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Il giorno della vergogna, lo sfratto Bramini

La vicenda di Sergio Bramini è purtroppo l'emblema di una Nazione che non si occupa più dei propri imprenditori ed ha smesso di considerarli come un tesoro prezioso per l'economia e per il tessuto sociale del Paese.

Per capire nel dettaglio di cosa sto parlando, ripercorriamo la storia di Sergio Bramini e della ICOM.
Per 19 lunghi anni l'azienda di Bramini ha lavorato nello smaltimento rifiuti per i comuni; principalmente collaborando con la ATO che fa capo al Comune di Ragusa.
L'Azienda lavora bene, prospera, genera lavoro a sua volta, tutto sembra perfetto fino al 2005 quando la Pubblica Amministrazione smette di pagare.
Bramini non può fermare il servizio pubblico di cui si occupa e così prosegue nella speranza di vedere ripagato quel debito.
Passano 6 anni, nei quali l'imprenditore ha dilapidato i propri risparmi per pagare i fornitori, i dipendenti ed erogare il servizio; arriva anche ad accendere un mutuo ipotecario sulla propria casa nella speranza che resistendo ancora un po' lo Stato per cui lavora si decida a saldare i propri debiti, ma non succede e nel 2011 è costretto a dichiarare fallimento.
Parte la procedura fallimentare, con un curatore che si occupa di chiudere debiti e crediti.
Bramini ha accumulato 4 milioni di euro di crediti verso la PA, il curatore stralcia tutto recuperandone solo il 10%, soldi sufficienti a chiudere i conti con l'erario, ma non con la banca a cui l'imprenditore si è rivolto per il mutuo.
La battaglia legale va avanti ed ogni tentativo risulta vano. Lo Stato è sordo, la PA non ha più debiti nei confronti di Bramini, ora il suo destino non è più un loro problema. La banca, giustamente, reclama il proprio credito fino all’ottenimento lo sfratto esecutivo.
È esattamente a questo punto che la stampa, la tv i media tutti danno risalto a questa vicenda, scatenato l'immediata (ma ormai tardiva) risposta della politica e della società.

Sono andato per la prima volta a casa di Sergio Bramini il 16 Aprile, insieme ad almeno 200 persone: cittadini, Parlamentari e Senatori, per cercare di trovare un punto di incontro ed evitare lo sfratto.
È stata lanciata una petizione che ha raccolto più di 80.000 adesioni, è stato aperto un fondo per la raccolta dei soldi necessari a saldare il debito salvando l'abitazione, dove oltre all'imprenditore, vivono anche figli e nipoti.
Il 16 Aprile il questore, considerata la situazione, non ha dato l'appoggio per un'azione di forza e abbiamo così ottenuto una proroga per il 1 Giugno, ritrattata anticipata poi per il 18 Maggio, giornata dove la vicenda si è chiusa, per ora. Eravamo 300, le notizie sembravano inizialmente buone, un imprenditore aveva consegnato un assegno circolare dello stesso importo del debito da usare come garanzia con la banca per fermare lo sfratto.
La banca aveva accettato, il Giudice era d'accordo, mancava solo la decisione del curatore fallimentare che, per bocca del proprio avvocato, ha rifiutato qualsiasi mediazione e ha dato il via allo sfratto esecutivo. Insieme a Bramini, ai Parlamentari, ai Senatori e ai cittadini, ci siamo legati sulle scale dell'abitazione.
Questa triste giornata, rinominata dai cittadini di Monza, “Giornata della Vergogna”, si è conclusa con le lacrime di un uomo di 70 anni, poggiato al pilastro della propria abitazione, nell'ultimo triste saluto ad un bene che non è più suo.

Se vuoi supportare concretamente questa causa:
Firma la Petizione e Dona

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