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Infrastrutture e Trasporti / Sport

Lo Stadio della Roma, tra il ridicolo e il grottesco

La vicenda dello stadio della Roma è la dimostrazione di come il decisore pubblico oramai si comporti tra il ridicolo e il grottesco.

Basta ripercorrere brevemente i relativi passaggi.

Giunta Marino. Le due nuove "punte" della Associazione Sportiva Roma, Parnasi e Pallotta, scendono in campo e, ai sensi della legge sugli stadi, presentano la loro proposta. Per Marino e l'assessore Caudo lo stadio va bene lì, a Tor di Valle. Ma a condizione di realizzare un'enorme quantità di opere pubbliche, non previste e programmate precedentemente e quindi, a garanzia dell'equilibrio economico dell'iniziativa (imposto per legge, sic!), ci vogliono tre grattacieli. Grattacieli solo per uffici. Le case sono bandite dalla legge sugli stadi.

Giunta Raggi. Per l'assessore Berdini lo stadio non andrebbe bene lì ma poiché lo consente il Piano Regolatore (notoriamente Berdini ha sempre fortemente osteggiato il nuovo PRG di Veltroni, ma si sa, le leggi vanno rispettate...) va bene lì. Però non vanno bene i grattacieli in variante al PRG. Per la Soprintendenza, si dice ispirata da Italia Nostra (mai nome più giusto per una associazione conservatrice oramai alla quale aderiscono pochi amici, prevalentemente avvocati in difesa della loro attività) l'ippodromo non si può demolire. Per Grillo invece lo stadio non va bene lì, ma si lo può fare da un'altra parte. Infine per la giunta, dopo le manifestazioni di tifosi, calciatori e star dello spettacolo, lo stadio ritorna ad andare bene lì. Ma quelle opere pubbliche, che per Marino erano indispensabili e quindi di interesse pubblico, non lo sono più del tutto. I grattacieli così possono essere più bassi. Però sempre per uffici, la residenza resta (per ora) un tabù.

Vabbè che siamo il Paese dei 60 milioni di direttori tecnici della nazionale, ma è possibile che il decisore pubblico per avviare ingentissimi investimenti privati si affidi, invece che a principi di concorrenza, equità e trasparenza, alla piazza, agli umori dei commentatori e alle posizioni ideologiche di turno? Per questo l'Europa ci dovrebbe sanzionare, non per le quote latte!

E pensare che il Parlamento ha anche partorito una legge per favorire la realizzazione degli stadi! Peccato che è del tutto inefficace in quanto, malgrado il pletorico e "nuovista" apparato legislativo, anche i populisti non riescono a discostarsi dai due vecchi modelli di urbanistica ideologica e dirigista:

  • il vecchio modello del piano regolatore razional-comprensivo della legge 1150 del 1942;
  • e quello dell'urbanistica contrattata, oramai in uso da decenni, in cui le amministrazioni concedono al privato, in modo più o meno trasparente ma quasi del tutto discrezionalmente, nuove cubature in cambio di opere pubbliche e fiscalità urbana.

La novità assoluta della giunta Raggi è che nella discrezionalità della contrattazione sullo stadio un ruolo centrale lo stanno avendo sia i tifosi che i calciatori della Roma.

Quindi, da tifoso romanista, mi auguro che nei prossimi giorni, a garanzia dell'equilibrio economico della società sportiva e nell'interesse pubblico della tifoseria, il Comune favorisca l’acquisto di qualche nuovo giocatore della squadra giallorossa concedendole di realizzare di nuovo qualche grattacielo. Così "finalmente" anche il calciomercato avrà il ruolo di decisore pubblico.

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