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Idee / Sicurezza

Migranti: a Tallin l’Europa è unita contro un’Italia irresponsabile

Migranti: la politica dell'Italia è fallimentare. Bocciata da Francia, Spagna, Germania, Olanda e Belgio che chiudono i loro porti: gli sbarchi li vuole e li alimenta solo l'Italia.

Bocciata dall'opinione pubblica italiana e dall'elettorato chiamato ad esprimersi alle recenti elezioni amministrative, la politica per l' immigrazione attuata dal Partito Democratico, quella delle "porte aperte" a chiunque intenda sbarcare illegalmente in Italia, è stata bocciata anche dai paesi dell'Unione Europea.

Dopo Francia, Spagna e Germania, anche Olanda e Belgio bocciano senza possibilità di appello la proposta italiana di accogliere più migranti economici provenienti dall'Africa. Una bocciatura confermata dalla posizione del commissario europeo per l'Immigrazione Dimitris Avramopoulos. L'Europa e i suoi governi nazionali hanno così deciso di chiudere le porte a un'Italia rea di incentivare un flusso migratorio incontrollato, dannoso ed econonomicamente insostenibile.

L'Italia rimane dunque da sola, e il Partito Democratico firma la propria condanna a morte, ma a danno dei contribuenti italiani. Eppure il blocco europeo contro l'immigrazione di massa alimentata dall'Italia è un vantaggio per l'Italia stessa, poichè dovrà fare i conti con il proprio elettorato, fatto di contribuenti sempre più stanchi di dover mantenere un sistema di welfare che è a vantaggio di chiunque, al di fuori dell'Italia, voglia usufruirne. E' questa una ragione ulteriore per sentirsi sempre più europei poichè l'Europa, in questa scellerata posizione italiana, ci sta offrendo una possibilità di salvezza: per difenderci dall'irresponsabile governo italiano dobbiamo dunque puntare sulle posizioni europee di chiusura dei porti, controllo dei flussi e volontà di azione nei paesi africani attraverso piani di cooperazione internazionale, anche attraverso l'utilizzo dello strumento militare a sostegno dei paesi dell'Africa sub-sahariana che con l'Italia e l'Europa condividono il problema dei flussi migratori.

Flussi migratori che ormai, incontrollati e alimentati al tempo stesso dall'Italia, rappresentano la seconda voce in termini di entrate dell'economia della Libia, dopo quelle legate all'esportazione del petrolio. Se l'Italia continua in questa direzione, non solo danneggia sé stessa e l'Europa ma addirittura contribuisce alla cronicizzazione di uno stato fallito basato sulla criminalità transnazionale legata alla tratta di esseri umani.

E' pertanto necessario rivedere gli "accordi di Dublino", non tanto per la gestione dei migranti una volta a terra quanto, piuttosto, per evitare che i soggetti transitati e schedati in Italia vengano rispediti nel nostro paese una volta intercettati  in uno dei qualunque stati europei. Poichè è questo che avviene oggi: qualunque migrante che abbia rilasciato le proprie generalità in Italia, e che in qualche modo sia riuscito a passare i controlli delle frontiere dei paesi confinanti con l'Italia, una volta fermato e identificato attraverso le impronte digitali dagli organi di polizia europei viene immediatamente rispedito nel primo paese che lo ha accolto nel rispetto degli accordi di Dublino. E quel paese è il nostro. Ad oggi sono presenti in Italia oltre 400mila soggetti fantasma, clandestini, colpiti da procedimento di esplulsione, che spesso vivono di espedienti andando ad alimentare un meccanismo criminale sempre più ampio e forte.

Altro motivo per cui si rende necessario rivedere gli accordi di Dublino è dato dalla massa imponente di soggetti che in maniera intenzionale, organizzata e in connessione con la criminalità transnazionale e locale, muovono con l'intenzione di sbarcare esclusivamente in Italia, poichè è l'unico paese che tiene le porte aperte a quel flusso migratorio strutturale che interesserà nei prossimi 20 anni 250milioni di persone al mondo.

Fare o non fare, delle due l'una. Qualunque cosa possa dire il bravo affabulatore Marco Minniti, ministro dell'Interno ed esperto di marketing autopromozionale, sarà quanto di più lontano dalla realtà che noi ci immaginiamo e desideriamo: quella di uno Stato di diritto, capace di garantire la sicurezza dei propri cittadini attraverso il controllo, deciso e responsabile, delle proprie frontiere.

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Foto del profilo di Claudio Bertolotti
Analista strategico, docente di "Analisi d'Area", esperto di Difesa-Sicurezza. Già capo-sezione Contro-Intelligence e Sicurezza della NATO in Afghanistan, si occupa di aree di crisi, interesse strategico nazionale, dialogo interculturale, internazionalizzazione e, in particolare, di flussi migratori, terrorismo, conflittualità e dinamiche sociali del Medioriente e del Nord Africa. Collabora con Università e con importanti think tank e centri istituzionali e privati, italiani e stranieri, in qualità di esperto in Conflict, Security e State Building. Ha sviluppato il seminario di “Cultural awareness” a favore dei contingenti militari in operazioni dal 2009 al 2016, ed ha operato e opera come SME (Subject Matter Expert) per organizzazioni governative e la NATO, in particolare il Centro di Eccellenza NATO “Human intelligence” contribuendo allo sviluppo della linea guida sugli aspetti umani dell’ambiente operativo. Ha scritto oltre 150 tra libri, saggi e articoli in tema di sicurezza e terrorismo. È laureato in Storia contemporanea, specializzato in Sociologia dell’Islam e dottore di ricerca in Sociologia e Scienza Politica, indirizzo Relazioni Internazionali. Infine, da buon Alpino, è appassionato di sci alpinismo.

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