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Intervista al Corriere/ Stefano Parisi: “Serve il centrodestra unito”

Paola Di Caro - Corriere della Sera

Silvio Berlusconi ha definito la sua creatura «un piccolo partito», la cui nascita non ha «condiviso». Ma Stefano Parisi, leader del movimento Energie per l'Italia, non è affatto pentito di aver scelto la strada dell'autonomia. Anzi, da unico ospite del centrodestra presente a Piacenza, dove domenica Salvini ha tenuto il suo convegno programmatico, Parisi rivendica l'utilità e il ruolo del suo movimento come valore aggiunto «per far vincere il centrodestra».

Lei lavora per essere un centro di gravità per il centrodestra, ma in che rapporti è con Berlusconi e Salvini?
«Con Salvini ci confrontiamo, con Berlusconi buoni, anche se non lo sento da novembre scorso, da quando dissi che non condividevo il palco di Firenze con Salvini e Meloni e mi fu risposto che dividevo il centrodestra...».

Ora invece è lei che va da Salvini e Berlusconi no: che succede?
«Succede che sta cambiando quello che sembrava uno schema già scritto: allo scontro prevedibile tra Grillo e Renzi alle prossime elezioni, si è sostituito quello tra il centrodestra e il M5S. Lo dimostrano le lacerazioni a sinistra, le vittorie del centrodestra alle amministrative favorite anche dai tanti movimenti civici, la richiesta dal basso di uno schieramento credibile. E io a questo voglio lavorare».

Con Salvini?
«Con tutti coloro che vorranno formare un centrodestra che non deve solo vincere, ma governare. E che per farlo ha bisogno di un sistema proporzionale che valorizzi le diverse posizioni e che assieme permetta di presentarsi al voto con un programma condiviso nelle linee sostanzialo».

Allo stato non si vede grande condivisione...
«Perché il problema di un Salvini che chiede l'uscita dall'euro non va risolto con la controfferta della doppia moneta, o con un listone indistinto, ma con ragionamenti seri. Che il leader della Lega, come è accaduto anche a Piacenza, sta facendo in questi ultimi tempi, arrivando a parlare di riforma dei trattati. È un grande passo avanti. Dobbiamo trasformarci da forza di opposizione in grande forza di governo».

E come si fa?
«Comprendendo tutti che serve la Lega, serve Fdl, serve FI, ma che non c'è un centrodestra vincente senza una grande area liberale e popolare. Noi ci candidiamo a rappresentarla, anche raccogliendo i voti che FI ha perso nel tempo e guadagnandone altri con proposte non moderate ma forti e radicali, e assieme aspiriamo a fare da catalizzatori dello schieramento».

Quando dice «noi» intende il suo Energie per l'Italia più altre forze centriste che gravitano nell'area?
«Su questo voglio essere chiaro: noi stiamo costruendo una cosa nuova, ma senza ambiguità. Lo dico ai movimenti che al centro si stanno guardando attorno per capire cosa succederà, come finirà per la legge elettorale: noi non facciamo giochetti, non perdiamo tempo. A fine luglio chiudiamo adesioni e organizzazione interna, e partiamo per la campagna elettorale come soggetto nuovo. Per chi vuole venire, il momento è ora. E con idee chiare: non potremo stare assieme a chi vota per lo ius soli».

Quindi lei pensa a una corsa con il proporzionale a quattro — Lega, FI, Fdl e voi — e alla fine gli accordi si fanno in Parlamento, senza un leader a guidare?
«Io dico: confrontiamoci, non andiamo in ordine sparso, troviamo una base comune seria per una forza di governo. Poi partiamo. E a quel punto saranno gli elettori, con i loro voti, a stabilire i rapporti di forza interni e la leadership».

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