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La narrazione renziana: come si costruisce il populismo di governo

Si sa, Renzi è un grande comunicatore. La sua onnipresenza mediatica ha mostrato all'opinione pubblica quanto l'ex sindaco di Firenze sappia comunicare ed emozionare: insomma narrare. La narrazione, almeno comunicativamente, è stata la cifra della sua ascesa politica. Si pensi agli efficacissimi frame lanciati da sindaco di Firenze: la rottamazione della vecchia classe dirigente piddina, la palude in cui si trovava l'Italia durante l'esecutivo Letta e il celeberrimo #enricostaisereno. Tuttavia la narrazione è stata anche la condanna di Renzi perché la sua figura si è andata sempre più identificando con una retorica falsa e ampollosa.

Bisogna riconoscere che almeno durante la sua ascesa, Renzi era riuscito a rendere la propria comunicazione funzionale al messaggio che voleva veicolare: un sindaco giovane e dinamico interessato ad un profondo rinnovamento del Pd e della politica italiana. L'ex sindaco di Firenze, insomma, poteva essere considerato un Blair italiano che applicava diligentemente lo story-telling – usato oltreoceano da Obama – per comunicare una profonda discontinuità nella politica italiana.
Una volta giunta nella stanza dei bottoni, la narrazione renziana, però, si è inaridita e ha perso il suo ancoraggio alla realtà. Questo processo si è reso sempre più evidente nel corso del tempo. L'iniziale promessa di fare una riforma al mese si è infranta contro gli scogli del parlamentarismo italiano; il rinnovamento del Pd è terminato con una con una scissione; il referendum costituzionale si è concluso con una disfatta totale. Perché?

Il fallimento renziano, spiegabile in più modi, è stato causato anche dalla crisi della sua strategia comunicativa. Infatti la narrazione di Renzi ha perso il contatto con il suo referente, la realtà, e ha cercato di comunicare elementi non riscontrabili nell’esperienza quotidiana. La comunicazione, dunque, si è trasformata in manipolazione, sostituendo il suo oggetto principe (la realtà) con una virtualità non verificabile esperienzialmente.
Si consideri la continua retorica sulla crescita: l'ex Presidente del Consiglio ha cercato di raccontare un'Italia uscita dalla crisi: l'Italia de ''La volta buona''. A fronte di questa ridondante narrazione, però, gli Italiani in difficoltà, la cui vita non era migliorata durante il renzismo, hanno considerato Renzi un millantatore. In questo modo si è aperto uno stridente e insanabile contrasto tra la realtà narrata e la realtà vissuta dagli Italiani.

Durante la campagna referendaria questa tendenza si è fortemente acuita ed è confluita nel populismo di governo. Il populismo di governo può essere definito come una strategia comunicativa antipolitica attuata da posizioni di potere. Ed è proprio questo tipo di populismo che ha spinto Renzi ad antipoliticizzare un tema per definizione politico come la riforma costituzionale. Le improcrastinabili riforme istituzionali sono state così ridotte al taglio del numero delle poltrone e al taglio degli stipendi dei politici, tacendo consapevolmente le numerose e gravi implicazioni costituzionali. Renzi, supportato dalle proprie vestali, ha cercato di narrare un’Italia che sarebbe diventata più giusta e competitiva grazie al taglio del numero dei parlamentari. Quest’impostazione discorsiva si è fondata su una premessa falsa – tagliare le poltrone salva il Paese e lo rende moderno – dalla quale sono derivate conseguenze discorsive manipolatorie, sempre più lontane dalla realtà.

La sopraddetta strategia antipolitica, applicata dopo il gravissimo errore della personalizzazione («se perdo vado a casa e lascio la politica» – promessa stranamente disattesa...), è risultata fallimentare sia perché imitare il M5s da posizioni di potere risulta illogico, sia perché giustificare un'importante modifica costituzionale con brutali semplificazioni non ha convinto il buon senso e la cultura politica degli Italiani.
Possiamo così concludere che la comunicazione, se usata per illustrare più efficacemente programmi di governo ed idee complesse, è uno strumento prezioso per la politica. Al contrario se la comunicazione si trasforma in manipolazione, essa può diventare uno strumento per abbindolare il cittadino, costruendo un consenso malsano che porta, il più delle volte, a gravi disfatte.

 

 

 

 

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Foto del profilo di Martino Loiacono
Laureato in lettere moderne, con un debole per la Storia contemporanea e per la politica. Liberale.

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2 Commenti su "La narrazione renziana: come si costruisce il populismo di governo"

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Valerio Minervini
Ospite
Articolo impeccabile, complimenti. Energie PER l’Italia nasce proprio per questo: contrastare il populismo ormai imperante e dilagante proveniente sia da destra che da sinistra, proponendo soluzioni applicabili e lungimiranti a problemi complessi, non risolvibili certamente con strategie comunicative da reto-politica. L’ipocrisia renziana ha portato alla sua disfatta politica (vedasi esito referendum costituzionale e scissione Pd). È necessaria, quindi, l’unione e la coesione di tutte quelle energie positive che credono in un programma veramente liberale e popolare, che possa trovare reali soluzioni ai problemi del nostro paese, senza ipocrisie e demagogie di fondo. Noi siamo la sana e concreta energia di… Leggi di più
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