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A colpire sono immigrati radicalizzati e seconde-terze generazioni

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Il terrorismo islamico è la manifestazione violenta del radicalismo strisciante e incontrastato che si sta radicando in Europa. E' una minaccia concreta alla sicurezza dei cittadini italiani ed europei tanto maggiore quanto è più alta la presenza di immigrati di seconda e terza generazione.

Intervista TV a Claudio Bertolotti

Manchester, Regno Unito: l'uccisione rivendicata dallo Stato islamico di 22 persone, per lo più adolescenti e bambini, e il ferimento di altre 59, è terrorismo islamico. Partendo dall'ultimo attacco di Parigi ai Champ Elysées, analizziamo per la trasmissione TV "Scenario" la minaccia del terrorismo, del radicalismo e le criticità di un'immigrazione clandestina incontrollata.

L'attacco di Manchester del 22 maggio, l'ultimo in ordine cronologico, segue quelli di Berlino, Parigi, Bruxelles e le altre centinaia di azioni terroristiche minori ed emulative che hanno colpito l'Europa negli ultimi due anni.

E' terrorismo ideologico che affonda le sue radici nella religione, un'interpretazione dell'Islam degenerata al punto da giustificare qualunque barbarie, compresa l'uccisione indiscriminata di bambini e adolescenti poichè quei bambini, nella visione dell'islam radicale e jihadista rappresentano gli adulti di domani. E allora due gli obiettivi: uccidere chi appartiene alla cultura nemica prima ancora che possa crescere, diventare donna o uomo, e insegnare loro, fin da piccoli, ad aver terrore, a vivere nell'angoscia. E' questo il vero obiettivo del terrorismo islamico con cui non oggi ci troviamo a doverci confrontare e difendere: imporre la sua presenza, reale e percepita, e condizionare le nostre esistenze e decisioni politiche.

Gli effetti? Morte, paura, danni emotivi, materiali, economici, limitazione o blocco dei trasporti (es. gli aeroporti) e delle comunicazioni. Sono gli effetti strategici di semplici azioni tattiche. Un terrorismo low-cost che è ben consapevole dei successi a portata di mano e forte di un bacino potenziale di attaccanti suicidi che aspirano al martirio nel nome del "loro" Islam e convinti a farlo da un'incessante quanto efficace propaganda Web e da un crescente radicalismo striciante in seno all'Europa.

Un radicalismo islamico la cui espansione è una responsabilità che ricade anche sulla politica italiana. Come? Attraverso il compromesso politico con la componente fondamentalista delle comunità musulmane, tra le quali alcune finanziate da dubbi enti stranieri di area mediorientale, che, in cambio di non pochi voti, otterrebbero un ruolo e un rapporto privilegiato con quella parte politica oggi al governo. Non stupisce quindi che il Partito Democratico abbia negli ultimi anni marginalizzato, quando non escluso, la compomente musulmana laica dalle proprie file per sostituirla con quella appartenente all'islamismo politico più conservatore e di orientamento fondamentalista. Con questa scelta si sono così creati spazi e ruoli di rilievo per quel pericoloso islamismo politico che viene invece contrastato in molti paesi musulmani.

Fintantoché a gruppi islamisti a qualunque titolo legati ai "Fratelli Musulmani" saranno riconosciuti come interlocutori, tutto questo non potrà avere fine. Al contrario è necessario un energico intervento legislativo che agisca sul piano della repressione e su quello della prevenzione del radicalismo islamico. Ma per farlo sarà necessario recidere quel legame con le associazioni islamiche radicali che si nascondono sotto la bandiera dell'"Islam moderato".

 

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Foto del profilo di Claudio Bertolotti
Analista strategico, docente di "Analisi d'Area", esperto di Difesa-Sicurezza. Già capo-sezione Contro-Intelligence e Sicurezza della NATO in Afghanistan, si occupa di aree di crisi, interesse strategico nazionale, dialogo interculturale, internazionalizzazione e, in particolare, di flussi migratori, terrorismo, conflittualità e dinamiche sociali del Medioriente e del Nord Africa. Collabora con Università e con importanti think tank e centri istituzionali e privati, italiani e stranieri, in qualità di esperto in Conflict, Security e State Building. Ha sviluppato il seminario di “Cultural awareness” a favore dei contingenti militari in operazioni dal 2009 al 2016, ed ha operato e opera come SME (Subject Matter Expert) per organizzazioni governative e la NATO, in particolare il Centro di Eccellenza NATO “Human intelligence” contribuendo allo sviluppo della linea guida sugli aspetti umani dell’ambiente operativo. Ha scritto oltre 150 tra libri, saggi e articoli in tema di sicurezza e terrorismo. È laureato in Storia contemporanea, specializzato in Sociologia dell’Islam e dottore di ricerca in Sociologia e Scienza Politica, indirizzo Relazioni Internazionali. Infine, da buon Alpino, è appassionato di sci alpinismo.

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3 Commenti su "Manchester: effetti del terrorismo islamico"

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Eugenio Diffidenti
Iscritto
Bisognerebbe trovare un giusto equilibrio tra il diritto costituzionale di libertà di culto e gli altri (costituzionali) relativi alla garanzia dei diritti fondamentali dell’individuo, alla sicurezza pubblica anche nella sua accezione di sicurezza nazionale. La peculiarità italiana relativa alla diffusione del fenomeno è anche correlata alla circostanza che ampi territori dello Stato sono di fatto sotto l’influenza della criminalità organizzata che, per il momento, sembrerebbe in qualche modo ostacolare il suo sviluppo. Non voglio nemmeno immaginare ciò che potrebbe succedere se nel futuro si dovesse saldare (anche tramite la detenzione comune nelle carceri degli esponenti dell’una e dell’altra parte e… Leggi di più
Emanuele Beluffi
Iscritto
è vero, l’islam moderato non esiste. esistono invece (e sono naturalmente la maggioranza) gli islamici moderati, da ascoltare e coinvolgere (vedi maryan ismail, buttata fuori dal PD perchè troppo liberale) nella regolarizzazione dell’islam nelle città, nelle regioni e nel paese. le direttive del ministro minniti vanno nella direzione giusta (regolarizzazione delle moschee, sermoni solo in italiano, imam scelti e conosciuti), ma alla base dev’essere il principio per cui chi entra in un paese ne deve rispettare l’impianto giuridico (si pensi a quelle enclave [di città europee] in cui praticamente la sharia si affianca all’ordinamento giuridico vigente). nell’immediato occorrerebbe poi intervenire… Leggi di più
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