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Intervista a Repubblica/ Parisi riparte: “Né Trump né Le Pen, il centrodestra del futuro lo fondo io”

Goffredo De Marchis - La Repubblica

Divorato anche lui da Berlusconi, delfino del centrodestra per poche settimane, Stefano Parisi ci scherza sopra: «Io sono stato il quartultimo, se non sbaglio. Poi sono venuti Del Debbio, Zaia, persino Calenda. E altri ne verranno. Da qui alle elezioni c'è ancora tempo». Il manager candidato a sindaco di Milano ( sconfitto da Sala per pochi voti ) però ha deciso di non fermarsi. «Non sono scomparso. Dal primo Megawatt, il 16 settembre, abbiamo organizzato altri 35 eventi in giro per l'Italia, hanno aperto 200 circoli, abbiamo un sito web e 1500 persone lavorano al programma da mesi. Domani ci riuniamo a Roma, all'Hotel Ergife, per fare il punto. Vedrete quanta gente, altro che scomparsi». Nasce così «la quarta casa del centrodestra», un nuovo partito che si presenterà alle politiche contro il Pd, contro Grillo, ma anche contro i "lepenisti" italiani.

E contro Forza Italia, naturalmente. Prima erede, ora nemico del Cavaliere. Anche lei si muove sull'onda del risentimento?
«Figuriamoci. Berlusconi mi aveva pure offerto di fare il coordinatore del partito. Sono io che ho rifiutato perché nei partiti funziona la democrazia, non le decisioni calate dall'alto. Ma Forza Italia è così da sempre, un movimento con un proprietario e molti dirigenti che sperano di tornare in parlamento. Infatti hanno perso un sacco di voti. Domani a Roma ci saranno molti amministratori del centrodestra, bravi sindaci, consiglieri capaci che sono stati soffocati da un partito che non li lasciava mai crescere, umiliati dalle liste bloccate e dai parlamentari scelti dal capo».

Perché un'altra sigla a destra nel momento in cui uno schieramento unito, secondo i sondaggi, ha la possibilità di vincere le elezioni?
«Io mi muovo nella logica del proporzionale. Ridà identità alle forze politiche, restituisce il potere ai cittadini, li rappresenta meglio del maggioritario».

Ma una lista unica può superare il 40 per cento e prendere il premio.
«Una lista unica con chi vuole uscire dall'euro non la farò mai. Sarebbe un errore gravissimo, porterebbe solo un impoverimento degli italiani, segnerebbe il ritorno alla flessibilità del cambio che serve a non affrontare i problemi dell'economia reale».

Punta ai voti di Berlusconi?
«Il potenziale è il 10 per cento. Forza Italia ha perso 20 punti. Poi vedremo. Sicuramente l'obiettivo è ambizioso. Non vogliamo soltanto scavalcare il 3 per cento per avere due ministri nel prossimo governo. Vede, nel centrodestra ci si muove secondo questo schema: come gestire la fase finale di una stagione iniziata nel '94. Mentre per me conta avviare una nuova epoca che dura altri 20-30 anni».

Con quali parole d'ordine? Sempre quelle di un'area liberale?
«Un'area liberal-popolare che non si rifà né a Le Pen né a Trump. Mettiamo al centro sviluppo e sicurezza. Bisogna aggredire spesa pubblica e debito. Togliere la burocrazia, abbassare le tasse partendo da casa e imprese. La crescita la fanno gli investimenti privati e non l'assunzione di 80 mila dipendenti pubblici come pensano Renzi e Gentiloni. E non lo dico per andare contro l'amministrazione pubblica ma per renderla più efficiente. Sull'immigrazione non bastano gli slogan di maggiori poteri ai sindaci. Gli emigrati hanno il diritto di trovare un lavoro nel proprio Paese. Dobbiamo far sì che questo diritto sia garantito».

Vi presentate alle amministrative?
«No perché c'è il maggioritario. Appoggeremo il centrodestra».

E alle politiche?
«Andremo da soli».

Con quale nome?
«Energie per l'Italia. Finalmente, grazie al proporzionale, c'è lo spazio per dare una casa a chi non ce l'ha più. Il successo dei 5stelle dipende solo dal disprezzo per la politica, per le forze tradizionali che non hanno risolto un solo problema di un Paese in gravissima crisi. Così nascono i successi di Raggi e Appendino. A Milano, dove i partiti sono riusciti ad esprimere due proposte di qualità, Grillo ha preso il10 per cento».

Finita la suggestione di essere il papa straniero del centrodestra?
«Forza Italia finora non è stata in grado di rigenerarsi. Ha evitato un dibattito politico di qualità che è l'unico modo per avere nuove idee e nuovi leader. D'altro canto non poteva che andare così. Prendiamo il Veneto. Il disastro di Fi ha portato, in alcune zone, la Lega al 65 per cento. Ma il Veneto non è leghista in queste proporzioni. Perciò dico che il potenziale di una forza liberale e popolare è molto significativo».

E il merito come sarà riconosciuto in Energie per l'Italia?
«Le faccio un esempio. Se rimarranno i capilista bloccati, noi pensiamo che debbano dimettersi per far entrare in parlamento i candidati più votati. Il panorama attuale dei parlamentari è desolante: quasi tutti inadeguati e senza alcun rapporto con gli elettori».

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