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Cultura / Idee

L’antifascismo di maniera

L’antifascismo di maniera è tornato nuovamente alla ribalta. Sembrava che le categorie di fascismo e antifascismo fossero state definitivamente consegnate alla Storia, ma la proposta di legge di Emanuele Fiano ha riportato questa usurata dialettica all’ordine del giorno. Sgombriamo subito il campo da equivoci: la Resistenza e l’antifascismo sono imprescindibili per capire la storia della nostra Repubblica, negare il loro valore significherebbe ignorare le radici politiche del Bel Paese. Chi scrive non vuole assolutamente mettere in discussione questi valori, ma evidenziarne l’origine storica e l’uso strumentale che se ne è fatto negli ultimi anni.
In questa sede non si analizzerà la proposta di legge nel merito, cosa peraltro fatta egregiamente in alcuni articoli ma ci si concentrerà sul ruolo dell’antifascismo nell’Italia repubblicana.

Quel che è chiaro è che la proposta di legge avanzata da Fiano, per le modalità e i toni con cui è stata presentata, è chiaramente anacronistica. Questo per una ragione squisitamente storica. L’unità antifascista, nata dalla svolta di Salerno, ha avuto una forza propulsiva che è durata circa un cinquantennio, dal 1944 al 1994, dopodiché ha perso la sua forza e il suo senso politico. Per comprenderlo basta pensare alla Costituente, o al progetto del centrosinistra organico orchestrato da Moro. Ma è soprattutto con i governi di Solidarietà Nazionale (1976-1979) che emerge la forza politica dell’antifascismo, il cui culmine coincide con il tentativo di includere il Pci nella maggioranza. Dopo l’uccisione di Moro, l’antifascismo inizia una parabola discendente. Da quel momento il termine viene usato in contrapposizione agli avversari politici che vengono tacciati di fascismo; e l'antifascismo perde il suo valore originario, anche per il tramonto dei movimenti reazionari che si ispiravano al fascismo.

Con il crollo della prima Repubblica, e dei partiti che l’avevano fondata, anche il valore politico dell’antifascismo è stato fortemente ridimensionato. Liquidati i partiti che erano stati gli artefici dei patti ciellenistici, l’antifascismo ha perso la sua forza politica trasformandosi in un semplice valore di parte. A questo esito ha contribuito massicciamente anche Berlusconi che, sdoganati i postfascisti del Msi, ha annullato quella che per un cinquantennio era stata la pregiudiziale del sistema politico: l’antifascismo.
Tuttavia questo ''sdoganamento'' è stato ridimensionato dalla svolta di Fiuggi e dalla nascita di An (1995). Questi eventi hanno comportato un effettivo superamento del fascismo: almeno formalmente, dal 1995, nessun dei partiti più importanti si ispirava più al Ventennio.
Da quel momento l’antifascismo, da valore condiviso alla base della Repubblica, si è via via trasformato in un valore fortemente di parte, venendosi ad identificare con gli anni nell’antiberlusconismo. Anche per questo l’antifascismo ha perso il suo valore autentico, configurandosi come un antifascismo di maniera.

L’antifascismo, insomma, si è trasformato nel tempo da volere unificante e fondante, a valore di una sola parte del Paese, spesso utilizzato per denigrare l’avversario politico. Le accuse di criptofascismo mosse durante la Seconda repubblica, non a caso, sono state infinite e a farne le spese è stato spesso il centrodestra. L’uso del termine fascista per indicare qualsiasi comportamento autoritario e illiberale è divenuto una prassi diffusa. Questo ha comportato una sorta di defascistizzazione retroattiva del fascismo, fascistizzando elementi lontani da quello che fu il Regime, generando un grave riduzionismo, che ha allontanato dalla comprensione del fenomeno storico individuato con il nome fascismo.

Come si può dunque vincere la propaganda pseudo fascista che circola sui social media? L’antidoto si chiama istruzione: solo con la comprensione del fenomeno è possibile limitare le cretinerie che vengono diffuse sul Web. La stretta proposta da Fiano non va nella direzione della comprensione, ma si limita ad una repressione che non coglie il cuore della questione. Superati i tempi delle lotte tra antifascisti e fascisti, è ora che la Storia faccia davvero il suo corso.

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Foto del profilo di Martino Loiacono
Laureato in lettere moderne, con un debole per la Storia contemporanea e per la politica. Liberale.

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