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Sanità

OCCORRE VACCINARSI CONTRO LA DEMAGOGIA E IL POPULISMO

Intervistato da Formigli circa la posizione del M5S sulla obbligatorietà dei vaccini, Di Battista ha risposto con tono sprezzante, evadendo la domanda, che la proposta è di renderli gratuiti. Al di là della manifesta ignoranza sull’argomento (i vaccini obbligatori SONO gratuiti) nonostante la polemica impazzi ormai da settimane, un tempo sufficiente per documentarsi, il dato allarmante è la tracotanza con cui la risposta è stata data. Avrebbe potuto schernirsi Di Battista di non essere esperto di una materia così specialistica e rimandare ad altri la risposta. Invece no, da esponente di primo piano del movimento che aspira alla guida del Paese, ha ritenuto di dover affermare con forza la sua verità, lanciando sguardi di sfida e alzando il tono della voce verso il povero giornalista che tentava di fargli capire che il piano economico è altra cosa rispetto al piano giuridico ed etico della proposta del ministro Lorenzin. Ci sarebbe da sorridere al pensiero del povero Di Battista soddisfatto di aver messo all’angolo l’avversario, salvo dover essere smentito dal ministro con un tweet “sono già gratuiti”. Ma non riusciamo a sorridere perché in ballo non ci sono solo i vaccini, ma un modo di concepire la politica sprezzante della verità e delle conseguenze che le proprie azioni avranno. Con la polemica sui vaccini il Movimento 5 Stelle sta infatti mostrando il suo vero volto. Quello di un movimento costituito da persone che cercano di ottenere consensi strumentalizzando e ingigantendo la paura delle persone, paventando complotti e fomentando l’odio sociale verso la “casta” che ieri era costituita solo dai politici, oggi anche dalle case farmaceutiche, e probabilmente tra non molto anche dai medici e dagli operatori sanitari.

Questa non è la nostra politica. Non sono questi gli amministratori che sogniamo come responsabili della tutela di un bene primario come la salute. Sogniamo politici che conoscono i problemi e propongono soluzioni.

Facciamo alcuni esempi partendo dai dati pubblicati da Epicentro, portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica. In Italia, prima dell’avvio della vaccinazione di massa per la poliomielite avvenuta nel 1964, ogni anno venivano segnalati oltre 1000 casi di poliomielite paralitica, con un picco di 8300 casi nel 1958. A partire dalla metà degli anni Sessanta, l’incidenza della malattia si è drasticamente ridotta e l’ultimo caso di poliomielite paralitica acquisita in Italia si è verificato nel 1983, e questo spiega come mai i ventenni di oggi neanche sappiano che all’epoca dei nostri nonni in ogni paese c’era qualche famiglia che aveva un parente paraplegico dopo una infezione. Immagino il commento: troppo facile la vittoria, mi si dirà. E’ chiaro che nessuno oggi vorrebbe correre il rischio di avere un figlio paralitico in casa a causa di una infezione prevenibile. Qui si discute di morbillo o parotite, malattie banali. Meglio il morbillo che rischiare…(rischiare cosa non si sa, visto che una tra le più importanti riviste scientifiche mondiali,  il New England Journal of Medicine ha pubblicato che non vi è alcuna correlazione, stante le capacità diagnostiche attuali, per collegare l’autismo con la vaccinazione, ma questi sono dettagli). Tornando a noi, il morbillo è responsabile di un numero compreso tra le 30 e le 100 morti ogni 100.000 persone colpite e di complicazioni dovute principalmente a superinfezioni batteriche: otite media, polmonite o encefaliti, complicanze che si riscontrano più spesso nei neonati, nei bambini malnutriti o nelle persone immunocompromesse. Ora, considerando che in Italia sono aumentate esponenzialmente le persone con patologie oncologiche o autoimmuni, sottoposte a trattamenti chemioterapici o immunosoppressori, un legislatore attento dovrebbe capire che la vaccinazione di massa, da cui dipende la così detta “immunità di gregge” è fondamentale non solo per la persona che direttamente riceve il vaccino, ma anche per proteggere coloro che il vaccino non possono riceverlo. Lo stesso legislatore attento poi, se fosse anche accorto a far quadrare i conti, si porrebbe il problema di quanto costi allo stato un soggetto adulto che rimane a casa da lavoro per accudire il figlio malato, o di quanto costi la degenza ordinaria di un paziente ricoverato in un reparto di malattie infettive, per non parlare dei casi che si complicano e richiedono un posto letto in terapia intensiva in acuto, e poi in un reparto di riabilitazione che, ci spiace dirlo, ma in Italia non è tanto facile trovare, specialmente al sud. Ecco allora, che mentre in Italia, anche grazie a cotanta politica, nel mese di marzo si erano già registrati oltre mille casi di morbillo a causa del calo delle vaccinazioni, in altri Paesi industrializzati si punta alla prevenzione per ridurre i costi sociali della sanità; e l’impegno è tale che alcuni sistemi prevedono una compartecipazione alla spesa sanitaria del cittadino che ha degli sgravi fiscali o delle penalità a seconda che il proprio stile di vita sia salutare o meno. Un sistema che punta a creare una cultura dello stile di vita sano, e a responsabilizzare i cittadini. Utopia per certi nostri politici che della cultura e della responsabilità non si sono mai fatti paladini.   Peccato, perché proprio adesso che il nostro sistema sanitario universalistico è messo in discussione per mancanza di fondi, è proprio di responsabilità politica che abbiamo bisogno.

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