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Programma

PER l’Italia: il nostro programma di governo del Paese

Ci siamo: il nostro programma elettorale e di governo #PERlitalia è pronto. Lo discuteremo presto in un grande evento organizzato il prossimo 2 e 3 dicembre al Teatro Franco Parenti di Milano, un appuntamento decisivo per la vita del nostro movimento. Intanto, da oggi, cominciamo a pubblicare il programma sul sito di Energie PER l'Italia. Aspettiamo di sapere cosa ne pensate e condividiamolo sui social, Facebook e Twitter.

Siamo un paese immerso nell’incertezza. Vera o falsa che sia la nostra percezione, l’insicurezza è diventata un dato costante della nostra vita quotidiana. È così per tante ragioni. Una crisi finanziaria con pochi precedenti nella nostra storia unitaria. Una recessione tanto profonda quanto protratta nel tempo. Una povertà così evidente nei centri storici delle nostre città e così nascosta, ma non meno acuta, nella aree rurali. Eventi naturali che hanno fatto tremare la terra e i cuori. Una ventata tecnologica capace di scardinare pratiche consolidate e radicate abitudini. Processi demografici che consumano il futuro prima ancora che arrivi. Il risibile buonismo con cui si è pensato di affrontare e risolvere il rapporto con la diversità implicito nei movimenti migratori. Un terrorismo al tempo stesso così lontano e così vicino. L’incertezza del diritto elevata a sistema. L’atteggiamento ondivago nei confronti dell’Europa, inteso più a coprire le nostre debolezze che non a concorrere alla sua costruzione. Una politica debole e parolaia, confusa e inconcludente. Tutto ha contribuito in questi anni al nostro smarrimento. Alla nostra sfiducia. E quindi a perpetuarne e consolidarne le ragioni.

Ma senza fiducia non si torna a crescere. E senza crescita non può esserci equità. Ricostruire un quadro di sicurezze per il Paese è dunque il punto di partenza. Restituirgli la fiducia in se stesso e nel suo ruolo internazionale è la premessa per risalire la china. È un impegno che solo un centrodestra di governo, liberale e popolare, può assolvere. Per la sua cultura, per i suoi valori, per la sua storia. Certo non può farlo la sinistra, capace di offrire sicurezze solo comprimendo i margini di libertà dei singoli, condannata – come in un girone dantesco – a chiedere che venga redistribuita una ricchezza che non sa creare e quindi forzata ad agitarsi senza mai muoversi o consentire al Paese di muoversi. Ma, specularmente, non possono farlo quei movimenti che proprio dall’insicurezza traggono forza e che quindi la seminano a piene mani, senza rendersi conto che così facendo pongono solide basi per il loro fallimento come forza di governo, e dunque per il fallimento (e non è un’espressione figurata) del Paese.

Ricostruire un quadro di certezze, allora. Ricordando che il presente e il futuro dell’Italia sono occidentali ed europei, o non sono. Chiarendo che in Europa – e nella moneta unica - ci siamo per rimanerci, e per partecipare attivamente al completamento della costruzione europea. Avanzando proposte, e non limitandoci a chiedere deroghe. Mettendo in sicurezza le finanze pubbliche, per essere credibili innanzitutto verso noi stessi. Mettendo in sicurezza il paese fisico, i suoi corsi d’acqua, i suoi borghi: il volto dell’Italia. Mettendo in sicurezza gli italiani, trattando i fenomeni migratori senza esitazioni e i fenomeni terroristici con la durezza sostanziale che meritano. Costruendo reti di sicurezza per chi sperimenta serie difficoltà economiche o per chi è investito dai processi tecnologici. Ma soprattutto restituendo dignità alla politica. Perché essa sia il punto di arrivo di percorsi professionali e personali fondati sulla competenza e sul merito, e non già punto di partenza per una vita che faccia a meno tanto della prima quanto del secondo.

Un Paese più sicuro sarà un Paese più disposto a fidarsi di se stesso e degli altri. E dunque a investire, a creare posti di lavoro veri, a crescere, a ‘rischiare’. A quel Paese non bisognerà dire cosa fare e come farlo, non bisognerà offrire bonus e regalie, ma bisognerà lasciare, piuttosto, gli spazi per muoversi, per migliorare, per cambiare. E le opportunità per farlo. Fidandosi di lui, in primo luogo. Riducendo il ruolo dello Stato tanto sul versante della spesa quanto sul versante delle entrate, quanto meno per attestarci sulla media europea e per attaccare il male della corruzione. Sostituendo alla presenza opaca dello Stato nei consigli di amministrazione delle innumerevoli partecipate la presenza trasparente dello Stato nella difesa dal rischio idrogeologico e sismico. Staccando dagli uffici pubblici il motto che da sempre vi campeggia: “qui non si assumono responsabilità”. Imponendo al settore pubblico di domandarsi quali beni e servizi la Pubblica amministrazione debba produrre e quali invece debba lasciare che vengano offerti sul mercato dal settore privato, e non già di limitarsi a produrre un po’ più efficientemente beni e servizi che sarebbe spesso opportuno non produrre. Portando in Europa non il disco rotto dell’austerità, ma il tema ben più serio del nostro Mezzogiorno e del fallimento delle politiche regionali.

Solo crescendo, creando sviluppo e benessere, potremo garantire equità. Equità, come lavoro giovanile e femminile. Equità, come un sistema educativo aperto ma selettivo, non solo pubblico e non solo privato. Equità, come riconoscimento – anche fiscale – della famiglia. Equità, come lotta alla povertà. Non già limitandosi ad aggiungere un nuovo strumento ai tanti già in campo (con risultati, come si è visto fino ad ora, straordinariamente modesti), ma ripensando alla radice molti aspetti del nostro sistema di sicurezza sociale. In qualche caso – in cui il mercato può validamente accompagnare la presenza pubblica – riflettendo su modalità diverse di finanziamento della fornitura di servizi pubblici. In altri casi - in particolare nel campo dell’assistenza - superando la natura strettamente categoriale di alcuni istituti e muovendo verso un nuovo universalismo.

Sicurezza, crescita, equità. Sono concetti che solo una forza liberale e popolare può declinare oggi congiuntamente e credibilmente. Ce lo ricordano – ormai pressoché ad ogni appuntamento elettorale – tutti i paesi europei. Offriamo anche agli italiani questa possibilità.

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2 Commenti su "PER l’Italia: il nostro programma di governo del Paese"

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Francesco Ferro
Iscritto

dove è il programma …. !!???
non leggo niente di concreto,
solo l’ informatizzazione della P.A. ????
roba da burocrati senza la minima idea di come funziona l’ Italia e la P.A.
se non avete idee perchè vi proponete ???

Roberto Gambuti
Iscritto

Spero che il programma non sia tutto qui. In che modo questo movimento intende realizzare queste belle intenzioni?

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