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Giustizia

La Bindi, il codice antimafia e quella politica che abdica alla magistratura

Leggo che l’onorevole Bindi approva senza riserve la legge che modifica il codice antimafia, equiparando mafiosi, terroristi e corrotti. Compreso il controllo giudiziario fino a tre anni delle aziende a rischio di infiltrazioni mafiose, provvedimento che fa scontare una pena senza accertare le responsabilità degli indagati, sulla base di indizi e non di prove, prima che venga emessa una sentenza. Che fine hanno fatto le garanzie costituzionali?

Allargando le maglie delle misure di prevenzione, si rischia di snaturare l’impianto della legislazione antimafia e di neutralizzare l’eccezionalità di questi provvedimenti. L'impressione è che con dichiarazioni del genere si voglia solo soddisfare gli istinti forcaioli dell’elettorato di sinistra, nella speranza di accalappiare qualche voto. Ma ancora una volta la politica abdica al suo ruolo di guida del Paese in favore di pubblici ministeri che si muovono troppo spesso in modo arbitrario.

Per noi la mafia va stroncata con la lotta dura delle nostre forze dell’ordine e della magistratura contro la criminalità: con una repressione efficace, non con la retorica giustizialista.

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