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Giustizia / Idee

Parisi: «Si può sopprimere l’Anac. E va fatto»

«L'Anac va abolita alla prima riunione del Consiglio dei ministri della prossima legislatura, insieme al nuovo codice degli appalti». Stefano Parisi, il fondatore di Energie per l'Italia, risponde secco a Raffaele Cantone, il presidente dell'Autorità anticorruzione che sul Corriere di ieri si è augurato che «la campagna elettorale non metta in discussione» i principi che hanno ispirato la nascita dell'agenzia.

Per Cantone sopprimere Anac sarebbe impossibile per gli impegni internazionali assunti dal Paese.

«E quali sarebbero? La convenzione Onu e la convenzione penale sulla corruzione stabiliscono che negli Stati operino organi indipendenti. Ma nessun accordo obbliga l'Italia a creare un mostro giuridico che vigila, emana regole sulla cui applicazione vigila, dà pareri su quelle stesse norme. Determinando confusione normativa e deresponsabilizzazione».

Deresponsabilizzazione?

«Certo, le pubbliche amministrazioni sono immobili in attesa di un parere dell'Anac. Per tutelarsi e non rischiare. Abbiamo bisogno di una pubblica amministrazione che funzioni, che faccia girare l'economia non che la blocchi. Senza rubare».

E come si fa?

«In Paesi virtuosi le autorità anticorruzione fanno capo agli organi giudiziari o ai dicasteri competenti in materia di giustizia ed economia. Le competenze Anac devono essere affidate ad una Corte dei conti riformata, capace di un effettivo controllo di gestione delle amministrazioni pubbliche».

Per Cantone l'Anac serve a soprattutto a prevenire.

«In discussione non è la necessità di contrastare la corruzione prevenendola. C'è l'efficacia dell'azione dell'Anac. La corruzione si combatte innanzitutto mettendo nei ruoli politici e amministrativi persone integre, competenti e capaci. E poi, con strumenti di controllo di gestione che misurino l'efficacia e l'economicità degli atti, non solo la correttezza formale. Per giunta, ci sono i rallentamenti... ».

Anac rallenta la realizzazione delle opere?

«Basta un'occhiata ai dati Ance. Dimostrano come le numerose disposizioni che il codice dei contratti pubblici rinvia all'Anac stiano ritardando e complicando enormemente gare e appalti. Quanto agli arbitrati per le banche fallite, lo stesso Cantone ammette che le procedure preliminari non si sono ancora concluse. Il fatto è che serve crescita e occupazione e per questo serve una burocrazia trasparente e efficiente e questo sarà un grande tema della prossima campagna elettorale. Cantone si rassegni...».

(Intervista di Marco Cremonesi per Corriere della Sera)

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