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Economia e Fisco

Nuova Agenzia delle entrate, un altro modo per fare cassa

Ci trattano come Sudditi, diceva bene Nicola Rossi nel suo libro, se non fosse che oggi la sua affermazione sembra ottimista. La fusione dell’agenzia delle entrate con l’ex Equitalia viene sbandierata come il raggiungimento dell’ultima frontiera della lotta all’evasione e dell’efficienza dello Stato. Quello che in realtà adesso è possibile, è scoprire se le tasche dei cittadini sono piene, e nel caso mettervi le mani dentro. Il nuovo super soggetto esattoriale, infatti, ha la possibilità di utilizzare l’anagrafe tributario anche per verificare la capienza del contribuente e ha la capacità di procedere al pignoramento della cifra contestata. Per fare cassa.

Questa nuova “frontiera contro l’evasione fiscale” non produrrà, però, nessun vantaggio pratico per chi paga le tasse, ma tutto sarà favorevole allo “Stato padrone” grazie al suo potere sempre più invadente e la sua forza sempre più coercitiva nei confronti dei cittadini. Così stando le cose lo Statuto del Contribuente è una fiaba. Gli italiani sono vessati dal fisco, non solo per l’entità del carico tributario e fiscale, ma anche dalla complessità e dall’incertezza di un sistema che si avvale di norme retroattive. Per fare cassa.

In un paese normale non ci sarebbe nulla di grave, o quasi. Ma le modalità di accertamento dell'Agenzia delle entrate (Age), è evidente, impone al controllore di recuperare qualcosa ad ogni verifica, supponendo dunque che il cittadino è un evasore a priori. Considerando poi che il fisco è costituito anche da norme interpretative, tutto questo prende il sapore dell’accanimento verso i più deboli. A conferma di ciò, è scritto nero su bianco nelle circolari interne: il recupero del 94% degli accertamenti deve produrre risultati. Per fare cassa.

L’Age si fa due conti: sa che il ricorso è costoso poiché prevede il versamento di un terzo dell’accertato, e sa anche che il risultato non è sicuro. A tutto ciò si aggiungono i tempi lunghi ed il costo del professionista. Pertanto al contribuente, a prescindere dalla fattispecie o dalla ragione dell’accertamento, conviene “pagare qualcosina subito”, magari rateizzando, piuttosto che intraprendere un percorso di contestazione. Non si ha la libertà di scelta perché essa l’hanno resa antieconomica. Ecco perché ritengo che Nicola Rossi abbia sbagliato nell’entità del suo giudizio: non siamo più solo sudditi dello Stato, ma schiavi del Fisco.
E con quale coraggio, poi ci si chiede la fedeltà fiscale se non viene premiato il contribuente onesto che comunque verrà vessato.

Per aumentare il gettito di cassa, unico vero obiettivo, negli ultimi due anni non soltanto hanno inserito lo split-payment, con il quale incassa direttamente dai grandi committenti o cessionari pubblici (compreso le società quotate) il tributo dell'Iva che invece avrebbero dovuto versare i fornitori di servizi, ma si sono inventati l'avviso bonario trimestrale ai fini Iva. Uno strumento, questo, che obbliga il contribuente non soltanto a liquidare giustamente l'imposta Iva dovuta infra annuale (la cosiddetta Iva periodica), ma anche a versare la stessa in caso di debito Iva, vanificando così qualsiasi pianificazione fiscale.
In uno Stato equo se in un trimestre successivo si è a credito, si dovrebbe ricevere lo stesso importo sul conto corrente. Ma così non è, purtroppo. Il perché lo conosciamo: per fare cassa.

E' ora di dire basta al trattamento vessatorio. Quando siamo noi a dover pagare le imposte lo Stato è implacabile ma quando tocca a noi ricevere, lo Stato ha un atteggiamento autoindulgente. La soluzione ci sarebbe: equiparare i tempi richiesti per la riscossione dell’imposta a quelli dovuti per il rimborso. Ma manca la volontà politica, se non la cultura, di mettere sullo stesso piano Stato e cittadino.
In caso di ritardo da parte dello Stato dovrebbero scattare le sanzioni del 30%. E il contribuente dovrebbe poter pignorare i conti correnti del Ministero dell’Economia. Così come lo Stato fa con lui. Altro che Agenzia delle entrate amica, consulente e vicina ai cittadini. Il fisco oggi in Italia ti pugnala alle spalle. Per fare cassa.

Il Paese ha bisogno di una riforma drastica del sistema fiscale e una riduzione del suo carico. Le mosse sarebbero:

  • Una “semplificazione” drastica della normativa e del numero degli adempimenti che oggi non ha eguali in Europa. In altre parole vogliamo la certezza della norma fiscale
  • Impedire la retroattività della norma a pena della illegittimità della stessa: oggi non è possibile fare alcuna pianificazione fiscale da parte delle aziende sul carico fiscale
  • Riprendere l’idea di uno strumento simile al Ruling internazionale trasformandolo e adattandolo in uno strumento con il quale si realizza un accordo con il fisco: per i prossimi cinque anni si definiscono in modo certo le tasse che si pagheranno neutralizzando lo strapotere dell’Agenzia delle entrate nelle verifiche verso i medi e piccoli contribuenti

Equiparazione dei tempi di riscossione delle tasse con quelli di rimborso verso il contribuente.

(A cura di Massimiliano Napoletano)

 

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