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Cultura / Idee

Identità di popolo e progetto politico

Un Paese che dimentica la sua storia, oscurando le proprie radici culturali, e si apre così tanto alla diversità da perdere se stesso non è in grado di costruire una politica di largo respiro per il futuro dei suoi figli. Perde infatti la sua identità, o se tale identità era già debole come nel caso dell’Italia, rischia di non riconoscere più le sue origini.

Delineare un progetto politico di durata almeno trentennale è oggi una priorità per il nostro Paese e nell’approssimarsi della scadenza elettorale i cittadini dovrebbero essere chiamati a dare il loro consenso a un programma che, di coalizione o meno, sia chiaro e preciso sul come e verso dove si intende indirizzare il Paese, precisando conseguenze e prevedendo i possibili risultati delle scelte del nuovo governo. Gli eletti avranno la responsabilità ed il dovere di realizzare quel programma. Il Parlamento dovrà vigilare a tale fine e mandare a casa chi non sarà in grado di mantenere quelle promesse, se necessario l’intero governo.
Così dovrebbe funzionare il sistema della democrazia rappresentativa, che ha il suo centro nella sovranità del popolo e come obiettivo il Bene comune.

Ma, come scrivono Ernesto Galli della Loggia e Roberto Esposito nell’articolo pubblicato sul Corriere della Sera: può mai esistere un’Europa politica che non sappia da dove viene e che cosa rappresenta? Che non sia consapevole della propria identità, e cioè delle proprie radici?  Chi immagina un soggetto politico privo di una propria identità storico-culturale e/o ignaro di essa immagina, infatti, qualcosa che non è mai esistito. Se la politica è quella particolare sfera in cui ogni società colloca l’organizzazione del potere, allora si capisce che tra essa e l’identità storico-culturale della società (cioè i valori, la storia e le tradizioni) debba esserci per forza un profondo legame vitale.

Oggetto di queste considerazioni è l’Europa che, dopo il tentativo fallito di inserire nella Costituzione che si andava elaborando il riferimento alle sue “radici giudaico-cristiane”, venne ridotta alla dimensione economica e finanziaria. E venne cancellato lo spazio della sua collocazione politica con tutte le conseguenze che oggi subiamo.
Anche per quanto riguarda l’ Italia è arrivato il momento in cui i suoi intellettuali devono avere il coraggio di esprimersi in modo serio ed approfondito sulla questione della sua identità storico-culturale. Senza un’analisi e un confronto sulle nostre radici e dunque la consapevolezza del chi siamo, come possono i politici dirci dove andiamo?

Anche qui il rischio sarebbe cancellare lo spazio culturale per costruire sul nulla proposte e soluzioni solo di natura economica. La nostra identità di comunità è l’anima del nostro popolo, è l’insieme delle sue tradizioni (nel rispetto delle differenze delle sue comunità), dei suoi valori, degli habitus culturali che devono stare al centro di ogni proposta politica. Non solo per confrontarsi con maggiore consapevolezza con le diversità di altre culture, fondamentale per costruire una società aperta e cosmopolita, ma soprattutto per riqualificare la politica e ricostruire il Paese.

Con questo spirito ho scritto e proposto al Movimento Energie PER l’Italia il Manifesto per il liberalismo popolare. L’intento è di discuterne insieme se non altro per enfatizzare l’importanza della stretta connessione tra identità-cultura-valori-politica. È un invito che rivolgo agli amici del Movimento.Il miglior programma per la polis è destinato a fallire se non poggia saldamente sul terreno di quella comunità di cui tratteggia il futuro. Hanno fallito o sono entrati in crisi tutti i partiti e i movimenti che si sono dimenticati delle radici popolari.

Il fallimento dell’Unione europea è sotto gli occhi di tutti noi.

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Foto del profilo di Susanna Creperio Verratti
Politologa e saggista

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