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Sicurezza

Italia ed Europa contro terrorismo e radicalismo

L'attacco terroristico all'aeroporto di Orly, dopo quelli di Berlino, Parigi, Bruxelles e altri ancora, è un attacco all'Europa. Un terrorismo frutto di un crescente radicalismo islamico che può essere contrastato solo armonizzando leggi e approcci a livello europeo e nazionale.

Senza tuttavia dimenticare l'importante ruolo della collettività nella sua dimensione locale, attraverso il coinvolgimento di sindaci, associazioni e comitati cittadini. È ad esempio già accaduto che nostri concittadini musulmani particolarmente attenti, abbiano segnalato alle autorità situazioni di radicalismo.

Per poter operare con efficacia sono però necessari gli strumenti. E gli strumenti funzionano se i servizi di intelligence e le forze di polizia hanno sufficienti risorse umane e materiali; e mi riferisco a strumenti tecnologici, preparazione culturale, cooperazione, ecc..

Ma è urgente imporre una svolta radicale nell’approccio al terrorismo, applicando nell’immediato le leggi che già ci sono e integrandole con interventi ad hoc all’interno di una legge quadro per il contrasto alla radicalizzazione e al terrorismo jihadista, che preveda anche una regolamentazione degli accessi in Europa per fermare quella tratta di esseri umani che l'Italia sta contribuendo ad alimentare.

Al contempo sono necessari programmi di de-radicalizzazione e prevenzione al radicalismo. Questo può essere fatto solo attraverso interventi sul piano sociale finalizzati all'assimilazione, all'educazione civica, al rispetto dei pari diritti e opportunità di uomini e donne, all'apprendimento della lingua, limitando nel contempo l'accesso in Europa a persone che vogliano integrarsi dimostrando di accettare i nostri principi costituzionali e culturali.

Ma la prevenzione del radicalismo passa anche dalle moschee, la cui costruzione deve essere autorizzata sulla base di una normativa nazionale e che devono essere svincolate da finanziamenti esteri dubbi. Un radicalismo che, ancor più pericolosamente, passa attraverso le carceri, vere incubatrici. Su questi due ambiti deve insistere l'azione positiva dello Stato per tutelare la vita e la sicurezza dei propri cittadini.

E su tutto questo l'Europa deve dare una risposta univoca, basata su accordi internazionali e condivisione delle informazioni.

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Foto del profilo di Claudio Bertolotti
Analista strategico, docente di "Analisi d'Area", esperto di Difesa-Sicurezza. Già capo-sezione Contro-Intelligence e Sicurezza della NATO in Afghanistan, si occupa di aree di crisi, interesse strategico nazionale, dialogo interculturale, internazionalizzazione e, in particolare, di flussi migratori, terrorismo, conflittualità e dinamiche sociali del Medioriente e del Nord Africa. Collabora con Università e con importanti think tank e centri istituzionali e privati, italiani e stranieri, in qualità di esperto in Conflict, Security e State Building. Ha sviluppato il seminario di “Cultural awareness” a favore dei contingenti militari in operazioni dal 2009 al 2016, ed ha operato e opera come SME (Subject Matter Expert) per organizzazioni governative e la NATO, in particolare il Centro di Eccellenza NATO “Human intelligence” contribuendo allo sviluppo della linea guida sugli aspetti umani dell’ambiente operativo. Ha scritto oltre 150 tra libri, saggi e articoli in tema di sicurezza e terrorismo. È laureato in Storia contemporanea, specializzato in Sociologia dell’Islam e dottore di ricerca in Sociologia e Scienza Politica, indirizzo Relazioni Internazionali. Infine, da buon Alpino, è appassionato di sci alpinismo.

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