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“La Rivoluzione Liberale”


Il 19 giugno 1901 nasceva a Torino Piero Gobetti, ideatore del termine "rivoluzione liberale". Tante furono le analogie della fase politica che visse Gobetti con quella che l'Italia attraversa oggi. Nel febbraio 1922, anno in cui uscì il primo numero della rivista "La Rivoluzione Liberale", il paese attraversava il delicato periodo compreso fra il "biennio rosso" (1919-1920) e la marcia su Roma del 31 ottobre 1922. Gobetti proponeva una soluzione liberale alla debolezza della politica ed alla fragilità dei governi che i cittadini avvertivano distanti ed inadatti. Quei governi che non erano stati in grado di trovare alcuna soluzione alle lotte operaie e contadine, all'occupazione delle fabbriche del settembre 1920, alle tendenze anarchiche ed al caos politico-sociale che il popolo sentiva ormai pericolosamente vicino. L'obiettivo di Gobetti e de "La Rivoluzione Liberale" era quello di "Energie Nove" (rivista da diretta in precedenza), ossia di "formare una classe politica nuova e cosciente delle esigenze sociali nascenti dalla partecipazione del popolo alla vita dello Stato". Fu insomma uno dei primi a comprendere che l'Italia stava per gettarsi in braccio alla tentazione del fascismo. Alla tentazione di soluzioni "facili" ed immediate, seppur illiberali ed autoritarie, ai problemi dell'epoca. Gobetti fu tra coloro che cercarono una disperata svolta di libertà.
Il periodo socio-politico che l'Italia vive oggi è forse quanto di più simile si possa immaginare a quella pagina di storia. Forse non c'è l'imminente pericolo della dittatura o della deriva autoritaria, tuttavia coincide la striscia di governi (ormai quattro in sei anni) che il popolo avverte lontani da sè e dai suoi problemi quotidiani. Governi che non sono stati in grado di porre soluzioni ai problemi dell'immigrazione insostenibile, della crisi economica, del debito pubblico, della allarmante disoccupazione giovanile. Coincidono le scorciatoie proposte da partiti/non-partiti, che avanzano spesso ricette impercorribili e volte al risultato elettorale più che alle reali soluzioni delle questioni. Coincide la delegittimazione dell'avversario, etichettato come disonesto, ladro e corrotto pur di mascherare e camuffare la propria incapacità politica.
Oggi sembra però affacciarsi all'orizzonte una rinnovata spinta del popolo italiano verso soluzioni di libertà, purché concrete e pragmatiche. Pare rifiorire la naturale tendenza al dialogo ed alla ricerca di soluzioni vere e durature. Che non diano solo momentanea sazietà agli spiriti inquieti, ma la profonda soddisfazione di veder fiorire un'Italia profondamente rinnovata.

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