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Idee

Oceano rosso, oceano blu

Nell’indecisione di Berlusconi sull’alleanza con Salvini possiamo leggere qualcosa di più che il capriccio di un vecchio leader disposto a tutto per non perdere potere: è piuttosto un genuino (e diffuso) dubbio su quale sia la strategia migliore per fronteggiare l’emergere del populismo nei sistemi partitici delle democrazie avanzate.

In un celebre libro di strategia aziendale, “La strategia Oceano Blu” (2005), W. Chan Kim e Renée Mauborgne individuano due strategie: “Oceano Rosso”, cioè azzuffarsi dove c’è già forte concorrenza, e “Oceano Blu”, che consiste nel posizionarsi in un nuovo mercato, creando valore per i consumatori con una proposta nuova.

Berlusconi sembra vedere la destra per quello che è adesso: stretta fra il blocco del buonsenso, che vota Renzi solo perché è meno peggio di tutti gli altri, e il blocco del malcontento, che va a urlare la rabbia con Salvini, ma non necessariamente disdegna i grillini. Se questa è la visione del mercato, a Forza Italia non restano che sparuti spazi di concorrenza, pochi punti di peso elettorale. Appoggiare Salvini significa quindi eclissarsi e aggrapparsi al suo volere, perché non si è in grado di fornire una visione alternativa.

La strategia Oceano Blu si propone di posizionarsi dove non ci sono competitors, creando ex-novo il proprio mercato. Che è esattamente quello che aveva promesso il primo Berlusconi, quando scendendo in campo si propose come nuovo Margaret Thatcher, offrendo agli italiani una visione di società basata sulla responsabilità individuale, sul coraggio imprenditoriale, e uno stato snello che incoraggia la creatività dei suoi cittadini invece di soffocarla in lacci e lacciuoli, vincoli burocratici, tassazione predatoria. Sappiamo tutti che Berlusconi non è stato Margaret Thatcher, ma questo non vuol dire che questa visione non sia quello di cui gli italiani hanno bisogno, per tornare a crescere e avere fiducia nel futuro.

Se l’impresa di Stefano Parisi con le sue Energie PER l’Italia ha un senso è solo quello di offrire un nuovo prodotto rispetto a quello che la destra (e il M5S) già ha. Offrire una visione di coraggio e speranza contro la paura e il cinismo che Salvini sembra offrire già egregiamente, e una credibilità franata abbondantemente sotto i piedi del progetto renziano. Perché i sistemi politici si strutturano proponendo alternative intorno a fratture rilevanti per i cittadini, ma se la frattura è fra il buonsenso e il populismo, fra un solo partito che cerca di perseguire la propria visione riformatrice, e un blocco che, nonostante le divisioni di retorica, è omogeneo nel rifiuto del cambiamento e prono a spiegazioni semplicistiche basate sulla demonizzazione del nemico (che questo sia la casta, l’Europa o gli immigrati), allora manca la dialettica da cui possono emergere soluzioni necessarie a far ripartire il paese.

In Europa e negli Stati Uniti, le democrazie moderne rispondono alla crescente complessità della realtà strutturando il loro sistema partitico in questa dicotomia tra buonsenso e populismo: mentre il populismo sembra essere nella sua fase ascendente, il buonsenso resta sulla difensiva, proponendo ricette deboli e inefficaci, poco inclini a un effettivo cambiamento. Non si può solo votare il meno peggio, le elezioni americane ci hanno dimostrato che questa strategia è perdente: bisogna provare a fronteggiare il populismo offrendo soluzioni migliori, e anche nel mercato politico il modo migliore per ottenere buone proposte è la concorrenza. Perché ci sia concorrenza, però, è necessario che anche la destra abbia una visione propositiva, credibile, di cambiamento, in grado di competere con la sinistra renziana per sostituirla con una proposta migliore.

Per fare questo, bisogna andare oltre l’Oceano Rosso della destra odierna, creando una destra nuova. L’imprenditore, ci spiega Israel Kirzner, è colui che intravede (e prevede) un bisogno prima che gli altri – consumatori inclusi – se ne rendano conto, creando le condizioni perché un prodotto che incorpora la risposta a quel bisogno sia percepito come reale. Se Steve Jobs avesse guardato solo ai numeri delle vendite dei tablet, non avrebbe mai lanciato l’iPad. Se Bill Gates avesse guardato solo a quei pochi che usavano i computer con linguaggio di programmazione, non avrebbe mai lanciato Windows. Se un politico vuole davvero rispondere ai bisogni del cittadino, non può guardare solo al presente, ma deve avere il coraggio di offrire agli elettori quello che non sanno ancora di volere. E lo dovrebbe fare in modo che capiscano quanto è importante: dare spiegazioni nuove a problemi presenti è un lavoro difficile, che richiede tempo e impegno, raccolta e elaborazione delle idee, discussione nelle piazze e non solo in televisione. Se questo è l’obiettivo, allora il peso attuale della Lega è irrilevante, perché l’obiettivo è ispirare coloro che non credono di trovare, nell’attuale offerta politica, un prodotto di loro interesse. È un progetto difficile e, come tutte le vere innovazioni, rischioso. Ma la leadership si dimostra prendendo decisioni difficili. La speranza è che Parisi abbia il coraggio di essere il leader innovatore di cui l'elettorato italiano, che lo sappia o no, ha un disperato bisogno.

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1 Commento su "Oceano rosso, oceano blu"

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Emanuel Benedetti
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Questo post non banale… anzi… centra pienamente la questione di come una forza sociale, politica e culturale possa trovare una sua valenza nel contesto socio-economico che stiamo vivendo. L’Oceano Blu del “mercato politico” è più vicino di quanto si pensi e poggia su queste leve: – ascolto e “vicinanza” alle paure ed esigenze delle persone; – empatia e capacità di dare “piccole” risposte e “piccoli” cambiamenti percepibili (ad es. raccolta di un fondo “Energie per l’Italia” anche piccolo che possa soddisfare 2 o 3 casistiche che possano fare da cassa di risonanza a livello nazionale); – essere “presenti” anche senza… Leggi di più
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