Responsive Ad Area

Condividi

In primo piano

La verità sulla politica economica. E il rischio Troika

L'intervista rilasciata alla Verità di oggi, 28 maggio

«La commissione d'inchiesta sarebbe stato un gesto politico contro l'ex premier. Adesso il centrodestra non assecondi Renzi con il voto anticipato, porterebbe l'Italia al commissariamento»

Stefano Parisi, già candidato sindaco a Milano, è a Catania. In vista delle elezioni regionali d'autunno. Partecipa a un convegno sull'immigrazione e sui temi geopolitici. Più volte, però, si concentra sulle debolezze strutturali del nostro Paese, soprattutto sulle questioni finanziare e sul rischio bail in. Per essere forti all'esterno bisogna essere sani all'interno. E il tema è quanto mai caldo e d'urgenza.

Le due banche venete sono state messe hi freezer, quando verranno decongelate, però, che cosa succederà? «Non è facile rispondere, perché si sta camminando sul filo del rasoio e se si cade, a pagare saranno i risparmiatori e gli obbligazionisti».

Al di là delle responsabilità dei manager e delle gestioni precedenti, tracciamo le colpe della politica. Magari con nomi e cognomi... «I problemi vengono da lontano. Già nel 2009 e nel 2010 appariva chiaro che sarebbe servito un intervento di riequilibrio. Stavano cambiando i rapporti tra finanza ed economia. Gli altri Paesi europei sfruttarono il momento e fecero grandi operazioni di pulizia delle sofferenze. L'Italia aveva a disposizione i Tremonti bond e non li ha usati, e avrebbe dovuto fare una mossa radicale sul modello bad bank tedesca».

Perché non si fece? «Banalmente per orgoglio politico. Solo che ora stiamo andando verso l'unione bancaria europea. Le altre nazioni hanno consolidato il sistema del credito, noi no. Ci troviamo senza strumenti e in attesa di Il segretario del Pd ha cavalcato con dolo la questione credito per spingere il Si al referendum scelte prese molto più a Nord del nostro confine. Il che non significa che le responsabilità stanno in Europa. L'impasse attuale ha un colpevole. Si tratta di Matteo Renzi, che ha una colpa doppia».

In che senso? «Il suo atteggiamento politico è doloso. Perché non ha solo sottovalutato il rischio banche. Ma l'ha cavalcato per spingere gli elettori a votare Si al referendum. Dopo aver negato i rischi - basti ricordare che a febbraio 2016 aveva suggerito di investire in Mps - ha improvvisamente sterzato. Ha pubblicizzato i pericoli imminenti, salvo bloccare tutte le soluzioni. Il suo obiettivo è stato quello di alzare la temperatura per dimostrare che, in caso di vittoria del No, tutto sarebbe crollato. In realtà, nulla è crollato. I problemi sono esattamente gli stessi del maggio scorso, quando nacque il fondo Atlante».

Che ne pensa del fondo guidato da Alessandro Penati, praticamente il tentativo organizzato dalle Fondazioni di gestire l'enorme massa di non performing loans, le sofferenze bancarie? «Sarebbe stata la strada giusta. Se solo fosse stata l'unica. Nel senso che doveva essere percorsa in modo unilaterale. Sia dalle banche che dalla politica. Invece, come ho detto sopra, il governo ha aperto nuove strade e ha soppresso sul nascere operazioni che si sarebbero rivelate di supporto al fondo Atlante. Mi riferisco alla cordata di Corrado Passera su Mps. È stata fatta saltare per motivi politici».

L'ha bocciata Pier Carlo Padoan? «Il governo, direi. Non credo Padoan di per sé».

II suo parere sulla gestione dei temi bancari da parte del ministro... «Ha assecondato le scelte politiche. Sarebbe stato meglio se avesse fatto il tecnico, in questo caso».

In tema di responsabilita. La commissione d'inchiesta sulle banche esiste sulla carta. E quasi sicuramente non porterà a nulla. Nessuno spinge se non a parole. Anche il centrodestra è latitante. Perché sembra non aver fatto vera opposizione? «Al di là del tema che le commissioni d'inchiesta storicamente non hanno mai prodotto granché. In questo caso però sarebbe stato un forte gesto politico, soprattutto contro Renzi. Concordo: il centrodestra è stato molto tiepido. Capisco che i problemi vengono da lontano ma di fronte a uno choc sociale di queste dimensioni i partiti non devono tirarsi indietro, ma avere il coraggio della ricerca della verità e delle responsabilità. I risparmiatori traditi lo pretendono».

L'ennesimo momento circolare in cui si trova l'Italia. Le sofferenze bancarie non possono essere inflate sotto il tappeto. E lei che farebbe. «Non è un tema da prendere da sé. Va affrontato assieme all'altro rischio Paese. Quello dei conti pubblici. II governo Gentiloni e ancor più il Parlamento ammettano apertamente il pericolo in cui si trova l'Italia e dicano che il Paese deve essere messo in sicurezza. Bisogna farlo prima delle elezioni».

La scaletta? «Per prima cosa si avvia la riforma del sistema elettorale, su modello tedesco. Con sfiducia costruttiva inserita in Costituzione. Si può fare in cinque mesi, il tempo che Monti impiegò per inserire il pareggio di bilancio nella Carta. Nel frattempo si vara una vera Finanziaria 2018 che affronti il tema dei tagli e riproporzioni le tasse. Al più presto si vara anche un piano nazionale (lo si è già fatto in un certo senso con i Gacs) per le sofferenze bancarie. Se si va alle elezioni prima di aver affrontato tutti e tre i temi, significa solo andare incontro alla Troika».

Anche qui il centrodestra, non sembra pensarla come lei. «Se il centrodestra asseconda l'ossessione di Renzi di tornare prima possibile a Palazzo Chigi non cornprende il rischio. Quello di far commissariare questo Paese».

 

Condividi

Scrivi un commento

Diventa il primo a commentare!!

wpDiscuz

Password dimenticata

Registrati