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ILVA: sbloccare l’Italia, sbloccare l’Europa

Tutto è fermo all’Ilva, specchio di un Paese bloccato e di un Sud dimenticato. Fermo il subentro operativo del nuovo investitore straniero a cui i governi di centrosinistra hanno servito l’acciaio italiano su un piatto d’argento, con la complicità di pezzi del nostro sistema industriale. Ferme le trattative sindacali in attesa di capire chi andrà a ricoprire la casella del MISE. Fermo l’antitrust europeo che ha rimandato la decisione sulla liceità dell’operazione italiana, con il rischio che il nuovo investitore sconti adesso la sua posizione di monopolio.
Così gli impianti dell’Ilva continuano a perdere produttività, migliaia di persone sono in cassa integrazione o rischiano di perdere il lavoro, qualsiasi decisione viene procrastinata continuamente, dal ricorso al Tar, alla trattativa al Mise, alle decisioni di Bruxelles. Tutto questo, ricordiamolo perché è il tratto caratteristico del modello di mancato sviluppo italiano, è figlio delle deprecabili decisioni prese in passato dalla magistratura e della debolezza di una classe politica che ha lasciato Ilva negli ultimi 8 anni commissariata e negli ultimi 3 in amministrazione controllata, impedendo qualsiasi serio piano di decarbonizzazione dell’area.
E’ una questione complessa ma il nostro compito deve essere quello di trovare soluzioni concrete, fattibili e di lungo periodo per l’Ilva. Gli impianti non vanno chiusi, ma modernizzati con nuovi investimenti e un serio piano ambientale per la riduzione dell’inquinamento. Per riuscirci è determinante il ruolo che può giocare la Unione Europea a livello di politiche di sviluppo regionali, nella difesa del lavoro e nella tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.
Come ha detto giustamente il presidente Tajani la Ue deve svegliarsi, darsi una regolata dopo la decisione franco-tedesca di rimandare il piano di riforma della Unione a giugno prossimo. Nell’agenda europea delle prossime settimane ci sono importanti questioni come i dazi Usa, la Web Tax, Brexit e la Russia, ma dobbiamo essere in grado di mettere sul tavolo aspetti strategici per il nostro Paese, l'immigrazione come sottolineato da Tajani, e le economie dei singoli stati membri nel caso dell’Ilva di Taranto per l’Italia. L’Ilva è un pezzo del nostro sistema industriale che non può fallire perché dimostreremmo di non saper difendere il nostro interesse nazionale.
Per riuscirci, dobbiamo avere un governo stabile. Dobbiamo sbloccare l’Europa, sbloccare l’Italia e dare al Paese un vero piano industriale, un futuro di sviluppo e benessere ai lavoratori della nostra industria e alle loro famiglie.

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1 Commento su "ILVA: sbloccare l’Italia, sbloccare l’Europa"

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Renzo Moneri
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Concordo pienamente con il presidente Parisi!

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