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Idee / Programma

PER l’Italia: gestire l’immigrazione senza ipocrisia

Discuteremo presto il nostro programma di governo PER l'Italia in due grandi eventi organizzati il prossimo 25 e 26 novembre alla Reggia di Portici, a Napoli, e il 2 e 3 dicembre al Teatro Franco Parenti di Milano. Due appuntamenti decisivi per la vita del nostro movimento. Oggi parliamo di immigrazione e di sicurezza. Aspettiamo di sapere cosa ne pensate e vi chiediamo di condividere il programma di EPI sui social, Facebook e Twitter.

Quando si parla di immigrazione, è fuorviante parlare di emergenza o sperare in soluzioni facili: si tratta di un tema epocale che segnerà i prossimi decenni dell’umanità, e cui pertanto bisogna dare risposte serie, che affrontino il problema non per i prossimi due mesi, ma per i prossimi vent’anni. Come noto, le Convenzioni internazionali per il diritto del mare prevedono l’obbligo di sbarco nel luogo più vicino, il che comporta, di fatto, una costante responsabilità giuridica in capo all’Italia. I morti nel Mediterraneo - 30mila negli ultimi 15 anni - sono solo l’ultimo tassello di una situazione che è ormai ingestibile e drammatica, in primo luogo per gli stessi migranti. I quali rischiano la vita per giungere, nella migliore delle ipotesi, in un Paese assolutamente inadeguato a integrarli in modo sano. Un Paese che li ha sinora accolti senza limiti, tergiversando nel rendere rigorosa la procedura di identificazione, salvo poi dimenticarli nei centri di accoglienza, nelle periferie e nelle campagne, secondo un’idea di accoglienza ipocrita e pericolosa.

Tutto questo deve cambiare. Chi sceglie di vivere in Italia deve conformare i propri comportamenti a quelli della nostra società, perché nessuna convinzione religiosa o personale può scavalcare il rispetto dei nostri valori e della nostra cultura. Un Paese accogliente è un Paese che afferma e fa rispettare la libertà della persona, la laicità dello Stato, il lavoro legale, le attività economiche regolari, i diritti delle donne. Sottovalutare il problema migratorio, non governare i fenomeni di devianza sociale e degrado ambientale, rischia invece di alimentare il già forte sentimento di insicurezza e di rifiuto sociale. Il nostro obiettivo è pertanto governare il fenomeno con fermezza e pragmatismo, riducendo drasticamente la pressione migratoria, sconfiggendo le filiere criminali che gestiscono il traffico di esseri umani nel Mediterraneo, garantendo sicurezza e coesione sociale agli italiani e agli immigrati regolari, secondo una logica semplice: legalità in cambio di diritti.

La nostra strategia di gestione dell’immigrazione deve puntare, innanzitutto, a fermare il flusso incontrollato di persone nel Mediterraneo. Ciò può avvenire:

  • eliminando dalla normativa nazionale l’istituto della “protezione per motivi umanitari”, non prevista da alcuna direttiva europea, e sostituendola con i normali requisiti per l’attribuzione dello status di rifugiato;
  • avviando nuclei di intelligence alla specifica individuazione delle filiere criminali del traffico di esseri umani;
  • inibendo alle nostre navi e a quelle delle Ong l’accesso alle acque territoriali libiche;
  • richiedendo l’attivazione di un’operazione regionale nel Mediterraneo che includa tutte le operazioni attualmente in corso, per selezionare in territorio libico e distribuire i migranti soccorsi in modo uniforme sull’intero territorio europeo o, nel caso in cui quest’ultima richiesta non avesse successo, chiudendo immediatamente i nostri porti alle operazioni di salvataggio del Mediterraneo;
  • adottando patti con i Paesi africani di origine e transito (Libia, Ciad, Nigeria, Mali, ecc.) e con le principali organizzazioni internazionali (Unhcr, Oim) per la costruzione di centri di smistamento dei richiedenti asilo dai migranti economici, creando dei corridoi umanitari a livello europeo su base di quote di distribuzione obbligatoria tra gli Stati membri e sostenendo, in cambio, la  capacity  building di quei Paesi;
  • coinvolgendo senza attendere l’Unione europea l’Egitto, la Tunisia e l’Algeria, per individuare su quelle coste i porti sicuri in cui portare i migranti e costruire in quei luoghi centri di rimpatrio efficaci e sicuri, e stringendo accordi incentivanti con i Paesi d’origine, mirati al rimpatrio.

Vi è poi una serie di azioni di lungo periodo da attivare a livello europeo. Innanzitutto deve essere contrastata con forza la riforma in atto del Regolamento Dublino, che è ancora molto onerosa per il nostro Paese, imponendoci perché in esso sia prevista come misura di solidarietà automatica una base obbligatoria di ripartizione dei migranti garantita, in caso di inottemperanza di uno Stato membro, dall’avvio automatico di procedure di infrazione. L’Unione europea dovrebbe inoltre predisporre, nel lungo periodo, un piano di rimpatri operativo e credibile, prevedendo stanziamenti finanziari adeguati e stringendo urgenti accordi di riammissione con i Paesi terzi. Infine, è urgente adottare piani di cooperazione allo sviluppo di lungo periodo, realmente in grado di fermare il flusso migratorio all’origine nei prossimi decenni. Ciò comporta, ovviamente, il trasferimento di risorse dall’accoglienza alla cooperazione, ma soprattutto la revisione dell’elenco dei Paesi destinatari degli aiuti allo sviluppo, oggi totalmente incoerente con l’obiettivo prefissato.

Per quanto riguarda gli ingressi per motivi di lavoro, va abbandonato il sistema della programmazione per quote generiche annuali, sostituendolo con uno più flessibile basato sul rilascio, alle imprese o ad intermediari accreditati, di una pre-autorizzazione  per la selezione di personale , previa  verifica della carenza di offerta disponibile nel territorio e trasformabile in permesso di soggiorno per motivi di lavoro dopo l’accertamento delle condizioni di sussistenza della qualifica professionale,  assenza di reati a carico, apprendimento della lingua e  disponibilità di un’abitazione.

Infine, servono regole che garantiscano reale possibilità di integrazione per gli immigrati regolari che desiderino fare parte della nostra società. Gli ingredienti delle politiche di integrazione da realizzare sono noti ma non semplici. Ciò che dovrebbe essere attivato, innanzitutto, è un albo per i soggetti accreditati a partecipare ai bandi per la gestione dei centri di accoglienza e di un’attività di ispettorato per la verifica delle attività svolte. Ad essa dovrebbe accompagnarsi la definizione di un piano di inserimento lavorativo sul piano nazionale, sulla base di un codice di diritti e doveri del migrante, avvalendosi di agenzie del lavoro accreditate per sviluppare programmi personalizzati di inserimento e remunerati sulla base dei risultati ottenuti. Infine, dovrebbe essere introdotto un percorso di acquisizione della cittadinanza basato non sullo ius soli, bensì su una valutazione dei comportamenti delle persone e dei nuclei familiari in ambito civile, scolastico e lavorativo, così da verificare il reale livello di integrazione delle persone nella nostra società, a partire dalla conoscenza della lingua e dal rispetto dei diritti delle donne.

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