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Cultura / Idee

Intitolare una via a Craxi? Sì, ma prima #parliamodicraxi

Intitolare una via a Craxi, ad oggi, è inutile. È inutile perché ci si allontana dal cuore del problema, ovvero la necessità di aprire un serio dibattito storico-politico sull’ex leader del Psi. Diciassette anni dopo la sua morte, Craxi non ha pace: la sua figura desta ancora scalpore, perché non è stata debitamente analizzata e storicizzata. I convegni riguardanti l’operato dell’ex presidente del Consiglio – eccetto i preziosi incontri organizzati dalla fondazione Craxi – si concentrano esclusivamente sugli scandali di Mani Pulite e non ne considerano l’intera vicenda. L’impostazione giudiziario-moralistica del discorso ha impedito di comprendere il ruolo di Craxi nella storia italiana e nella storia della sinistra nostrana. Considerare Craxi un semplice ladro, insomma, ha allontanato, e non poco, dalla verità.

A questo esito hanno contribuito diversi fattori tra cui l’astio dei postcomunisti che, nonostante gli anni trascorsi, non hanno smesso di attaccare politicamente Craxi, quasi volessero riaprire la partita persa contro il riformismo craxiano. Questo è forse l’aspetto sul quale si deve riflettere maggiormente: la segreteria Craxi, iniziata nel luglio 1976, inaugura la stagione autonomista e riformista del Psi, che vede il superamento dell’ideologia marxista-leninista e del massimalismo comunista. Il che significa la fine della politica frontista, degli equilibri più avanzati e quindi della subalternità del Psi al Pci. La svolta craxiana è quindi una netta vittoria politica sui comunisti, che non lascia spazio a dubbi e che relega il Partito comunista all’opposizione dal 1979 al 1996.

Anche il moralismo dei postcomunisti ha condotto alla damnatio memoriae di Craxi. Il tema del finanziamento illegale ai partiti è stato usato come grimaldello per la sua definitiva demonizzazione. Questo è stato l’apice della distruzione politica del Cinghialone; il Pds ha solo acuito in senso moralistico le accuse a Craxi intraprese negli anni precedenti, facendo leva su un circuito mediatico-giudiziario spietato.

Santificare Craxi è comunque un errore. Il leader del Psi commise certamente degli errori, tra cui le conseguenze del finanziamento illecito – episodi di corruzione e concussione soprattutto a livello locale – e la mancata riforma delle istituzioni nonostante l'indubbia spinta riformatrice.
Tuttavia, come per ogni personaggio storico, è necessario superare le emozioni del tempo e compiere una seria analisi storica. Insomma, seguire la massima Crociana per cui «la storia non è mai giustiziera ma sempre giustificatrice». Non condannare moralisticamente Craxi, dunque, ma comprenderne la complessa vicenda.

#parliamodicraxi

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Foto del profilo di Martino Loiacono
Laureato in lettere moderne, con un debole per la Storia contemporanea e per la politica. Liberale.

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2 Commenti su "Intitolare una via a Craxi? Sì, ma prima #parliamodicraxi"

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Roberto Pisani
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Scrive Roberto Pisani Segretario Nuovo PSI Genova Liguria Preg.mo Dott Martino Loiacono sono in accordo con quasi tutto Lei scrive, però Le ricordo che il sistema di finanziamento illecito dei Partiti negli anni 80 è stato assolutamente necessario per controbattere il noto sistema ultraillecito di finanziamento al Partito Comunista da parte dell’Unione Sovietica non rilevato dalla Magistratura Italiana. C’erano i carri armati russi al confine con l’Italia nella ex Jugoslavia e se il PCI avesse vinto le elezioni, l’Italia sarebbe stata invasa dai Soviet di Breznev come a Budapest o Praga ed a quest’ora saremmo ancora una nazione nell’arretratezza e… Leggi di più
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