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Idee

Intervista a Italia Oggi/ Parisi: “Le riforme vanno fatte subito”

di Goffredo Pistelli - Italia Oggi

Stefano Parisi vuole accendere la luce nel centrodestra. Romano, classe 1958, con un cv ricco di esperienze e successi, dalle segreterie dei ministeri alle direzioni generali di Comune di Milano e Confindustria, dal management di Fastweb a fare lui stesso l'imprenditore, con Chili, Parisi ha deciso di provare a ricostruire il popolo dei moderati italiani: accendendo una lampadina - simbolo del suo movimento, Energie per l'Italia — per i delusi finiti da ogni parte. Lo intervistiamo alla vigilia delle convention di lancio, che sarà il 1 aprile a Roma.

Parisi, cosa volete fare?
Costruire un movimento nuovo, nel centrodestra, per raccogliere milioni di elettori dispersi in questi anni. Tutta quella gente che ha votato altrove, arrivando persino a sperare in Matteo Renzi. O quella, indignata, e capace di votare anche per liste in cui non crede, pur di farla pagare alla politica.

L'abbiamo visto a Roma, con Virginia Raggi. Come farete?
Secondo me c'è modo di ridare dignità alla politica, occupandocene in prima persona, noi cittadini. Penso a una rappresentanza politica forte, di gente che venga dal mondo del lavoro, di persone di qualità, non credo davvero che «uno valga uno»

...come dice Beppe Grillo. E dopo, da dove cominciare?
Dall'economia. L'Italia sta in una situazione drammatica da quando siamo entrati nell'euro, abbandonando la flessibilità competitiva del cambio, senza però fare quelle che dovevamo, rendendo cioè il Paese competitivo riducendo il debito. Il Belgio, per esempio, l'ha fatto.

E noi?
Noi abbiamo continuato a generarlo.

Colpa di chi?
Di governi di centrosinistra e, devo dirlo, anche di centrodestra, che hanno aumentato la spesa corrente, pensando che mettere due soldi in tasca agli italiani che avevano già lavoro, avrebbe fatto crescere la domanda interna.

Invece?
Invece non sono le politiche redistributive a creare sviluppo, ma il metter mano alla competitività, ossia rendere efficiente la Pubblica amministrazione, costruire le infrastrutture che servono, mettere mano al fisco, al sistema di scuola e università, abbattere il debito, rendere il sistema della giustizia capace di dare la certezza del diritto. E farlo con riforme drastiche.

Ossia?
Ossia non con gradualità: non c'è più tempo da perdere. Fare subito quel che c'è da fare. Le scelte infrastrutturali non possono aspettare, il Sud è dimenticato e il Nord, in queste condizioni, non vola. Non possiamo più dire bugie agli italiani.

Accusa che lei muove a Renzi.
A Renzi non perdono l'aver sprecato 26 miliardi di flessibilità concessa dalla Commissione europea e i tassi bassi di quel periodo.

Cosa avrebbe dovuto fare?
Aumentare gli investimenti, abbattere il debito e non usare gli 80 euro per fare campagna elettorale. Ci voleva una riforma della scuola seria, che rendesse i nostri giovani competitivi sul mercato del lavoro non questa «Buona scuola», che buona non è, perché serviva solo a stabilizzare precari.

Peraltro potrebbe essere smontata i bersaniani si mettono contro.
Faranno come per i voucher, perché Renzi...

Lei è convinto che ci sia Renzi, dietro?
Ma certo, perché è preoccupato di riprendere voti a sinistra. Perché, scusi, i voucher chi li ha tolti? Ora c'è il Jobs Act senza i voucher. Ma le pare possibile che si cambino le regole in corsa e ogni due per tre? Ma le aziende che devono investire che penseranno?

Per recuperare moderati che votano altrove, dovrà occuparsi di immigrazione, tema che inquieta molti che hanno scelto M5s oltre che Lega.
Da un lato, siamo contro l'ipocrisia della sinistra, secondo la quale dobbiamo accogliere tutti, e che giudica «non da italiani» protestare. Ma li conosciamo: sono le élites che poi a Capalbio gli immigrati non li vogliono.

Che farebbe, lei, se fosse premier?
Nel breve, stringere le maglie e pretendere che chi viene abbia davvero diritto all'asilo e lo faccia secondo le regole, ossia imparando la nostra lingua e rispettando le nostre tradizioni culturali e religiose.

E nel lungo periodo?
Questa è una crisi che si risolve con un'Europa forte, che abbia finalmente una politica estera e una difesa, visto che gli Usa non sono più al nostro fianco. Un'Europa che sappia costruire stabilità e sviluppo nei Paesi da dove questi flussi si generano.

«Un'Europa forte»: bel siluro a Matteo Salvini, altra gamba del centrodestra.
Ah certo, con l'Italia sovranista, che lui vorrebbe, dove andremmo, mi scusi? Su questi grandi temi, così come per l'euro, tutto il centrodestra deve decidere dove stare, Forza Italia in primis.

Lei dentro l'euro, deduco.
Uscirne sarebbe devastante per l'Italia, significherebbe consegnare milioni di persone all'impoverimento, portando le fratture sociali a livello drammatico. Non scherziamo.

Restiamo sul tema immigrazione. Siamo all'indomani di un sanguinoso attentato a Londra e alcuni collegano, a torto o a ragione, il fenomeno terroristico con l'immigrazione musulmana. Cosa ne pensa?
Io penso che il terrorismo sia un tema ineludibile. Su cui l'Europa, di nuovo, deve smettere con l'ipocrisia dei lupi solitari e con le liturgie dei ceri accesi, il giorno dopo, sui luoghi delle stragi. Dimenticandosene in capo a pochi mesi.

E allora?
Allora bisogna capire che, com'era sorta la Nato per proteggerci dal fronte comunista, oggi quel fronte è l'islamismo dell'Isis. E che l'Italia è in prima linea, dinnanzi a un nemico pervasivo, che entra nei nostri quartieri, nei nostri seminterrati, e che si organizza.

Che fare, allora?
Noi, a Milano, lavoriamo con la comunità islamica. Sapendo bene che, negli Stati Uniti, tre denunce su quattro, contro i terroristi islamici, vengono dagli stessi musulmani. Quindi non facciamo di ogni erba un fascio, dialoghiamo con le persone pacifiche, che chiedono solo di poter professare la loro religione.

Più o meno la linea del Pd, mi scusi.
Ma no, si sbaglia. Pensi che il ministro Andrea Orlando ha firmato un accordo con associazioni finanziate dal Qatar e legate ai Fratelli musulmani, per contrastare il radicalismo fra i carcerati musulmani. Mandano gli islamici radicali nei penitenziari si evita che i detenuti si radicalizzino? Noi abbiamo proposte precise.

Per esempio?
Una legge che dia ai sindaci il potere di chiedere il tracciamento dei finanziamenti per le moschee nei bandi pubblici per la loro costruzione. Perché gli spazi se li aggiudicano sempre le comunità fatte ricche dai lauti finanziamenti da Paese radicali. Così ci portiamo l'estremismo in casa. Altro che la lagna delle banlieue e della povertà.

Peraltro sulla povertà lei, come direttore generale di Palazzo Marino, fu protagonista di un accordo storico fra le parti sociali: il Patto per Milano. Una stagione chiusa quella?
Nel frattempo sono successe alcune cose. Da un lato la politica ha voluto scassare i corpi intermedi.

Ce l'ha di nuovo con Renzi.
Beh il leader mediatico, che parlava attraverso la tv e non tramite i corpi sociali, era lui. In ogni caso...

In ogni caso?
Gli stessi corpi intermedi hanno perso contatto con la base. Pensi ai sindacati, a cosa è diventata Confindustria. Bisogna ricostruire la politica e anche i corpi intermedi, tomando a farne il luogo del dialogo autentico e non di quella concertazione in cui si impantanava tutto.

L'estate scorsa avevamo tutti capito che lei fosse l'uomo del rinnovamento di Forza Italia, poi Silvio Berlusconi, spinto dai suoi falchi, c'ha ripensato.
Il partito è di sua proprietà e ha tutto il diritto di decidere cosa farne. Io d'altra parte in Forza Italia non sono mai entrato, anche se mi pareva ci fosse una capacità di rigenerazione.

E ha fatto il suo movimento. Non la spaventa che esperienze simili, dall'Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo a quella Unica di Corrado Passera, siano fallite?
Montezemolo non ha neppure cominciato. L'impegno di Passera è stato generoso ma non capito. Noi, comunque, ci collochiamo decisamente nella cultura del centrodestra e siamo alternativi al centrosinistra.

Qualcuno, forse riferendosi al suo giovanile impegno socialista, la considera l'Emmanuel Macron italiano. Che ne pensa?
Quando sento dire «io sono il Trump italiano», mi viene un po' da ridere. E non solo perché Trump è un Berlusconi arrivato con vent'anni di ritardo. Io sarò un fenomeno italiano. Se sarò un fenomeno (ride).

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