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Idee

L’illusione della prescrizione

Uno dei punti fondamentali della riforma della Giustizia del Ministro Orlando (al momento ferma in Senato) prevede la parziale modifica della disciplina della prescrizione. Al di là del merito della riforma, che allungherà di fatto il tempo necessario alla maturazione della prescrizione del reato, è lecito chiedersi come mai, da anni, il dibattito sulla riforma della Giustizia in Italia si incentri proprio su questo tema. Oltre alle motivazioni di giustizia sostanziale (per cui non sarebbe socialmente accettabile che un colpevole non venga punito per il solo trascorrere del tempo), un argomento forte di critica alla prescrizione sta nell’addebitare a tale istituto la causa dell’eccessiva durata dei processi. Secondo la vulgata dominante, infatti, gli Avvocati farebbero di tutto per prolungare i processi e giungere così alla prescrizione del reato contestato al proprio assistito. Disinnescata la tagliola della prescrizione, invece, tutte le parti in causa avrebbero interesse ad una rapida definizione del procedimento. Assunto che, oltre a risultare ingeneroso nei confronti della categoria degli Avvocati e della loro professionalità, non tiene conto di alcune delle cause della eccessiva durata dei procedimenti, non certo ascrivibili ai difensori. Buona parte delle prescrizioni, infatti, si consuma nella fase delle indagini, quindi per ragioni non certo ascrivibili alla difesa (anche se su tale punto conseguenze positive potrebbe avere una novità prevista dalla riforma Orlando: l’introduzione dell’obbligo per il P.M. di esercitare l’azione penale, o di chiedere l’archiviazione, entro tre mesi dalla chiusura delle indagini). Così come non sono certo imputabili alle presunte tecniche dilatorie della difesa i rinvii a lungo termine dovuti ai ruoli oberati da procedimenti o i ritardi nel deposito delle motivazioni delle sentenze. Tutte criticità del sistema Giustizia dovute all’eccessivo numero di procedimenti penali. Siamo, quindi, così sicuri che il prolungamento dei tempi per la prescrizione sia la soluzione per ridurre le lungaggini processuali e non possa invece produrre l’effetto contrario? Di buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno, come insegna la saggezza popolare, senza scomodare il sociologo statunitense Robert K. Merton che teorizzò la “legge delle conseguenze involontarie o non previste”, che si verifica quando si pianificano azioni che producono risultati imprevisti. La spada di Damocle della prescrizione, infatti, spinge il Giudice ed il P.M. a ridurre i tempi dei procedimenti. Inoltre la prescrizione ha svolto, finora, nella prassi, un ruolo deflattivo, ponendo termine a procedimenti che non avrebbero portato a nessun risultato (per l’irreperibilità delle parti o dei testimoni; per l’affievolirsi dell’interesse delle parti, dell’allarme sociale per il reato e dell’interesse punitivo dello Stato, dato il tempo trascorso dalla commissione dei fatti), sgravando così le Procure ed i Tribunali da tale fardello, permettendo di concentrare risorse ed energie su altri procedimenti. La prescrizione è il contraltare necessario della obbligatorietà dell’azione penale.  Negli ultimi anni, ad esempio, per ovviare alla eccessiva mole di procedimenti pendenti, si è imposta la prassi, da parte delle Procure della Repubblica, di adottare dei criteri di priorità, con conseguente accantonamento dei procedimenti prossimi alla prescrizione; pratica stigmatizzata dal C.S.M. perché non teneva conto delle aspettative e dei diritti delle parti offese. Rendere più difficoltoso il sopraggiungere della prescrizione, senza l’adozione di adeguate misure deflattive dei procedimenti (revisione dell’obbligatorietà dell’azione penale, depenalizzazione di numerose fattispecie di reato, incentivazione dei riti alternativi; sul solco di alcune riforme positive come la non punibilità per particolare tenuità del fatto o le recenti depenalizzazioni), produrrà come risultato che molti procedimenti si protrarranno stancamente ed inutilmente, ingolfando ulteriormente la macchina della Giustizia e prolungandone i tempi già biblici.

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