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Esteri / Sicurezza

Immigrazione ed Europa: i nodi da sciogliere

La crescita demografica, il cambiamento climatico, la ricerca di migliori opportunità di vita ed i conflitti che affliggono il Medio Oriente e larghe aree del continente africano contribuiscono a generare un flusso migratorio che sta mettendo a dura prova le capacità di accoglienza del nostro paese e dell’Europa intera (nel 2015 sono entrate oltre 1,5 milioni di persone). Difficilmente, l’Europa può riuscire, in una fase di prolungata stagnazione, ad integrare socialmente ed economicamente le masse di individui che si riverseranno nei prossimi 20 anni sul continente con un prevedibile aumento dei fenomeni di criminalità comune e delle tensioni sociali.

Le dinamiche demografiche (la popolazione africana è prevista raddoppiare fino a 2,5 miliardi entro il 2050) ci presentano scenari futuri in cui, in assenza di un efficace controllo degli accessi e di azioni incisive per limitare le cause strutturali all’origine della migrazione, si possono generare seri fenomeni di rigetto, di ghettizzazione e di polarizzazione etnico/religiosa, a cui un Islam militante potrebbe fornire copertura ideologica con tutti i rischi di sicurezza connessi.
Per affrontare il problema alle radici, l’Unione europea ha costituito un fondo di emergenza per il continente africano (Emergency Trust Fund for Africa) con una dotazione di circa 2,5€ miliardi. Il fondo è in gran parte dedicato alla creazione di lavoro e sviluppo economico, specialmente per i giovani e le donne nelle comunità locali. La Commissione europea ha anche pubblicato un’Agenda per la Migrazione (European Agenda on Migration) che indica tra le misure da implementare, il contrasto alle reti criminali che gestiscono il traffico, l’inclusione delle problematiche migratorie tra le componenti delle missioni di sicurezza e difesa in Africa, il rafforzamento di Frontex (l’Agenzia europea per le frontiere esterne). La gestione integrata dei confini esterni (Integrated Border Management) rappresenta uno degli obiettivi principali dell’Unione ed in quest’ottica è stato varato il Regolamento che istituisce la Guardia Costiera e di Frontiera Europea, ampliando il mandato di Frontex (che diventa l’Agenzia per la guardia costiera e di frontiera) per consentirgli anche di acquisire attrezzature proprie da destinare alla sorveglianza. Per quanto i progressi compiuti dall’Unione negli ultimi tre anni siano innegabili, l’ampiezza del fenomeno richiede uno sforzo di ben altro ordine di grandezza per poter essere controllato.

È necessario aumentare sostanzialmente la dotazione del Fondo per l’Africa (e controllarne un uso efficace), incrementare le operazioni di contrasto alle reti criminali che organizzano il traffico, realizzare una gestione integrata dei confini (Integrated Border Management) mediante anche la costituzione di una partnership europea pubblico privata che, coinvolgendo il settore industriale e gli attori istituzionali, possa implementare sia un piano di ricerca tecnologica sia consentire lo sviluppo e l’acquisizione di capacità avanzate per il contrasto all’immigrazione illegale.

L’Europa deve combattere l’immigrazione?

Le migrazioni sono una costante della storia e continueranno ad esserlo anche in futuro. Tra il 1860 e il 1885, ad esempio, sono state registrate più di 10 milioni di partenze dall’Italia. Se da un lato è un obbligo accogliere i profughi da zone di guerra, questo non vale per i migranti economici, che sono la maggior parte di quelli che giungono in Italia, principalmente dall’Africa occidentale e subsahariana. Questi hanno in generale bassissimi livelli di istruzione e, non trovando un impiego, molto spesso questi sono costretti a mendicare o a commettere reati per sopravvivere. Gli immigrati sono stati stimati al 21% della popolazione carceraria europea e le carceri trasformano spesso in accademie di formazione per jihadisti. D’altra parte le previsioni di un aumento esponenziale della popolazione in Africa sono molto allarmanti per il cui si prevede che il fenomeno si aggraverà seriamente nei prossimi anni. Secondo i dati UNHCR, tra il 1 gennaio e il 30 aprile 2017 sono sbarcate in Italia 37.142 persone.
Un dato significativamente superiore a quello dello stesso periodo del 2016, quando arrivarono 27.933 persone (+33%). L’Unione europea sembra incapace di trovare una soluzione a questo problema e ciò genera un crescente senso d’insicurezza tra i cittadini. L’immigrazione va controllata consentendo l’ingresso di coloro che effettivamente fuggono da situazioni drammatiche ma selezionando seriamente coloro che entrano per motivi economici (ad esempio definendo una lista europea di “safe countries of origin” ben più ampia di quella attuale). È poi fondamentale mettere in opera le misure necessarie per integrare nella nostra società coloro ai quali verrà data la possibilità di stabilirsi in Europa. È altresì evidente che l’integrazione richiede tempo ed è possibile nei fatti solo in presenza di numeri “gestibili”. È infine evidente che l’Italia, in quanto Paese di approdo del flusso migratorio non può sostenere da sola l’impatto di questo flusso. Occorrono strumenti legislativi e soluzioni operative che consentano una gestione europea integrata del fenomeno.

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