è la principale causa dell’intasamento cronico della sezione tributaria della Cassazione (i cui giudici, peraltro, hanno spesso passato la vita ad occuparsi di altri ambiti del diritto). Per non parlare dei poteri dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza nelle fasi di verifica e di accertamento delle imposte, sproporzionati - per usare un eufemismo - rispetto ai diritti dei contribuenti. Si pensi ai molteplici accertamenti tributari basati su presunzioni a favore del fisco (“redditometro”, “studi di settore”, presunzione di evasione per attività detenute all’estero, “accertamenti bancari”), per contrastare i quali il contribuente si sente spesso chiamato a fornire prove diaboliche sulla base di un utilizzo patologico dell’onere della prova. Per tutte queste ragioni, una riforma della giustizia tributaria è ineludibile, e deve prevedere:

 

  • l’istituzione di una magistratura tributaria di merito, interamente professionalizzata e a tempo pieno, soggetta al Ministero della Giustizia e non più a quello dell’Economia, per rafforzarne la terzietà;
  • l’esclusione, per l’Agenzia delle Entrate, del potere di ricorrere in Cassazione nei casi di doppio giudizio di merito favorevole al contribuente;
  • serie e radicali modifiche delle norme che regolano la fase di accertamento delle imposte da parte dell’Agenzia delle Entrate e di verifica da parte della Guardia di Finanza o della stessa Agenzia, eliminando le presunzioni a favore del Fisco;
  • l’eliminazione degli “obiettivi di budget” degli importi accertati e verificati dagli uffici dell’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza;
  • l’equiparazione della misura degli interessi tributari a favore dell’erario e a favore dei contribuenti, oggi sbilanciata a favore del primo;
  • forme automatiche di risarcimento del danno in caso di rimborsi di imposte effettuati tardivamente dall’amministrazione finanziaria, a maggior ragione in presenza di crediti vantati dal contribuente nei confronti della Pubblica Amministrazione.

 

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