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Disegni di legge / Idee / Programma

La questione romana, una soluzione belga

di Francesco Spera (francescospera92@gmail.com)

 

Roma è insieme troppo grande e troppo piccola: è troppo grande per il governo di prossimità dei servizi ai cittadini e della vita di quartiere, ed è troppo piccola per il governo dei processi demografici, economici, infrastrutturali, ambientali e urbanistici ormai dilaganti su scala regionale.

L’attuazione dell’art. 114, terzo comma, della Costituzione, è stata un’iperbole complicata e disastrosa, partita dalla legge-delega sul federalismo fiscale (42/2009), dai tre decreti attuativi (156/2010, 61/2012, 51/2013), per finire con la legge “Delrio” (56/2014). Cosa si auspicava? L’obiettivi della legge sul “federalismo fiscale”, articolo 24, era quello di creare una nuova Città metropolitana di Roma Capitale ed una sola fonte del diritto di derivazione statale così come previsto dalla riserva dell’art. 114 della Costituzione, con la conseguente dissoluzione del vecchio Comune di Roma Capitale. Il risultato è stato solo l’ulteriore frammentazione della disciplina, una stratificazione amministrativa e la persistenza del Comune di Roma, a cui è ancora attribuita la disciplina relativa alla Capitale. In definitiva è stata disattesa la riserva di legge statale prevista dalla Costituzione e nessuna disciplina differenziata si è avuta per la Capitale rispetto agli altri enti locali. In questo modo la classe dirigente romana non è stata dotata degli strumenti amministrativi necessari per affrontare il problema della governance di un’area vasta e densamente popolata, contente al suo interno uno Stato a forte vocazione internazionale. La Città metropolitana romana costituita nel 2014 è bensì un ente che costituisce la Repubblica, ma non ha potestà legislativa che è riservata solamente allo Stato e alle Regioni. Esso è un ente di decentramento amministrativo, ad elezione indiretta e le cui competenze sono limitate e definite dalla Corte dei Conti in una Relazione del 2015 come “ambigue e generali, vere e proprie competenze amministrative […]”.

Un possibile rimedio potrebbe essere dato dalle soluzioni adottate dalle altre Città Capitali europee come per esempio quello dell’area metropolitana di Bruxelles che presenta delle peculiarità uniche e poco note che la differenziano da altri modelli. In breve le specialità di Bruxelles sono le seguenti: due livelli di governo locale, ossia quello regionale e quello comunale; Regione di Bruxelles Capitale quale terza Regione del Belgio federale simbolo di Unità del Paese; autonomia comunale, caratterizzata dall’esistenza di 19 Comuni che compongono il territorio della Regione bruxellese.
In aggiunta le Istituzioni europee presenti nella città rappresentano per Bruxelles quello che la Città del Vaticano rappresenta per Roma, ossia uno Stato nello Stato. Questa caratteristica è pressoché unica nel panorama europeo o internazionale. L’impatto di queste realtà nella vita cittadina è enorme, in termini economici, demografici ed urbanistici.

Il Comune di Bruxelles è quindi uno dei diciannove communes della Regione di Bruxelles-Capitale. La disciplina dei comuni bruxellesi è regolata dalla Costituzione belga (nei suoi principi) e da una legge federale. Il Sindaco del Comune di Bruxelles (Borgomastro) è nominato dal governo della Regione di Bruxelles-Capitale tra i consiglieri eletti in seno allo stesso Comune per un periodo di 6 anni. La Regione di Bruxelles-Capitale ha invece conseguito l’autonomia legislativa ed il rango di ente federato nel Gennaio del 1989. La Regione possiede tutte le attribuzioni e l’autonomia legislativa ed esecutiva delle altre due regioni federate. Nelle sue competenze le proprie leggi non trovano nessun limite se non nei principi della Costituzione.

Questa rapida analisi della situazione bruxellese potrebbe suggerire una potenziale via d’uscita dal secolare problema romano attraverso la costituzione di una Regione di Roma-Capitale. Una simile proposta era già stata sperimentata nella legge n. 396 del 1990 e l’idea di una Regione Capitale si ritrova negli studi della Commissione istituita nell’ottobre del ‘94 dall’Amministrazione capitolina.Ma una soluzione di questa portata non può che essere graduale e caratterizzata da due fasi: una a Costituzione invariata e l’altra a Costituzione variata.

Nella prima fase il legislatore statale dovrebbe necessariamente chiarire il quadro normativo su Roma Capitale attraverso una corretta interpretazione della disposizione di cui al terzo comma dell’articolo 114 della Costituzione al fine di evitare, come nei passati decreti, dei misunderstandings attuativi. Si ritiene infatti che dovrebbe quindi affermarsi l’assoluta riserva statale, anche in deroga alle competenze regionali previste in Costituzione ex art. 117, sulla disciplina della governance sia del Comune di Roma Capitale sia della Città metropolitana. Quindi lo strumento da utilizzare è quello della legge ordinaria. Una legge organica e differente per Roma Capitale che ridisegni i rapporti tra il Comune e la Città metropolitana di Roma Capitale, i cui atti prevalgano rispetto a quelli del Comune, in particolare nei riguardi della pianificazione e della programmazione così come previsto dal comma 445 dell’articolo 1 della legge Delrio, e le cui competenze siano di tipo territoriali e non funzionale, in linea con l’esperienza giuridica italiana. Inoltre il Sindaco metropolitano dovrebbe rappresentare un indirizzo politico-amministrativo da imporsi ai 121 Comuni romani incluso il Comune di Roma Capitale.

In caso di scelta dell’elezione diretta del Sindaco metropolitano la legge del 2014 offriva la possibilità di “scomporre” il Comune di Roma Capitale. Nonostante l’adozione di questa clausola nello Statuto della Città metropolitana di Roma, questa opportunità non è stata attuata a causa della procedura di istituzione di nuovi comuni che, essendo di competenza regionale, richiede necessariamente il coinvolgimento della Regione Lazio che a più riprese, anche in base alle attribuzioni conferitele ai sensi dell’art. 24 della legge n. 42 del 2009 e dei decreti attuativi seguenti, si è sempre dimostrata negligente e poco propensa alla collaborazione istituzionale. Attraverso la suddetta riserva di legge del terzo comma dell’articolo 114 della Costituzione, questo limite burocratico potrebbe essere superato. In questo modo, al fine di affidare la dimensione locale del governo cittadino agli attuali Municipi, il legislatore statale, cogliendo quindi la già citata facoltà permessa dalla legge n. 56, potrebbe trasformali in Comuni veri e propri.Ebbene, questo modello di Città metropolitana di Roma Capitale e di Comuni metropolitani, dopo la dissoluzione del vecchio Comune di Roma Capitale, potrebbero risolvere molti dubbi interpretativi e si aprirebbero sicuramente nuove prospettive nel miglioramento della governance per Roma Capitale.

La seconda e ultima fase è quindi l’introduzione nell’elenco delle Regioni italiane della Regione di Roma Capitale, inteso però in un’ottica generale di revisione costituzionale dell’intera macchina amministrativa italiana proiettata all’efficienza e al risparmio, in primo luogo con un riordinamento delle Regioni. La nuova Regione dovrebbe essere il passaggio obbligato per questa riorganizzazione amministrativa del centro Italia e la Regione Lazio, quale creazione amministrativa degli anni ‘70, verrebbe superata.

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