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Economia e Fisco

La deriva kafkiana che distrugge l’economia

La crisi che ha colpito l’Italia non è un fenomeno degli ultimi anni. È l’epilogo di una deriva disastrosa imboccata dai tardi anni Sessanta. Invece di rafforzare le conquiste del miracolo economico postbellico e compiere il salto di qualità verso un’economia di mercato avanzata, si virò verso la jugoslavizzazione dell’industria attraverso l’espansione del ruolo pubblico, la burocratizzazione pervasiva della società, la sindacalizzazione selvaggia del mercato del lavoro e della pubblica amministrazione.
A partire da quegli anni si diffuse il clima pertinacemente ostile all’iniziativa privata che in Italia rende arduo lanciare progetti imprenditoriali, fare innovazione, competere nei mercati globalizzati. Quella cultura retriva ha generato una nefasta stratificazione di regole, leggi e decreti assurdamente cervellotici partoriti da burocrati (peraltro pagati come in nessun altro angolo del globo) tanto potenti quanto ferocemente ostili al progresso.

Come è emerso e come si è incrostato questo intreccio perverso? In un mondo iperregolato i chierici del garbuglio sono i depositari dei riti legislativi e del gergo sacrale. Soprattutto perché i parlamentari non possono umanamente conoscere ogni aspetto su cui sono chiamati a decidere e votare. E gli stessi Ministri in Italia non sempre hanno competenze nel campo di cui sono in teoria responsabili. Quindi si affidano ai cosiddetti “tecnici” ministeriali per stilare leggi e decreti.
Il risultato sono testi scritti in un burocratese d’accatto dai vertici dell’amministrazione, già farraginosi quando arrivano nelle commissioni parlamentari. Poi subiscono modifiche sulla base di compromessi e di pressioni varie e approdano in Aula dove sono sottoposti a un diluvio di emendamenti. In Gazzetta Ufficiale arrivano leggi illeggibili, ambigue, contraddittorie o semplicemente comicamente assurde (ad esempio quella che permette di sparare ai ladri in casa, ma solo di notte). E non è finita. Le leggi rimandano a decreti attuativi che il governo deve approvare in tempi di fatto indefiniti. E sul cittadino si abbatte un’altra scarica di parole vacue e frasi oscure.

Quasi sempre per fingere di accontentare tutti e confondere il popolo bue, i provvedimenti diventano talmente vasti, complessi e contraddittori che alla fine nessuno (nemmeno chi ha scritto le prime versioni e chi redige gli ultimi decreti attuativi) riconosce il Frankenstein che ha generato e tanto meno ha idea del significato o degli obiettivi. Per valutare l'effetto tragicomico basta leggere il Regolamento Sblocca Provvedimenti oppure il cosiddetto decreto Taglialeggi  che introduce la semplificazione (analogamente al romanzo 1984 di Orwell in Italia esiste il Ministro per la Semplificazione)

L’osceno intreccio di commi e rimandi ad altre leggi non produce leggi nel senso proprio del termine, ma strampalate  istruzioni alla magistratura ordinaria e a quella amministrativa (ancora più famigerata della prima) o a burocrazie tipo l’Agenzia delle Entrate che quindi si arrogano un’amplissima discrezionalità interpretativa. Ma non un’interpretazione univoca che faccia giurisprudenza e a cui si attengano poi i successivi o paralleli casi giudiziari. No, piuttosto un guazzabuglio di sentenze e decisioni incomprensibili pronte per essere ribaltate al prossimo giudizio da un altro collegio di mandarini.

La certezza del diritto è dunque azzerata mentre la separazione dei poteri è ridotta ad una tragica barzelletta sostituita dal potere insindacabile di burocrazie autoreferenziali. Alle ubbie del potere sovrano a cui mise fine l’illuminismo si è sostituito un sistema di ubbie giuridico amministrative che stabiliscono il confine tra lecito e illecito secondo il capriccio del momento, le proteste delle categorie o le pressioni di stampa. Quindi burocrati e magistrati di fatto esercitano contemporaneamente il potere legislativo, esecutivo e giudiziario, un humus da cui fiorisce la corruzione endemica che nessun ANAC riuscirà mai ad estricare. Tanto più che chi infligge sanzioni illegittime o commette errori marchiani gode di assoluta impunità e potentissime complicità.
Le conseguenze economiche sono letali. La crescita deriva da un solo fattore: la produttività. La produttività in sostanza consiste nel produrre beni e servizi in modo nuovo, più efficiente, a prezzi più bassi. Oppure creare prodotti innovativi che migliorino la vita, computer, smartphone, treni superveloci o semplicemente gelati di qualità o tessuti più belli.

Insomma si tratta di concepire, sviluppare e mettere in pratica idee pionieristiche, processi più rapidi, organizzazioni più ambiziose, tecnologie più originali, formare lavoratori più capaci, espandersi in mercati lontani.La spinta propulsiva della produttività viene dalle imprese giovani e da chi sfida gli equilibri consolidati. Ma in Italia non appena si intraprende un’iniziativa si incappa in qualche torbido impedimento burocratico, che solo il parere di un qualche ufficio può dirimere, ovviamente dopo anni di tribolazioni e parcelle ad avvocati che sguazzano nel sistema e “aggiustano” i “meccanismi”. Questi ostacoli distruggono il potenziale di un’economia e condannano il paese e soprattutto i giovani ad un futuro di miseria e sottoccupazione.
La deriva burocratica si incastra alla perfezione nel conservatorismo di imprese decotte e si incista nella insipienza dei politici sempre proni ai voleri di chi ha acquisito rendite di posizione consolidate e aborre ogni minima perturbazione dello status quo. Gli innovatori non hanno lobby né un sindacato che sieda ai tavoli della concertazione.

Invece di trastullarsi con le chimere sinistroidi della redistribuzione della ricchezza (ormai stata dilapidata per tenere a galla i parassiti) o le mancette elettorali (che non possiamo permetterci) sarebbe meglio dedicare i prossimi anni ad un piano di disboscamento della congerie di leggi dannose e alla abolizione di tutti quegli uffici dove si inoculano i veleni contro la libera iniziativa e si accumulano le scorie kafkiane dei tecnici ministeriali.

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1 Commento su "La deriva kafkiana che distrugge l’economia"

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Stefano Cianchi
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Invertire la direzione si può. Forse

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