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Idee

L’ingegnere informatico come motore per l’innovazione

La riforma della Pubblica Amministrazione, nei termini della digitalizzazione dei processi, è argomento che da molti anni trova spazio nelle agende di Governo. Il percorso che porterà ad una completa digitalizzazione dei processi e delle procedure è complesso, e terrà impegnati sull’argomento un buon numero dei futuri Governi del nostro Paese.

In termini del tutto generali, mettendosi nell’ottica del cittadino, o impresa, cliente del servizio erogato dalla PA (fornitore del servizio), la relazione tra cliente e fornitore è intermediata da un ufficio preposto alla relazione con il pubblico. Tale ufficio indirizza il cliente verso un’analoga struttura, appartenente all’ente pubblico preposto, con il compito di fornire informazioni o, in generale, risposta alle istanze del cliente.

Le informazioni necessarie all’espletamento delle richieste del cliente sono, frequentemente, trasversali a vari uffici della PA e, in molti casi, non essendo stato definito un ente responsabile (c.d. owner di processo), l’incombenza di comporre il quadro di insieme dell’istanza ed ottenere tutte le informazioni richieste è demandato alla buona volontà del cliente (cittadino / impresa). A questo punto, per contro, il cliente non ha la certezza di aver ottenuto tutte le informazioni necessarie proprio perché non esiste un unico riferimento per il processo seguito.

Come detto in apertura, la PA, da alcuni anni sta cercando di digitalizzare i propri processi interni ed esterni (quelli rivolti al cittadino/impresa) in modo da fornire un servizio completo e puntuale. La digitalizzazione ha, infatti, il pregio, di eliminare intermediazioni inutili e ridondanti, e di rendere l’iter del processo completo di tutte le informazioni necessarie, fornendo altresì un unico punto di relazione con il cliente: il cosiddetto sportello telematico.

Per lo studio e la digitalizzazione dei processi la PA, nelle sue varie declinazioni, dai Ministeri fino al più remoto Comune, si è avvalsa dell’opera di una miriade di grandi, medie e piccole aziende, dalle multinazionali provenienti anche da oltre oceano fino al piccolo fornitore di sistemi informatici di quartiere. Ciò comporta diversi problemi. Primo: le sopra citate realtà si trovano ad operare conformemente alle direttive e regolamenti emanati dagli enti pubblici competenti, talvolta istituiti ad hoc. Secondo: la tutela nel trattamento delle informazioni sensibili e della privacy, specialmente nella gestione da parte di grandi società straniere, non è sempre facile da garantire. Terzo: nel caso di piccole e medie società, molto spesso la PA fa affidamento su società diverse in tempi diversi, così compromettendo notevoli vantaggi generati dalle economie di scala.

Da qui la proposta: perché invece non facciamo affidamento sugli ordini professionali? Si tratta di strutture già previste dall’ordinamento giuridico, che necessiterebbero soltanto di piccole modifiche nelle finalità previste per legge e che porterebbero un indubbio beneficio nella progettazione, nella realizzazione e nella gestione (tecnica) dei processi digitali della PA. Sono presenti in tutto il territorio nazionale, hanno a disposizione un buon numero di professionalità - che permetterebbero interventi anche multidisciplinari - ed essendo regolati per legge anche da un rigoroso codice deontologico rappresenterebbero il partner ideale per le pubbliche amministrazioni.

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