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Idee

L’importanza di rinnovare: confronti di idee tra più generazioni

di Pietro Ruffeli

 

Il 29 marzo 2017 resterà una data indelebile nella storia dell’Unione Europea. E non solo perché l’abbandono della comunità da parte della Gran Bretagna è un fatto estremamente significativo a causa delle dimensioni culturali del soggetto in questione, ma anche perché i sempre più numerosi movimenti antieuropeisti hanno finalmente un precedente: uscire è possibile.
L’idea di abbandonare la Comunità non è di certo nata dal nulla in Inghilterra: la Brexit è stata vissuta come un evento meno epocale di quanto invece possa sembrare agli europei continentali e in particolar modo a chi è nato negli anni ’90 e ha conosciuto l’Europa cementata definitivamente con i trattati di Maastricht. Tra i cosiddetti millenials, infatti, anche chi è un fiero anti-europeista non può non riconoscere un legame indivisibile che lo lega all’entità continentale in quanto cittadino austriaco, spagnolo o greco. La questione del “sentirsi italiani o europei” non si pone, dal momento che fin dalla nascita si è sia l’una che l’altra cosa e non solo a livello burocratico, legislativo e monetario.

Questa inevitabile differenza di punti di vista è sicuramente una delle cause della Brexit, ma il quadro deve essere analizzato in maniera molto più ampia: la politica di oggi non può prescindere da un’iniezione di linfa nuova nelle sue arterie vecchie e stagnanti. Ciò è stato già affermato in passato, ma le motivazioni più importanti sono spesso state trascurate. Più volte l’ingresso di giovani in politica è stato un vero e proprio specchietto per le allodole, dal momento che un nome nuovo veniva utilizzato per dare quell’idea di rinnovamento che impedisse (solo nella forma) l’ingrigirsi dell’immagine di un partito o di qualsiasi altra istituzione politica. In altri casi, in cui l’iniziativa partiva proprio dalle nuove leve, la convinzione di essere il deus ex machina in grado di portare una ventata d’aria fresca in un panorama stagnante è stata l’unica freccia all’arco di questi presunti rinnovatori.

L’ingresso di giovani invece deve essere un inserimento graduale, un innesto di nuove menti in grado di ampliare le vedute di chi c’è già, fornendo punti di vista alternativi in quanto – tornando al discorso sull’Unione Europea – parecchi temi sono inevitabilmente affrontati in maniera totalmente diversa per motivi generazionali. Un ventenne e un sessantenne possono avere la stessa idea sull’Euro o sulla politica monetaria, ma le motivazioni saranno inevitabilmente differenti, a causa delle diverse esperienze di chi ha vissuto un’Italia esclusivamente Eurodipendente e chi invece ne ha attraversate più fasi.
Ovviamente questo processo può essere pensato secondo la prospettiva opposta. Le nuove leve devono infatti inserirsi in maggior numero negli ambienti politici italiani, ma senza un processo di ‘’rottomazione’’. Vale infatti lo stesso discorso fatto in precedenza sulla diversità di opinioni legata alle differenti situazioni vissute e senz’altro chi si inserisce in un determinato ambiente non può prescindere da quello che è successo fino a quel momento

Il tema del rinnovamento come innesto di nuovi punti di vista differenti a seconda della generazione non dev’essere un unicum dell’establishment o della composizione di un partito, ma deve riguardare ogni tipo di iniziativa. Chiaramente l’inserimento di persone più giovani di “facciata” aiuta, come già detto, a rinnovare l’immagine nella forma, ma per arrivare a modificare la sostanza è necessario che anche i progetti e le iniziative risentano di questa policentricità di opinioni.

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