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«Un centrodestra a guida moderata può riacciuffare 10 milioni di voti»

L'intervista a Marcello Mancini de "La verità" di oggi a Stefano Parisi

«Dobbiamo smetterla di litigare tra Fi e Lega e ridiventare forza di governo Uniti possiamo fermare il Movimento 5 stelle. Il Pd non capisce il Paese, e la crisi di Renzi è inarrestabile»

Nell'immaginaria (per ora) adunata del centrodestra, Stefano Parisi sembrava aver chiuso Matteo Salvini fuori dalla porta, anche perché il manifesto del movimento Energie per l'Italia recupera valori, la difesa delle identità nazionali e le radici giudaico cristiane, non proprio aderenti allo spirito, ancorché superato dai tempi, di Pontida. Una sera della settimana scorsa, a Firenze, Parisi aveva parlato di questa volontà di unire i moderati del centrodestra, e magari riacciuffare anche qualcuno che è sgusciato sull'altro fronte della barricata. Una delle tante riunioni per promuovere il movimento, con Parisi nellevesti di paziente reclutatore. Poi è andato a Piacenza, alla conferenza programmatica della Lega e s'è subito intuito che la porta non è chiusa a chiave nemmeno per Salvini. Allora, stride un po' questa accoppiata.

Parisi, c'è già un po' di confusione? «No. Penso che il centrodestra debba diventare forza di governo e non più forza di opposizione. Perciò è importante che anche la Lega avvii questo percorso».

Credevo fossero un po' distanti da voi: non è che pensate a un' alleanza elettorale e poi si vedrà? «Ci sono due modi diversi per fare una coalizione. Uno è quello di trovare dei compromessi formali...».

Per esempio? «Ecco. Salvini ha detto usciamo dall'euro? Se adottiamo la doppia moneta facciamo contenti tutti. Il vero accordo invece è dire: caro Salvini, se usciamo dall'euro siamo tutti più poveri, quindi facciamo in modo di capire come stare in Europa. A Piacenza l'ho sentito dire, nelle sue conclusioni, che per starci bisogna cambiare i trattati. Questo è un ragionamento su cui il centrodestra si può ritrovare».

Ma lei non era contrario a un listone? «Da una parte c'è questa logica: siccome Forza Italia ha pochi voti, andiamo tutti quanti con la Lega. Io preferisco pensare piuttosto che l'area liberale e popolare possa ritrovare la dignità e la capacità per fare da guida all'interno della coalizione del centrodestra. E quindi porre alla Lega le condizioni per poter governare».

E Salvini, secondo lei, ci sta? «La Lega è davanti a un bivio, ma mi sembra abbia già fatto la scelta di diventare forza di governo: non si esce dall'Europa, non si esce dall'euro, ma si intraprende un percorso di sviluppo nell'interesse del Paese. Difficile che Salvini torni su posizioni lepeniste, peraltro già bocciate in Francia».

Lei fa i conti senza Berlusconi, mi pare. Quali sono i vostri rapporti? «Sono buoni anche se non ci sentiamo da novembre. Vede, io penso che l'area liberale popolare abbia bisogno di un grande rinnovamento. Credo che i risultati elettorali di Forza Italia, anche alle anuninistrative, siano stati molto deludenti, e che sia ora il momento di affrontare quel cambiamento che fin qui non è stato fatto».

Lei carica di molte attese un movimento ancora poco conosciuto, cioè Energie per l'Italia. «Il nostro lavoro è quello di riportare nell'alveo del centrodestra, liberali e popolari che sono stati persi negli ultimi anni: si tratta di oltre io milioni di voti. Spero che Forza Italia capisca che sarebbe una cosa utile per tutti».

Come fa a essere sicuro di poter mettere d'accordo su una strategia comune, le litigiose anime del centrodestra. Per esempio, sull'immigrazione? «Fra di noi ci sono toni e accenti diversi. Però non ci si può limitare a interpretare la rabbia o la paura dei cittadini, bisogna anche dare delle soluzioni»

E quali sarebbero? «Credo che da un lato si debba riuscire a tornare a essere autorevoli in Europa, dopo che l'Italia ha scambiatola flessibilità di bilancio per sostenere le campagna elettorali di Renzi e l'aumento della spesa pubblica per gli 80 euro, con il peso dell'immigrazione interamente scaricato sulle spalle degli italiani. L'Italia deve fare il contrario: essere rigorosa nell'abbattere il proprio debito non perché ce lo chiede l'Europa ma perché ce lo chiedono i nostri figli, e dall'altro, una volta riacquisita l'autorevolezza, fare in modo che il problema dell'immigrazione sia condiviso da tutti. Senza l'Europa, l'Italia è più sola».

Altro tema, ll sistema fiscale e il totem della flat tax. Sicuro che tutti gli altri la seguano? «La flat tax è una proposta che deve essere accompagnata da una forte riduzione della spesa pubblica e deve essere realizzata in equilibrio di bilancio, quindi non è una formula di quelle renziane, che invece aumentano il deficit. Ha una doppia valenza molto importante. Primo: semplifica tutto il sistema fiscale e introduce un'aliquota unica. Secondo: libera la crescita economica, non penalizza chi si dà da fare, cioè riduce la progressività delle tasse, non eliminandole. Terzo: ripensa a un sistema di welfare nel quale chi è sopra un certo livello di reddito, avrà una forte riduzione fiscale, però dovrà pagarsi con sistemi assicurativi e mutualistici la sanità e l'assistenza. Ultimo punto: questo sistema, liberando risorse, riesce a dare aiuto a tutti quelli che sono sotto la soglia di povertà. Questa è una rivoluzione fiscale, che tutti i partiti del centrodestra hanno detto di condividere. Certo, qualcuno propone un'aliquota al 15, altri al 25, ma è una piattaforma su cui si può discutere.»

L'ho sentita dire: noi non ci rivolgiamo al Palazzo ma al popolo. Questo lo dicono tutti. Che significa per voi? «Uno degli esempi più evidenti è quello che la sinistra ha fatto in questi mesi con lo ius soli. Vuol dire non capire che cosa sta succedendo nel Paese sul piano dell'immigrazione. Vuol dire aumentare una frattura sociale che già esiste, ed è quello che oggi i partiti stanno facendo: guardano più ai rapporti fra di loro. Specie all'interno della sinistra, si misura la distanza fra Renzi e Pisapia, Bersani e Fratoianni, invece di capire la distanza che il centrosinistra ha nei confronti dell'opinione pubblica. Il fatto che oggi ci sia un ampio consenso, spero calante, verso i 5 stelle, dimostra che le offerte politiche tradizionali hanno perso terreno. E allora il tema non può essere il litigio fra leader, ma individuare dove sono i problemi e ricostruire una capacità di interpretare l'opinionepubblica, nello stesso tempo dando dignità e autorevolezza alla politica»

Che cosa distingue Energia per l'Italia dalle altre forze del centrodestra? «Intanto siamo un soggetto nuovo. Tutti gli altri sono figli della diaspora del centrodestra o di partiti minori. Secondo: siamo chiaramente collocati nel centrodestra, non siamo il centro. Oggi la percezione del centro, significa che si può stare sia di qua che di là».

In effetti, di un po' di chiarezza ci sarebbe bisogno... «Credo che le politiche di sinistra di questi ultimi anni, abbiano fatto dei danni al nostro Paese, facendo arrabbiare un po' tutti. Il centrodestra per me ha connotati molto chiari: deve fare politiche alternative a quelle della sinistra.»

La stagione renziana è finita? «La crisi di Renzi è palpabile: riproporre 5 anni di deficit per creare sviluppo è assurdo. Non ha capito che il deficit porta povertà e non sviluppo. Così vale per l'immigrazione: da un lato cerca di usare slogan leghisti e dall'altro vorrebbe approvare lo ius soli».

Ma secondo lei la gente l'ha capito? «Si è aperta una vicenda nuova, perché nel 2014 quando ha preso il 40 per cento alle Europee, Renzi era il baluardo contro i 5 stelle. Che è poi lo schema che lui voleva riproporre fino alle amministrative, cioè Grillo contro Renzi. Per un po' questa operazione era stata addirittura assecondata da una parte del centrodestra. Oggi invece la partita importante, ormai è un'altra: è Grillo contro il centrodestra. Solo il centrodestra può fermare i 5 stelle. Sono due modeli diversi, con loro non si possono fare accordi».

Lei ha detto che l'unità del centrodestra si misurerà su immigrazione e rivoluzione del sistema fiscale. A parte il rispettabile ottimismo che, mi pare, l'accompagna, dal suo punto di vista quale altro tema dovrà diventare qualificante per la nuova alleanza? «Ci dovrà essere anche la riforma dello Stato. Vede, io propongo da un anno l'assemblea costituente. La intendo come un'elezione, con il proporzionale, di 75 costituenti, protetti dall'immunità parlamentare, che possano veramente rim ettere in ordine lo Stato.»

Visti i precedenti, mi sembra il progetto più ambizioso. «Se dobbiamo passare dalla seconda alla terza repubblica, lo dobbiamo fare attraverso un ripensamento del ruolo dello Stato e del rapporto con i cittadini. Significa ridefinire la forma di governo, ridurre i parlamentari, creare macro regioni, reintrodurre in modo più ordinato le province e fare la riforma della giustizia. Mi auguro che il centrodestra si trovi unito su un'iniziativa di questo tipo, perché può essere la sua grande occasione di rilanciare il Paese.»

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