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Cultura / Idee

Idee PER tornare a produrre cultura

L’Italia deve tornare ad essere un luogo di produzione culturale, oltre che di tradizione e conservazione. La cultura serve a valorizzare le nostre radici, perché custodire è civiltà: bisogna quindi  salvaguardare la nostra civiltà, base dell'integrazione con le altre culture (capirle e farsi capire).

La civiltà occidentale affonda da secoli nelle radici giudaico-cristiane che hanno plasmato l’individuo come persona libera in quanto soggetto autonomo dotato del libero arbitrio, in grado di decidere della sua vita e del suo destino e rispettoso al tempo stesso della vita dell’altro come prossimo. Autonomia della persona, senso di responsabilità, rispetto per la vita propria e altrui sono i valori che ci distinguono dalle altre civiltà.  I valori della persona libera e le virtù civili vengono  poi a costituire nel tempo quell’identità culturale di popolo che rende grande ogni comunità.

Bisogna pertanto partire “dal basso”: cioè, stimolare la capacità di produzione culturale a partire dal territorio, con l'obiettivo di realizzare politiche di lungo periodo nell'ambito di una politica di governo del Paese che sia essa stessa ambiziosa.

La cultura va intesa quindi in senso lato, comprendendo in questo settore non solo l'arte, la musica, il cinema, il teatro, ma anche la moda, la televisione, il paesaggio e il turismo.

Siccome le risorse pubbliche saranno sempre più limitate, occorre fare in modo, da un lato, di massimizzare il ricorso all'investimento privato e, dall'altro, assicurarsi l'eccellenza del prodotto culturale.

Se si intende la cultura come un rapporto fra produttore e consumatore, allora occorre mettere il cliente/consumatore, con i suoi bisogni e i suoi desideri, al centro dell’attenzione, progettando l’offerta il più possibile vicina a questi bisogni e desideri, avendo cura ovviamente di non trascurare le visioni più ampie e non immediatamente afferrabili dal cosiddetto popolo. I beni culturali possono e devono essere intesi come mezzi di profitto e presentare quindi una redditività. Occorre fare della produzione di cultura una generazione di valore, reddito e impiego secondo logiche di mercato al fine dell’autosufficienza economica.

Sì, ma nel concreto?

Nel concreto occorre, ad esempio, trasformare le grandi istituzioni culturali da enti pubblici in fondazioni di diritto privato, escludendo la politica delle nomine e garantendo la qualità della gestione, al di fuori dei corporativismi e dell’autoreferenzialità cui siamo abituati. Occorre varare politiche fiscali chiare, indirizzate non a singoli settori, ma a tutte le forme di produzione artistica. Occorre attuare il decentramento: i luoghi della cultura non devono più essere solo quelli istituzionali. Questo comporta la promozione di nuovi luoghi della cultura, perché proprio nelle aree periferiche insiste una forte pressione migratoria di forte identità culturale e religiosa che rischia di impattare su un terreno socialmente e culturalmente fragile. Occorre ripensare i modelli di reclutamento in cultura e formazione: la formazione dei manager culturali e il reclutamento all'interno del settore pubblico rispondono sovente a logiche ministeriali e non sempre a logiche di qualità della gestione e dell’offerta. Questo accade perché gli enti funzionano secondo il diritto amministrativo, mentre dovrebbero adottare istituti e procedure di diritto civile, anche sul piano finanziario: i musei devono lavorare anche per competenza e devono redigere bilanci comprensibili.

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Attualmente: Coordinatore del gruppo di lavoro_Cultura di Energie PER l'Italia. Curatore di ottanta mostre (aggiornamento dicembre 2016) in gallerie private e autore delle relative pubblicazioni, fra cui una monografia Skira. Articolista de Il Giornale OFF, inserto culturale de Il Giornale (web e cartaceo). Pregresso: Collaboratore di Exibart, Artribune, Espoarte, ArtsLife. Editore di una rivista d’arte, già cartacea e ora online (kritikaonline.com), attualmente conservata al Centre Pompidou e presentata a diverse fiere internazionali d'arte contemporanea. Archivista presso Fondazione Biblioteca di via Senato. Articolista del settimanale Il Domenicale(2005/2006). Promotore editoriale presso Mursia e svariate agenzie di comunicazione -Armando Testa, Saatchi and Saatchi, Loewe Pirella, Leo Burnett et cetera (2007). Assistente personale del gallerista Massimo Carasi (The Flat Massimo Carasi, Milano) e dell'artista Anna Valeria Borsari (Fondazione Ar.Ri.Vi - Archivio Ricerche Visive, Milano). Publiredazionali in agenzia di pubblicità specializzata nel settore librario e bibliotecario (Argentovivo srl, Milano). Archivista presso Biblioteca d'Arte del Castello Sforzesco di Milano (2004) e Ciessevi, Centro Servizi per il Volontariato della provincia di Milano (2003). Laureato in Filosofia, vivo e lavoro a Milano.

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1 Commento su "Idee PER tornare a produrre cultura"

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Eugenio Diffidenti
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Vorrei comprendere meglio la proposta. Ma secondo Lei i beni culturali dovrebbero far parte del patrimonio della fondazione di diritto privato?

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