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Cultura / Idee

L’industria culturale in Italia c’è ma non si ve(n)de

Leggiamo poco: e questo si sapeva. Siamo i penultimi in Europa a esportare il nostro patrimonio culturale: non ne eravamo certi ma saperlo non ci sorprende. Infine il settore cultura non dà lavoro: sappiamo anche questo, citofonare ex neolaureati attualmente impegnati nei call center. Dire che il quadro offerto dall’Istat sia a tinte fosche è dir poco: qui la situazione pare drammatica. I dati forniti dall’Istituto di Statistica risalgono al 2015 e chissà se nel corso degli ultimi due anni la situazione è cambiata (in peggio).

La lettura dell’articolo di Marco Cobianchi pubblicato sul Giornale ci dice chiaramente una cosa: la cultura in Italia sarebbe (condizionale d’obbligo) un comparto a dir poco florido, ma c’entrano poco gli investimenti pubblici nel settore. L’Italia nel 2015 ha stanziato 12 miliardi contro i 29 della Francia,  ma stiamo parlando di due Paesi in cui è forte (per l’Italia vale il verbo al passato) la presenza dello Stato nei settori di rilevanza nazionale. Che dire allora della Gran Bretagna, che tra il 2006 e il 2015 ha raddoppiato la quota di esportazione (stiamo parlando di un tipo particolare di merce, l’industria culturale appunto) portandola a occupare il 32,6% di tutti i beni culturali esportati dai paesi UE nel resto del mondo?

Eppure dall’articolo di Cobianchi si evince che gli imprenditori culturali italiani si danno un gran daffare, vedi ad esempio gli editori (non solo quelli grossi): "Il mondo dei libri italiano, considerando gli editori piccoli, medi e grandi, ha infatti venduto a editori esteri i diritti per ristampare 973 libri italiani ma ha comprato dall'estero i diritti per ristampare in italiano 10.327 opere. Ovviamente a fare man bassa dei titoli stranieri sono gli editori grandi, come mostra il grafico in queste pagine. Ma anche i piccoli editori non scherzano. Sono riusciti a vendere all'estero i diritti per 26 opere ma ne hanno comprati per 256", scrive Cobianchi, chiedendosi "se gli Italiani non leggono, gli editori che ci stanno a fare? Perché investono così tanto nell’acquisto dei diritti? E se 'ciò che fanno [gli artisti italiani] piace solo fino al Brennero', per quale ragione le Biennali di Venezia sono sempre piene di turisti?".

Forse è la verità di un vecchio adagio, secondo cui l’italiano medio è uno che si ingegna e alla fine la sfanga. Forse proprio per questo andrebbe aiutato, non solo e non necessariamente con gli aiuti di Stato (che cambiano destinatario a seconda del colore della maggioranza politica), ma ponendolo nella condizione di “preoccuparsi di meno a ossequiare la trascurabile compagnia di giro dei circoli intellò nostrani e smetterla di chiedere sussidi statali". Come? Ve lo spieghiamo qui.

 

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Foto del profilo di ebeluffi
Attualmente: Coordinatore del gruppo di lavoro_Cultura di Energie PER l'Italia. Curatore di ottanta mostre (aggiornamento dicembre 2016) in gallerie private e autore delle relative pubblicazioni, fra cui una monografia Skira. Articolista de Il Giornale OFF, inserto culturale de Il Giornale (web e cartaceo). Pregresso: Collaboratore di Exibart, Artribune, Espoarte, ArtsLife. Editore di una rivista d’arte, già cartacea e ora online (kritikaonline.com), attualmente conservata al Centre Pompidou e presentata a diverse fiere internazionali d'arte contemporanea. Archivista presso Fondazione Biblioteca di via Senato. Articolista del settimanale Il Domenicale(2005/2006). Promotore editoriale presso Mursia e svariate agenzie di comunicazione -Armando Testa, Saatchi and Saatchi, Loewe Pirella, Leo Burnett et cetera (2007). Assistente personale del gallerista Massimo Carasi (The Flat Massimo Carasi, Milano) e dell'artista Anna Valeria Borsari (Fondazione Ar.Ri.Vi - Archivio Ricerche Visive, Milano). Publiredazionali in agenzia di pubblicità specializzata nel settore librario e bibliotecario (Argentovivo srl, Milano). Archivista presso Biblioteca d'Arte del Castello Sforzesco di Milano (2004) e Ciessevi, Centro Servizi per il Volontariato della provincia di Milano (2003). Laureato in Filosofia, vivo e lavoro a Milano.

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