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Idee

Intervista a La Verità/ “Con Energie per l’Italia ricostruiamo il centrodestra”

di Martino Cervo - La Verità

Il prossimo 1 aprile Stefano Parisi fa uno scherzo al centrodestra. All'Ergife di Roma, storica casa dei raduni socialisti, si terrà la prima manifestazione nazionale di Energie per l'Italia, il movimento sorto attorno all'ex dg di Confindustria, 61 anni ancora da compiere. L'uomo ha alle spalle una delle più brillanti sconfitte della politica italiana: quella per il comune di Milano. «Una grande esperienza positiva», dice alla Verità. «In pochi mesi il consenso e la mobilitazione sono stati incredibili, un fenomeno non accaduto in nessun'altra città italiana».

E adesso si fa il partito, insomma.
«Partito è un termine fuori moda, e soprattutto i partiti non ci saranno più. Sabato prossimo tiriamo le fila del grande lavoro di questi sei mesi, da Megawatt in poi. Da quel primo evento, abbiamo portato Megawatt in 35 città italiane. Abbiamo costituito centinaia di circoli, coinvolto tantissimi amministratori eletti e militanti. Abbiamo lavorato con centinaia di persone sul programma. Alla nostra prima manifestazione nazionale verranno persone da tutta Italia. Daremo un messaggio di identità e di forza».

Perché ha paura a chiamarlo partito?
«Nella politica del futuro i movimenti sono e devono essere aperti. Le tessere, i sistemi chiusi, non hanno più senso, spariranno. Qui potranno aderire tante realtà, oggi servono luoghi che lascino le persone libere di fare politica dove la fanno già. Chi esce dalla sfera privata e si occupa degli altri, dal condomino alla comunità fino alla città, sta già facendo politica. Ecco, voglio riportare in un alveo comune queste esperienze. Energie per l'Italia, poi, deve essere due volte aperta: raccogliamo anche realtà nate in ambienti politici preesistenti che però credono nell'esigenza di rinnovamento. Insomma, saremo la quarta casa del centrodestra, quella del mondo liberale e popolare che non può essere disperso. Siamo aperti ad amministratori e militanti di altri movimenti, un po' come i radicali con doppia tessera di una volta...».

Quarta casa? Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia e voi...non manca il Nuovo centrodestra?
«Sa, sono a sinistra...».

Non è tenero con Alfano e i suoi. Eppure II tentativo era lo stesso vostro, in un certo senso.
«Dico solo che il 17 marzo c'era una grande opportunità, una porta vuota dove tirare e fare gol, ed era il voto sulla cancellazione dei voucher. Se quel giorno Ncd, o Alternativa popolare, avesse votato contro la cancellazione dei voucher, non avrebbe assecondato un governo diventato stampella della Cgil. Si chiamavano Nuovo centrodestra, ora Alternativa popolare, e sembra andare a sinistra. Comunque, non serve un piccolo partito di centro, ma un forte movimento liberale che sia in grado di rinnovarsi nel tempo, convintamente nel centrodestra».

Quindi il bipolarismo è un valore che resta? O serviranno grandi coalizioni?
«Vede, il Nazareno non ha funzionato perché non era basato sulla leale necessità di condividere buone riforme istituzionali tra maggioranza e opposizione. Era un patto che si reggeva su convenienze tattiche, e infatti si è dissolto come tutti sappiamo».

Oggi non ne parla più nessuno, ma sotto traccia c'è una discussione continua sulla legge elettorale. Lei cosa dice?
«lo sono per il proporzionale, è un sistema utile perché abbiamo bisogno di identità forti e non di coalizioni compromissorie. Quando Berlusconi era in coalizione con Bossi le proporzioni erano 30 a 6, e hanno governato assieme sotto una guida liberale. I freni, semmai, per il centrodestra sono arrivati da altri alleati minori. Oggi quelle condizioni non ci sono più, quindi è necessario ricostruire soggetti forti e identitari che poi siano in grado di fare accordi di governo chiari. Dunque la prima esigenza oggi è ridare al nostro popolo una casa nella quale si sentano rappresentati».

Ma lei un Nazareno lo farebbe?
«E con chi, scusi? Le politiche di Renzi si rivelano devastanti. Ha aumentato il debito, ha dato mance a chi aveva già lavoro, non ha aumentato le condizioni per crearlo».

Lei cosa ha in mente?
«Bisogna aggredire la spesa pubblica e far ripartire gli investimenti privati. Va ridotto il peso dell'amministrazione pubblica, bisogna ridurre le tasse in modo stabile, a cominciare da quelle sulla casa, per far ripartire l'edilizia. Qui si tassano i ricchi e non si aiutano neppure i poveri. Insisto: privatizzazioni, abbattimento del debito anzitutto».

Ma è conveniente privatizzare a queste condizioni? E soprattutto: come si concilia il taglio alla spesa pubblica con una politica di investimenti?
«Gli investimenti li fanno i privati. E il governo sta bloccando tutto, con confusione e incertezza. Abbiamo talmente tanta confusione su fisco, diritto, giustizia. Il governo Renzi ha generato confusione e incertezza, e tutti ne paghiamo il conto».

Non teme un destino alla Passera?
«Passera ha fatto un tentativo generoso, forse con troppo anticipo. Oggi vedo un enorme spazio politico di persone che non ci stanno a cadere nell'indignazione di chi vota Cinque stelle. Questo mi interessa. Voglio impegnarmi per ridare dignità alla politica. Renzi spende intere interviste per spiegare che è senza stipendio e che è più povero di Di Maio. Questa non è dignità. Ma chi vogliono prendere in giro?».

Ma come, tutti si scannano su chi è più spietato nel tagliare privilegi, prebende, vitalizi...
«Possiamo dire che il vitalizio non è un problema, semmai è una garanzia? Perdo consensi? Io vorrei dire la verità. Non mi importa se qualcuno si indigna. Anche perché la propaganda antipolitica non paga se alimentata dalla politica: basta osservare i risultati del referendum del 4 dicembre. Una sconfitta frutto anche della campagna cinica sui costi della politica. La democrazia costa. Per tagliarne i costi ci sono le dittature. Il problema non è il costo del Senato, ma la qualità di ciò che fa. Basta fole pauperiste: chi vota Cinque stelle la vuol far pagare alla politica scadente, non agli stipendi dei politici».

Grillo resta primo partito, stando al sondaggi. Perché?
«Per questo! Abbiamo avuto un presidente del Consiglio che ha fatto l'antipolitica da Palazzo Chigi. Oggi siamo chiamati a conquistare la fiducia degli indignati che votano Grillo, e tanti sono di centrodestra, chiedono una rappresentanza moderata...moderata no, scusi: seria, radicale, con gente che sappia cosa fare».

Abbiamo finito di festeggiare sessant'anni di un'Europa che sprigiona l'entusiasmo di un funerale. Perché?
«Oddio, funerale non direi, ma la retorica con la quale si parla di Europa di Ventotene è fuori dal tempo. Quell'Europa, aggiungo per fortuna, non ci sarà mai. Però senza Unione europea l'Italia sarebbe più debole dal punto di vista economico e nell'affrontare terrorismo e immigrazione. Oggi, però, l'Europa dà insicurezza, e invece deve occuparsi della nostra sicurezza, delle minacce del terrorismo islamico e del controllo dell'immigrazione. Trump ha messo l'Europa davanti alle proprie responsabilità».

Questo però è altrettanto retorico. Lo dicono tutti che «questa» Europa non va. Ma un'altra esiste?
«Non sto dicendo una cosa astratta, o ideale. Sto dicendo che l'Italia in Europa deve essere forte e poter rappresentare i propri interessi nazionali. Siamo stati li con il cappello in mano per avere flessibilità sui conti e finanziare le misure elettorali di Renzi. La Germania ha convinto l'Unione a dare 3 miliardi a Erdogan per ridurre i flussi dalla Siria. E noi con la Libia che facciamo? La Mogherini è stata messa lì per stoppare Letta o per fare gli interessi degli italiani? Abbiamo rinunciato al portafoglio di un commissario come quello di Tajani per pure esigenze di equilibri interni di governo».

Lei parla di accordi nel centrodestra, di quattro case. Una, quella leghista, ha perso le speranze di aggiustare l'Europa e l'euro. Come la mettiamo?
«Non ci può essere un compromesso sull'euro. L'uscita rappresenterebbe un dramma sociale per gli italiani. Ma l'Europa deve risolvere molte ambiguità. Un esempio? Vogliamo dire che il terrorismo non è la conseguenza di un disagio sociale, ma lo fa un'organizzazione che, come è accaduto a Londra, si chiude nei nostri seminterrati, recluta odio e addestra gente a morire contro la nostra civiltà? Vogliamo dire che non è possibile omettere la parola "islamico" rispetto a questo dramma, anzitutto a difesa degli islamici che lo combattono?».

Alle primarie Pd chi vota?
«Non voto. Voti chi condivide quelle politiche...».

Ma chi vince?
«Problemi loro. Per Renzi vedo problemi di lucidità e affidabilità».

Ma è vero che lei è stato fatto fuori dai colonnelli di Forza Italia? Vuole vendicarsi?
«Ma no! Perché dovrei? Io rilevo una cosa: serve una spinta di rinnovamento. Ci sono dieci milioni di voti persi. Rispetto alla propria storia, Lega e Fratelli d'Italia hanno avviato questo rinnovamento. O lo fa anche Forza Italia, o serve un soggetto nuovo, non ostile, ma che cerchi di recuperare consensi con novità, serietà e qualità».

Va bene non essere ostili, ma nell'urna uno sceglie... che obiettivi si dà?
«La nostra area può andare oltre il 10% e non toglie voti a Forza Italia. Anzi, sono voti persi da Forza Italia. Non vedo davvero conflitto, dovrebbe essere un intelligente lavoro di squadra. Anche perché i voti residui di Forza Italia sono di Silvio Berlusconi, non di Forza Italia».

Ha sentito Berlusconi per questa iniziativa? La condivide?
«Non ci parlo da tempo».

Avrà letto l'intervista che ha dato ieri alla Verità: che ne pensa?
«Lucida. Sono felice che sia tornata finalmente la consapevolezza della necessità di rinnovare Forza Italia. Resta il nodo del rapporto con i programmi e le proposte della Lega. Non sono d'accordo con le Am-Lire: ho visto la doppia circolazione in Unione Sovietica e a Cuba. Non mi sembrano un modello di economia liberale».

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