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La politica anti-sistema che degrada l’Italia

Il 2 aprile scorso si è svolta la maratona cittadina sia a Roma che a Milano. Sì, lo stesso giorno. Un episodio che, in un contesto che vive di logica localistica e anti-sistema, scivola via nell'indifferenza generale.

Questa palese mancanza di coordinamento e comunicazione tra le due principali città italiane è sintomatica di una politica che guarda in piccolo, agisce senza visione e così facendo degrada gli interessi del sistema-Paese. La politica diventa anti-sistema.

Perché costringere uno sportivo o un semplice appassionato (magari straniero) a scegliere tra Milano o Roma? Davvero non era possibile immaginare due date diverse? Immaginate realistico pensare che New York e Boston possano organizzare la maratona lo stesso giorno?

Da quest'anno avremo non una, bensì due fiere del libro nazionali: il Salone Internazionale del Libro di Torino e la Fiera dell'editoria italiana di Milano. Il motivo? Disaccordi tra l'Associazione italiana editori e il Salone di Torino. Il risultato? Due fiere organizzate ad un mese di distanza e con programmi “più simili di quanto sembri”. In sostanza, due doppioni. Per la gioia dei concorrenti europei, da Londra a Parigi a Bruxelles.

Nel 2014 dovette intervenire Franceschini, Ministro dei Beni Culturali, per limitare una inutile e dannosa sovrapposizione tra la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e il Festival del Cinema di Roma, retrocesso in seguito a “Festa” del Cinema. 

Come dimenticare la battaglia commerciale e legale iniziata 10 anni fa tra Fiera Milano e BolognaFiere in merito alla organizzazione della più importante fiera dell'edilizia nazionale? Risultato: a Bologna Confindustria ceramica organizza il Cersaie (Salone Internazionale della Ceramica per l'Architettura e dell'Arredobagno), a Milano Federlegno ha creato Made Expo (Milano Architettura Design Edilizia).

E' una politica che diventa anti-sistema perché manca di Visione. La Visione, spiega un report redatto da Ambrosetti, è “la rappresentazione di sintesi di ciò che un Paese intende diventare nell’arco dei decenni successivi e indica le aree ritenute strategiche in cui vuole eccellere”. La Visione deve essere più possibile inclusiva, unificante e in grado di “fertilizzare” il maggior numero di settori economici e sociali.

Pensiamo alla Germania. In un decennio, dal 1999 al 2009, da “malato d’Europa” è diventata la “locomotiva d’Europa”. Berlino ci è riuscita perché ha individuato e fatto propria una Visione: “essere un Paese unito per diventare la potenza economica ed industriale di riferimento dell’Europa”.

Ogni Visione poggia sul riconoscimento delle proprie vocazioni. Nel caso tedesco, il primato manifatturiero. E nel caso italiano? La vocazione naturale è il turismo. La Visione? Essere la prima potenza turistica mondiale entro i prossimi 10 anni. Apriamo un dibattito e mettiamoci in gioco. 

Solo attraverso una Visione ambiziosa la politica farà sistema.

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Proudly Italian. PhD in Geopolitics, business development manager, board member of https://t.co/qOk69Ih971 and the Asian Century Institute.

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