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Imprese, Parisi: La protesta? Ha senso, governo non doveva fare promesse

Mercati in fibrillazione, industriali sul piede di guerra, sindacati che stanno riorganizzando le fila. Stefano Parisi, presidente di Energie per l'Italia ed ex direttore di Confindustria, non ha dubbi nel tratteggiare un futuro a tinte fosche per l'Italia se non si cambierà passo. E sulla protesta degli industriali dice: ''serve se è nel segno della discontinuità''. Così come sull'azione del governo è netto: ''Quando un ministro dice che l'esecutivo non è con i mercati, ma con i cittadini dice una grande sciocchezza, prende in giro i cittadini e preoccupa. I mercati sono i creditori che hanno acquistato il debito pubblico italiano e oggi vogliono essere sicuri che l'Italia restituisca i soldi''.
Ecco perchè il mondo produttivo e finanziario è in fermento: ''il nostro problema è il debito, non c'entra l'Europa,  semplicemente non possiamo generare nuovo debito. Quindi le promesse non doveva farle''.
Secondo Parisi quello di cui ha bisogno l'Italia ''è una grande riduzione della spesa pubblica e la riorganizzazione  dell'amministrazione che, dopo trent'anni di tagli, non è neanche in  grado di gestire le concessioni autostradali''. Mentre invece ''si dovrebbe investire nella modernizzazione puntando sia sulla  trasformazione digitale per abbassarne i costi, sia sulla formazione per aumentarne il livello''. E proprio sulla formazione Parisi si spinge a sostenere che si deve avere il coraggio di fare una scuola  ''che non sia concentrata sulle esigenze del sindacato, ma su quelle di un paese moderno''.
Un Paese moderno che deve essere capace di intervenire con decisione anche sul fronte del lavoro. ''Si deve dire basta ad esempio - sottolinea - ai contratti nazionali. Se facciamo queste cose, unitamente alla volontà di affrontare i grandi temi infrastrutturali, possiamo avere una crescita economia superiore a quella degli altri paesi. Purtroppo al governo manca questa visione perché non pensa al futuro, ma solo al passato, una vendetta sul passato e di nuovo c'è poco''.

Per questi motivi la protesta degli industriali ''avrebbe molto senso. Credo che in questo governo ci sia una forte componente nel Movimento 5 Stelle antindustriale. Allora un'azione di denuncia potrebbe essere utile. La marcia dei 40 mila fu una marcia di coraggio. Gli industriali protestino, ma devono avere coraggio e rinunciare agli incentivi, al contratto nazionale e devono chiedere di abolire lo statuto dei lavoratori sostituendolo con lo statuto del lavoro. Devono dire loro cosa vogliono per il futuro. Altrimenti rischia di essere una protesta che si ferma al decreto dignità mentre deve essere una protesta nel segno della discontinuità''.

AdnKronos, 4 Settembre

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